La riorganizzazione della sanità ligure accende i dubbi tra i vincitori del concorso per 641 infermieri. Al centro della polemica il futuro dell’ospedale Villa Scassi e le destinazioni lavorative promesse nel bando.
GENOVA – Da opportunità attesa per centinaia di professionisti a motivo di crescente preoccupazione. Il concorso pubblico unificato per l’assunzione di 641 infermieri nelle aziende sanitarie e ospedaliere dell’area metropolitana genovese sta generando interrogativi e malcontento tra alcuni vincitori, che oggi chiedono maggiore trasparenza sulle future sedi di assegnazione.
La questione nasce dalle profonde modifiche organizzative intervenute nel sistema sanitario ligure dopo la pubblicazione del bando, avvenuta nel novembre 2025, e che hanno cambiato gli equilibri tra le diverse aziende coinvolte.
Il concorso e la scelta dell’azienda di destinazione.
Uno degli elementi che aveva caratterizzato il concorso era la possibilità per i candidati di indicare l’azienda sanitaria presso la quale concorrere.
Tra le realtà più richieste figurava ASL3, che metteva a disposizione oltre 350 posti. Una scelta che molti candidati avrebbero effettuato anche in considerazione della presenza di importanti strutture ospedaliere all’interno dell’organizzazione aziendale, tra cui l’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, presidio strategico per l’assistenza sanitaria genovese.
Tuttavia, lo scenario è cambiato pochi mesi dopo la chiusura delle iscrizioni.
La riforma sanitaria ligure cambia gli assetti.
Nel corso del 2026 è entrata nella fase operativa la riforma della sanità ligure che ha portato alla nascita della nuova Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM) e alla ridefinizione delle competenze tra le diverse aziende sanitarie.
Tra le principali novità figura il trasferimento dell’ospedale Villa Scassi sotto la gestione del Policlinico San Martino, un passaggio che ha inevitabilmente modificato il quadro organizzativo esistente al momento della pubblicazione del concorso.
Ed è proprio questo cambiamento ad aver generato i maggiori dubbi tra i candidati risultati vincitori.
I timori dei vincitori: “Dove saremo assegnati?”.
Dopo la pubblicazione delle graduatorie, avvenuta il 5 maggio scorso, numerosi vincitori hanno iniziato a rivolgersi agli uffici delle amministrazioni coinvolte per ottenere chiarimenti sul proprio futuro professionale.
Secondo quanto riferito da alcuni candidati, le informazioni ricevute non sarebbero state sempre univoche. In particolare, emergerebbe l’ipotesi che le nuove assunzioni di ASL3 possano essere indirizzate prevalentemente verso i servizi territoriali e di comunità, mentre le attività ospedaliere del Villa Scassi verrebbero ormai gestite nell’ambito della nuova organizzazione facente capo al Policlinico San Martino.
Una prospettiva che rischia di incidere sulle aspettative di molti professionisti che avevano scelto ASL3 immaginando un possibile impiego proprio nel presidio ospedaliero genovese.
Il caso Villa Scassi e le preferenze richieste dal San Martino.
Ulteriori interrogativi sono emersi con l’avvio delle procedure di chiamata da parte del Policlinico San Martino.
Secondo alcuni documenti condivisi dai candidati, ai vincitori inseriti nella graduatoria del Policlinico sarebbe stata richiesta una preferenza tra la sede del San Martino e quella del Villa Scassi al momento della presa di servizio.
Una circostanza che ha alimentato ulteriormente il dibattito tra gli infermieri coinvolti, soprattutto tra coloro che avevano partecipato al concorso optando per ASL3 e che oggi si chiedono come verranno gestiti i posti originariamente previsti nel bando.
Una questione che va oltre il singolo concorso.
La vicenda si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da una persistente carenza di infermieri e dalla crescente difficoltà delle aziende sanitarie nel reperire personale qualificato.
In questo scenario, la trasparenza delle procedure concorsuali assume un’importanza strategica. La chiarezza sulle sedi di destinazione rappresenta infatti un elemento fondamentale per favorire l’adesione dei vincitori e limitare il rischio di rinunce, che potrebbero aggravare ulteriormente le criticità legate alla carenza di personale.
Molti candidati sottolineano come la certezza della sede lavorativa costituisca uno dei principali fattori nella scelta di partecipare a un concorso pubblico, soprattutto in una professione caratterizzata da elevata mobilità e da numerose opportunità lavorative in altre regioni o all’estero.
Attesa per una posizione ufficiale.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali che abbiano affrontato in modo dettagliato le problematiche sollevate dai vincitori del concorso.
Per questo motivo cresce la richiesta di chiarimenti rivolta alla Regione Liguria, alle aziende sanitarie interessate e ai vertici delle nuove strutture organizzative.
L’obiettivo è comprendere con precisione quali saranno le modalità di assegnazione del personale e come verranno gestiti i posti previsti dal bando prima della riforma sanitaria.
La vicenda apre una riflessione più ampia sulla necessità di garantire continuità, trasparenza e certezza nelle procedure concorsuali, soprattutto quando i processi di selezione si svolgono parallelamente a importanti cambiamenti nell’organizzazione del sistema sanitario regionale. Una sfida che riguarda non solo la Liguria, ma tutte le amministrazioni chiamate a conciliare le esigenze della riorganizzazione sanitaria con le aspettative legittime dei professionisti che scelgono di lavorare nel Servizio sanitario pubblico.
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