Il Concorso Unico Regionale per infermieri in Puglia continua a far discutere. Nonostante la pubblicazione degli esiti della prova preselettiva abbia finalmente delineato la graduatoria dei candidati che proseguiranno l’iter, l’atmosfera è tutt’altro che serena. Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche (OPI) di tutta la regione — Bari, Foggia, Lecce, Taranto, Brindisi e Bat — hanno sollevato dubbi pesanti sulla gestione dell’intera procedura, parlando apertamente di “enormi sacrifici” richiesti ai professionisti.
I numeri del concorso: tra presenze e rinunce.
I dati ufficiali raccontano una realtà complessa. Sono stati 9.301 gli infermieri che si sono presentati ai varchi delle prove, a fronte di quasi 3.000 rinunciatari. Gli ammessi alla fase successiva sono 4.746, con una soglia di sbarramento fissata a un punteggio di 20,69.
Numeri importanti che, secondo gli Ordini, dovrebbero spingere la Regione a una riflessione profonda: il gioco vale la candela? Il sistema di selezione sta davvero premiando il merito o sta solo mettendo a dura prova la tenuta fisica ed economica dei candidati?
Un percorso a ostacoli tra costi e turni di lavoro.
Il cuore della polemica riguarda il peso logistico ed economico caricato sulle spalle degli infermieri. Partecipare a un concorso pubblico non significa solo studiare, ma affrontare spese di viaggio, prenotare alloggi e, soprattutto, incastrare i permessi lavorativi in una quotidianità già segnata da turni massacranti nelle strutture sanitarie.
“È stato realmente equilibrato il rapporto tra i benefici della preselezione e i sacrifici richiesti?”, si chiedono gli Ordini in una nota congiunta. La preoccupazione maggiore riguarda ora il calendario: c’è il rischio concreto che le prossime tappe (prova scritta, pratica e orale) si svolgano in piena estate, andando a collidere con il piano ferie e sovraccaricando ulteriormente chi deve garantire l’assistenza negli ospedali durante i mesi più caldi.
Il caso della banca dati: quiz errati e obsoleti.
Oltre ai problemi organizzativi, è esploso anche il caso della qualità dei test. Prima delle prove, la pubblicazione della banca dati aveva sollevato un polverone per la presenza di quesiti ambigui o scientificamente superati.
Su questo punto, l’intervento tecnico degli Ordini è stato decisivo. Grazie a una segnalazione puntuale sulle incongruenze normative, l’Azienda sanitaria ha rimosso le domande errate. Se da un lato questo gesto è stato letto come un segnale di trasparenza, dall’altro ha confermato la necessità di una vigilanza costante sulla credibilità dei concorsi pubblici.
Difendere la dignità della professione.
In conclusione, la posizione degli OPI pugliesi è netta: va bene reclutare nuove forze (necessarie come l’ossigeno per la sanità regionale), ma non a discapito della dignità professionale. Una procedura concorsuale non può trasformarsi in un tritacarne burocratico che ignora le necessità umane e professionali di chi, ogni giorno, lavora in prima linea.
Gli Ordini hanno già promesso battaglia: continueranno a monitorare ogni fase del concorso affinché il rispetto per gli infermieri torni a essere una priorità dell’agenda regionale.
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