Perplessità della Federazione dopo l’approvazione definitiva alla Camera: “Norma limitante, serve apertura anche ai magistrali”.
ROMA – Dopo l’approvazione definitiva alla Camera del disegno di legge sulla revisione della disciplina della Croce Rossa Italiana, arriva la presa di posizione della FNOPI, che esprime apprezzamento ma anche forti riserve su alcuni aspetti del provvedimento.
La Federazione accoglie positivamente una modifica ritenuta importante: il superamento della denominazione “infermiere volontarie”, sostituita con termini più appropriati come “ausiliario sanitario militare Cri” e “operatore di supporto sanitario Cri”. Un cambiamento che, secondo Fnopi, contribuisce a evitare confusione e sovrapposizioni con la figura dell’infermiere laureato.
Tuttavia, è sul tema dei ruoli direttivi che si concentrano le principali criticità. La Federazione sottolinea come il testo di legge preveda l’inserimento tra il personale direttivo del Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana esclusivamente dei dirigenti infermieri, escludendo di fatto gli infermieri in possesso di laurea magistrale.
Una scelta definita “limitante”, perché restringe in modo significativo la platea di accesso ai ruoli ufficiali. Secondo Fnopi, questa impostazione rischia di compromettere la presenza e il contributo della professione infermieristica all’interno della Croce Rossa, riducendo opportunità e riconoscimento per una categoria centrale nel sistema sanitario.
Nel documento diffuso, la Federazione evidenzia come la mancata inclusione degli infermieri magistrali rappresenti un passo indietro rispetto alla valorizzazione delle competenze avanzate e della formazione accademica, oggi sempre più rilevanti nella gestione dei servizi sanitari, anche in ambito militare e di emergenza.
Da qui l’auspicio rivolto al Ministero della Difesa: intervenire in fase attuativa per ampliare l’interpretazione della norma. L’obiettivo è consentire, attraverso i decreti legislativi, l’accesso ai ruoli direttivi a tutti gli infermieri in possesso dei requisiti accademici utili alla dirigenza.
Una richiesta che punta a garantire maggiore equità e a riconoscere pienamente il valore della professione infermieristica, evitando esclusioni che potrebbero avere ripercussioni sia sul piano organizzativo sia su quello della qualità dell’assistenza.
La questione resta ora aperta e sarà al centro del confronto nei prossimi mesi, mentre il mondo infermieristico attende segnali concreti di apertura e riconoscimento istituzionale.
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