Mentre la macchina dei concorsi per gli infermieri si mette in moto, migliaia di Operatori Socio-Sanitari pugliesi restano al palo. Cresce la protesta: «Siamo essenziali nei reparti, ma invisibili per la politica».
In Puglia, la primavera del 2026 si apre con un sapore agrodolce per i professionisti della sanità. Se da un lato l’avvio delle procedure concorsuali per il personale infermieristico è stato accolto come una boccata d’ossigeno necessaria per i reparti in affanno, dall’altro ha scatenato un’ondata di malumore tra gli OSS (Operatori Socio-Sanitari).
La domanda che rimbalza sui social e nelle assemblee sindacali è sempre la stessa: «Perché noi no? Siamo figli di un Dio minore?».
Il divario tra le professioni.
Il malcontento nasce da una disparità di trattamento percepita nella programmazione dei fabbisogni. Gli OSS rappresentano il braccio operativo fondamentale per l’assistenza diretta al paziente: igiene, supporto alla mobilitazione, accoglienza. Eppure, nonostante le carenze d’organico siano evidenti in tutte le ASL pugliesi — dal Barese al Salento — le procedure per le nuove assunzioni di questa categoria sembrano essersi incagliate nelle secche della burocrazia regionale.
Le ragioni della protesta.
Gli operatori denunciano diversi punti critici:
- Il peso dei precari: molti OSS hanno prestato servizio durante l’emergenza pandemica e negli anni successivi con contratti a termine, accumulando esperienza ma restando senza una prospettiva di stabilizzazione.
- Carichi di lavoro insostenibili: con il turnover bloccato, chi è in servizio deve coprire turni massacranti, spesso sopperendo alla mancanza di colleghi con straordinari non sempre riconosciuti.
- Il rischio esternalizzazioni: c’è il timore che, in assenza di un grande concorso pubblico regionale, la Sanità pugliese possa scivolare verso una gestione sempre più affidata a cooperative esterne, con minori tutele per i lavoratori.
Il confronto con il concorso Infermieri
L’avvio del concorso per infermieri è stato il “detonatore” della polemica. Sebbene nessuno neghi la necessità di rimpinguare i ranghi infermieristici (anch’essi sotto organico), gli OSS chiedono che la programmazione sia parallela. Una sanità che funziona, dicono i sindacati, è fatta di equipe, e un’equipe non può essere monca di una delle sue componenti fondamentali.
«Non chiediamo privilegi, ma lo stesso diritto alla stabilità che viene giustamente riconosciuto ai nostri colleghi infermieri. La salute del cittadino passa anche dalle nostre mani», si legge in uno dei tanti appelli circolati in rete.
Cosa aspettarsi dalla Regione?
Al momento, la Regione Puglia si trova tra l’incudine delle restrizioni di bilancio e il martello della necessità assistenziale. Se l’attivazione del tavolo per gli infermieri è stata una risposta alle pressioni ministeriali e al PNRR, la partita degli OSS resta aperta e politicamente caldissima.
Il rischio, se non verrà data una risposta chiara sui tempi e i numeri di un prossimo bando, è quello di una mobilitazione generale. La sensazione di essere considerati “accessori” rispetto ad altre figure professionali sta creando una frattura profonda tra la base dei lavoratori e le istituzioni.
Una sfida non solo numerica.
La sfida per la sanità pugliese del 2026 non è solo numerica, ma di riconoscimento della dignità professionale. Chiamare gli OSS “eroi” durante le emergenze per poi dimenticarli nelle fasi di programmazione concorsuale è un errore che il sistema non può più permettersi. È tempo che la Puglia decida se questi lavoratori sono parte integrante della squadra o, effettivamente, figli di un Dio minore.
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