COSENZA – Una mobilitazione senza precedenti negli ultimi due anni. Ieri mattina via Alimena, a Cosenza, si è trasformata nel teatro di una protesta eclatante: ambulanze, mezzi di soccorso e operatori di oltre 20 associazioni del 118 si sono radunati in un sit-in davanti agli uffici dell’Azienda Sanitaria Provinciale per chiedere risposte urgenti sulla tenuta economica e operativa del servizio di emergenza-urgenza.
La protesta nasce dall’esasperazione di una rete di volontariato che, giorno dopo giorno, garantisce un presidio fondamentale per la sicurezza sanitaria in tutta la provincia bruzia, ma che oggi si ritrova a un passo dal default finanziario.
I nodi critici: stipendi a rischio, carburante e disparità regionali
Al centro della contestazione c’è la Convenzione sottoscritta con l’ASP di Cosenza, concepita inizialmente come un accordo di natura sperimentale e soggetta a verifiche mensili. Secondo quanto denunciato dalle sigle del volontariato, il confronto con i vertici aziendali si sarebbe interrotto, lasciando insoluti problemi ormai non più sostenibili:
- Sostenibilità economica e stipendi: le associazioni faticano a garantire regolarmente la retribuzione del personale e degli autisti impiegati sui mezzi di soccorso.
- Costi di gestione e carburante: il continuo rincaro del gasolio e l’aumento delle spese di manutenzione ordinaria pesano interamente sui bilanci degli enti non profit, costretti ad anticipare somme ingenti.
- Il nodo dei rimborsi e delle normative: i rimborsi fermi all’80% e la mancata applicazione in Calabria delle normative nazionali sul 118 — regolarmente applicate in altre regioni d’Italia — creano una disparità inaccettabile e un gravoso aggravio economico.
Realtà storiche come Misericordie, Anpas e Croce Rossa hanno ribadito un concetto chiave: le associazioni di volontariato non sono aziende e non possono continuare a sostenere di tasca propria i costi di un servizio pubblico strutturalmente indebolito, che in vaste aree del territorio si regge quasi interamente sul loro impegno per sopperire alle carenze sistemiche.
L’incontro con l’ASP e l’ultimatum del 24 settembre
Al termine del sit-in, una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dai vertici direzionali dell’ASP. Un confronto da cui è scaturita una data cruciale: il 24 settembre.
Per quella data, le associazioni si aspettano risposte concrete non solo dall’Azienda Sanitaria, ma anche dalla Regione Calabria e da Azienda Zero, l’ente preposto al coordinamento regionale del soccorso d’urgenza. La richiesta dei volontari è netta: un tavolo tecnico allargato a tutti gli attori istituzionali per arrivare a soluzioni strutturali, superando la logica dei rinvii.
Il rischio concreto dello stop al servizio
Il clima tra gli operatori resta incandescente. La posizione dei volontari è chiara: nessuno vuole abbandonare il territorio, ma senza garanzie economiche e l’applicazione delle regole nazionali, il sistema è destinato al collasso.
Se dal vertice del 24 settembre non arriveranno risposte tangibili, l’ipotesi di una sospensione delle attività non è più esclusa. Uno scenario drammatico che lascerebbe la provincia di Cosenza priva del supporto fondamentale garantito quotidianamente dal volontariato sanitario.
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