Quando la qualità dell’assistenza si misura anche da ciò che non si riesce a fare.
In terapia intensiva, non tutte le criticità assistenziali sono immediatamente visibili. Accanto alle procedure eseguite, ai parametri monitorati e agli interventi documentati, esiste una dimensione meno evidente ma altrettanto importante: quella delle cure infermieristiche che, per diverse ragioni, vengono omesse, rinviate o lasciate incomplete.
Si tratta del fenomeno noto come missed nursing care o unfinished nursing care, un tema ampiamente studiato a livello internazionale e oggi sempre più rilevante anche nel contesto italiano. Nelle unità di terapia intensiva, dove i pazienti richiedono monitoraggio continuo, elevata intensità assistenziale e decisioni rapide, anche piccoli ritardi o omissioni possono avere conseguenze significative sulla qualità delle cure.
Un importante contributo arriva da uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Nursing in Critical Care, che ha portato alla validazione italiana della Missed Intensive Nursing Care Scale (MINCS), dando origine alla MINCS-IT, uno strumento specifico per misurare le cure infermieristiche mancate nelle terapie intensive italiane.
Il valore di questa scala non risiede soltanto nella sua validazione scientifica. La vera novità consiste nella possibilità di rendere misurabili aspetti dell’assistenza che spesso sfuggono agli indicatori tradizionali di qualità, come la comunicazione con i familiari, l’umanizzazione delle cure, l’educazione del paziente, la continuità assistenziale e la sicurezza.
Cosa si intende per cure infermieristiche mancate.
Le cure infermieristiche mancate non sono semplicemente attività “dimenticate” o errori individuali. Il concetto di unfinished nursing care comprende tutte quelle situazioni in cui interventi assistenziali necessari vengono omessi, ritardati o completati solo parzialmente.
La letteratura identifica tre principali prospettive interpretative:
- attività assistenziali lasciate incompiute;
- razionamento implicito dell’assistenza infermieristica;
- cure infermieristiche mancate in senso stretto.
L’aspetto più importante è che questo fenomeno non deve essere letto in chiave colpevolizzante. Le cure mancate rappresentano piuttosto un indicatore della capacità organizzativa del sistema assistenziale.
Quando aumentano complessità clinica, instabilità del paziente, carichi di lavoro e pressione operativa, il rischio di non riuscire a garantire tutti gli interventi necessari cresce inevitabilmente. In questo senso, le cure mancate diventano un segnale precoce di criticità organizzative.
Diversi studi hanno associato il fenomeno a esiti clinici sfavorevoli, tra cui:
- aumento degli eventi avversi;
- maggiore incidenza di infezioni correlate all’assistenza;
- incremento della morbilità;
- aumento della mortalità ospedaliera.
Nelle terapie intensive il problema assume un’importanza ancora maggiore, poiché i pazienti critici richiedono livelli di assistenza significativamente superiori rispetto ad altri setting ospedalieri.
Perché era necessaria una scala specifica per la terapia intensiva.
Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi strumenti per valutare le cure infermieristiche mancate, tra cui:
- Task Undone Scale;
- MISSCARE Survey;
- BERNCA (Basel Extent of Rationing of Nursing Care).
Tuttavia, questi strumenti sono stati progettati principalmente per contesti assistenziali generali e tendono a focalizzarsi sulle attività di base o sugli interventi più direttamente collegati ai percorsi diagnostico-terapeutici.
La terapia intensiva presenta caratteristiche peculiari che richiedono strumenti dedicati.
La scala MINCS nasce proprio con questo obiettivo: valutare in maniera specifica le cure infermieristiche mancate nelle unità di terapia intensiva, includendo non solo gli aspetti fisiologici e di sicurezza, ma anche dimensioni relazionali, cognitive, emotive e psicologiche.
Il modello teorico alla base della scala si ispira alla gerarchia dei bisogni di Maslow e considera il paziente critico nella sua globalità.
Questo approccio amplia significativamente il concetto di qualità assistenziale. In terapia intensiva, infatti, la qualità non dipende esclusivamente dalla gestione del ventilatore meccanico, dal monitoraggio emodinamico o dalle procedure invasive.
Rientrano nella qualità dell’assistenza anche:
- il rispetto della dignità della persona;
- il coinvolgimento della famiglia;
- il supporto emotivo;
- la comunicazione efficace;
- l’orientamento cognitivo del paziente;
- la partecipazione alle decisioni assistenziali quando possibile.
Lo studio che ha portato alla nascita della MINCS-IT.
L’obiettivo dello studio italiano era tradurre, adattare culturalmente e validare la scala originale per il contesto delle terapie intensive italiane.
La ricerca è stata condotta in due strutture ospedaliere del Nord-Est Italia:
- un ospedale hub con terapie intensive generale, neurochirurgica e cardiochirurgica;
- un ospedale spoke con terapia intensiva generale.
Il processo di adattamento ha seguito le metodologie internazionali per la validazione transculturale degli strumenti di misura.
Dopo l’autorizzazione degli autori originali, la scala è stata:
- tradotta in italiano;
- sottoposta a sintesi delle traduzioni;
- retro-tradotta in inglese;
- revisionata dal gruppo di ricerca;
- testata attraverso uno studio pilota su 30 infermieri esperti.
Questa fase ha consentito di verificare chiarezza, comprensibilità e rilevanza degli item per il contesto italiano.
Al termine del processo, alcuni elementi della versione originale sono stati eliminati perché considerati poco aderenti alla realtà assistenziale nazionale.
La versione definitiva della MINCS-IT comprende:
- una sezione anagrafica e professionale;
- 34 item relativi alle cure infermieristiche mancate;
- 14 item dedicati alle possibili cause delle cure mancate.
Chi ha partecipato allo studio.
Alla ricerca hanno partecipato 135 infermieri di terapia intensiva su 216 professionisti invitati, con un tasso di risposta del 62,5%.
Le principali caratteristiche del campione erano:
- 76,3% donne;
- età media di 39 anni;
- esperienza media in terapia intensiva di 11,1 anni;
- prevalenza di personale impiegato in terapie intensive generali;
- solo il 19,3% con formazione post-laurea specifica in area critica.
Il rapporto medio infermiere-paziente era di 2,6 pazienti per turno, dato che evidenzia la complessità organizzativa e assistenziale dei contesti analizzati.
Una scala affidabile e valida per il contesto italiano
I risultati hanno dimostrato ottime proprietà psicometriche della MINCS-IT.
La consistenza interna della sezione dedicata alle cure mancate ha raggiunto un alfa di Cronbach pari a 0,92, mentre la sezione relativa alle cause delle cure mancate ha ottenuto un valore di 0,94.
L’analisi fattoriale ha identificato cinque aree fondamentali delle cure infermieristiche mancate:
1. Relazione con paziente e familiari
Comprende aspetti quali:
- ascolto attivo;
- coinvolgimento della famiglia;
- attenzione alle preferenze e ai valori del paziente;
- comunicazione efficace.
2. Sicurezza del paziente e gestione del rischio
Include:
- identificazione corretta del paziente;
- prevenzione degli eventi avversi;
- documentazione infermieristica;
- valutazione del sonno;
- gestione della contenzione.
3. Pratiche di assistenza intensiva
Riguarda attività cliniche come:
- gestione delle vie aeree;
- monitoraggio dei parametri vitali;
- prevenzione delle infezioni;
- sicurezza delle apparecchiature;
- trasferimento del paziente.
4. Umanizzazione delle cure
Valuta:
- attenzione allo stato psicologico;
- interventi personalizzati;
- qualità della comunicazione;
- centralità della persona assistita.
5. Educazione del paziente
Comprende:
- informazioni su diagnosi e trattamento;
- coinvolgimento nella cura di sé;
- orientamento cognitivo.
Le cure che rischiano maggiormente di essere trascurate.
Uno degli aspetti più interessanti della MINCS-IT è la capacità di intercettare attività spesso considerate secondarie rispetto alle urgenze cliniche.
Tra queste figurano:
- il supporto ai familiari;
- la comunicazione terapeutica;
- l’educazione sanitaria;
- la valutazione dello stato psicologico;
- l’orientamento cognitivo del paziente;
- la personalizzazione degli interventi assistenziali.
Si tratta di attività difficili da monitorare attraverso gli indicatori tradizionali ma fondamentali per garantire un’assistenza realmente centrata sulla persona.
Lo studio evidenzia come la qualità infermieristica in terapia intensiva non possa essere ridotta alla sola esecuzione tecnica delle procedure.
Perché le cure vengono mancate.
La seconda parte della scala indaga le ragioni che possono determinare l’omissione di attività assistenziali.
Le cause individuate si raggruppano in due grandi categorie.
Fattori legati alle persone
Tra questi emergono:
- comunicazione inefficace tra professionisti;
- passaggi di consegne incompleti;
- scarsa collaborazione interdisciplinare;
- interruzioni frequenti durante il lavoro;
- assenza di processi standardizzati;
- cultura organizzativa poco orientata alla cura umanistica.
Fattori legati al contesto lavorativo
Comprendono:
- burnout professionale;
- bassa soddisfazione lavorativa;
- carenza di materiali e dispositivi;
- tecnologie obsolete;
- sistemi informativi poco efficienti;
- criticità strutturali del reparto.
Il dato più significativo è che le cure mancate emergono come prodotto di condizioni organizzative e sistemiche, non come semplice risultato di comportamenti individuali.
Il caso particolare della valutazione nutrizionale.
L’analisi statistica ha evidenziato una criticità specifica riguardante l’item relativo alla valutazione dello stato nutrizionale del paziente.
Secondo gli autori, questo risultato potrebbe riflettere una diversa percezione del ruolo infermieristico nell’ambito della nutrizione clinica in terapia intensiva.
Pur non rappresentando una svalutazione della nutrizione, il dato suggerisce l’esistenza di un’area che potrebbe beneficiare di ulteriori interventi formativi e organizzativi.
Nei pazienti critici, soprattutto nei ricoveri prolungati, la valutazione nutrizionale rappresenta infatti un elemento importante per la prevenzione delle complicanze e il recupero clinico.
Come può essere utilizzata la MINCS-IT.
La nuova scala può diventare uno strumento operativo per:
- infermieri clinici;
- coordinatori infermieristici;
- nurse manager;
- direzioni delle professioni sanitarie;
- gruppi di miglioramento della qualità.
Tra le possibili applicazioni:
- identificazione delle aree assistenziali più vulnerabili;
- monitoraggio della qualità delle cure;
- analisi delle criticità organizzative;
- progettazione di percorsi formativi;
- supporto ad audit clinici e organizzativi;
- valutazione degli interventi di miglioramento.
Il suo utilizzo non dovrebbe avere finalità punitive, ma rappresentare una leva per comprendere dove il sistema perde capacità assistenziale e come intervenire per recuperarla.
Un nuovo modo di osservare la qualità dell’assistenza in terapia intensiva.
La validazione italiana della MINCS-IT rappresenta un passaggio importante per la ricerca infermieristica e per la gestione della qualità nelle terapie intensive.
Lo strumento consente di osservare dimensioni della cura spesso trascurate dai tradizionali indicatori clinici: relazione, comunicazione, educazione, umanizzazione, continuità assistenziale e coinvolgimento della famiglia.
In un contesto dominato dalla tecnologia e dalla complessità clinica, la MINCS-IT ricorda che la qualità dell’assistenza non dipende soltanto da ciò che viene fatto, ma anche da ciò che, per limiti organizzativi o strutturali, non si riesce a fare.
Le cure mancate non sono semplicemente attività non eseguite. Sono segnali organizzativi che permettono di individuare fragilità del sistema assistenziale. Riconoscerle, misurarle e comprenderne le cause significa promuovere terapie intensive più sicure, professionisti maggiormente supportati e percorsi di cura più vicini ai bisogni reali delle persone assistite e delle loro famiglie.
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