Da Torino un messaggio chiaro: innovazione, intelligenza artificiale e nuove competenze per costruire una sanità più sicura, sostenibile e vicina ai bisogni dei cittadini.
TORINO – L’ingegneria clinica italiana si candida a essere uno degli attori protagonisti della trasformazione del Servizio sanitario nazionale. È questo il messaggio emerso dal 26° Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC), che si è concluso a Torino dopo quattro intense giornate di confronto tra professionisti, istituzioni, società scientifiche e imprese del settore biomedicale.
Un appuntamento che ha confermato il ruolo sempre più strategico dell’ingegnere clinico nell’accompagnare l’innovazione tecnologica all’interno delle organizzazioni sanitarie, garantendo sicurezza, appropriatezza, sostenibilità e valore per pazienti e operatori.
“L’ingegneria clinica italiana ha mostrato a Torino di essere una comunità professionale capace di creare connessioni, consapevole delle proprie competenze e coraggiosa al punto da offrire spunti concreti di progettazione per il futuro della sanità italiana”, ha dichiarato Umberto Nocco, presidente di AIIC, chiudendo ufficialmente i lavori congressuali.
I numeri di un evento diventato punto di riferimento
L’edizione 2026 del Convegno AIIC ha registrato numeri significativi:
- circa 3.000 partecipanti;
- oltre 200 relatori;
- più di 130 aziende del settore presenti;
- decine di sessioni scientifiche e tavole rotonde.
Tra i temi affrontati figurano alcune delle sfide più rilevanti per la sanità contemporanea: intelligenza artificiale, chatbot e cybersecurity, sicurezza delle tecnologie utilizzate fuori dall’ospedale, applicazione dei nuovi regolamenti europei sui dispositivi medici (MDR e IVDR), Health Technology Assessment, procurement basato sul valore e attuazione degli investimenti previsti dal PNRR.
Particolarmente significativo anche il dialogo avviato con il Ministero della Salute, Agenas e numerose realtà associative del panorama sanitario nazionale, tra cui FNOPI, SIRM, FIASO, FEDERSANITÀ, ANTAB, ASSD e IN.GE.SAN.
Proprio durante il congresso è stata annunciata la definizione di un protocollo d’intesa tra AIIC e FIASO, presentato da Giovanni Poggialini e dal vicepresidente FIASO Luigi Vercellino, che sarà formalizzato nelle prossime settimane.
Innovazione: la tecnologia da sola non basta
Uno dei temi centrali del congresso ha riguardato il significato autentico dell’innovazione sanitaria.
“Non basta la tecnologia per creare innovazione: è fondamentale validarla e generare evidenze che ne dimostrino efficacia, sostenibilità e scalabilità”, ha spiegato Sara Falvo di BioPMed Torino.
L’obiettivo deve essere quello di sviluppare tecnologie che rispondano a reali bisogni clinici e che possano essere concretamente implementate nei percorsi assistenziali.
Anche Riccardo Bui, amministratore delegato dell’IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano, ha evidenziato il valore dell’innovazione “dal basso”, sottolineando come l’ingegnere clinico sia fondamentale nel trasferire le innovazioni al letto del paziente e nel misurarne il reale impatto.
Secondo Umberto Nocco, la valutazione dell’innovazione rappresenta un processo multidisciplinare capace di comprendere il modo in cui una nuova tecnologia si integra nell’organizzazione ospedaliera.
“Per l’ingegnere clinico è necessario frequentare costantemente la corsia per cogliere e contribuire a un miglioramento progressivo”, ha affermato il presidente AIIC.
Chief Innovation Officer: una nuova opportunità professionale
Tra le novità più interessanti emerse dal convegno vi è stata la riflessione sulla figura del Chief Innovation Officer (CInO), il professionista chiamato a governare i processi di innovazione nelle aziende sanitarie.
L’esperienza statunitense presentata da Michele Manzoli, manager del Cedars-Sinai Hospital di Los Angeles e segretario dell’American College of Clinical Engineering, ha mostrato come il CInO sia il collegamento tra strategia aziendale, dati, intelligenza artificiale, modelli organizzativi e partnership.
“Non è il titolo di studio a fare la differenza, ma la qualità professionale e la capacità di assumersi il rischio tecnologico nel mondo reale”, ha spiegato Manzoli.
Per Danilo Gennari, componente del Consiglio Direttivo AIIC, gli ingegneri clinici possiedono già molte delle competenze necessarie per ricoprire questo ruolo.
“Servono expertise, metodo e capacità di lavorare in contesti multidisciplinari. Sono caratteristiche proprie della nostra professione”, ha dichiarato.
Una visione condivisa anche da Giovanni Poggialini e dal presidente del congresso Lorenzo Leogrande, secondo cui l’ingegneria clinica dovrà puntare sempre più a ruoli di governance dell’innovazione.
Intelligenza artificiale: esempi concreti e nuove responsabilità
Le sessioni dedicate all’intelligenza artificiale sono state tra le più seguite dell’intero congresso.
I partecipanti hanno potuto conoscere esperienze già operative sul territorio nazionale, tra cui:
- modelli ecografici in grado di supportare le decisioni ostetriche e ridurre i rischi del parto;
- sistemi intelligenti per identificare biomarcatori utili nella diagnosi e nel trattamento del disturbo bipolare;
- strumenti sviluppati per il controllo delle infezioni ospedaliere;
- applicazioni di supporto decisionale nella chirurgia mitralica.
Accanto alle opportunità emergono però nuove criticità.
“Come valutiamo i risultati prodotti dall’intelligenza artificiale? Come gestiamo la manutenzione di strumenti che sono prevalentemente software?”, si è chiesto Gianluca Giaconia, vicepresidente AIIC.
La risposta passa attraverso due direttrici fondamentali: la formazione continua di tutti i professionisti coinvolti e la costruzione di collaborazioni strutturate tra le società scientifiche.
Nicoletta Gandolfo, presidente della Società Italiana di Radiologia Medica, ha sottolineato la necessità di certificazioni di qualità, validazione scientifica e benefici concreti per cittadini e pazienti.
“L’unione di competenze differenti è oggi indispensabile”, ha affermato.
Chatbot e sanità digitale: tra opportunità e rischi
Ampio spazio è stato dedicato anche ai chatbot e ai grandi modelli linguistici, strumenti destinati a modificare il rapporto tra pazienti e servizi sanitari.
Nel corso della sessione coordinata da Maurizio Rizzetto e Angelo Gelmetti sono stati affrontati sia i vantaggi sia i rischi legati all’utilizzo di questi sistemi intelligenti.
Ali Fenwick, docente olandese, ha richiamato l’attenzione sugli aspetti psicologici dell’interazione tra esseri umani e intelligenza artificiale, arrivando ad affermare provocatoriamente che “oggi l’intelligenza artificiale avrebbe bisogno di uno psicologo”.
Maurizio Rizzetto ha evidenziato come alcuni chatbot possano essere classificati come dispositivi medici e debbano quindi rispettare precise norme di sicurezza.
“Il nostro compito è accompagnare l’implementazione di questi sistemi in modo sicuro, lavorando in gruppi multidisciplinari affinché siano realmente utili e abbiano successo”, ha spiegato.
L’ingegneria clinica al centro del cambiamento
Il messaggio finale del Convegno AIIC 2026 appare chiaro: la trasformazione digitale della sanità non può essere affidata esclusivamente alla tecnologia.
Servono competenze, metodo, capacità di valutazione e una governance in grado di coniugare innovazione e sostenibilità.
In questo scenario, l’ingegnere clinico non rappresenta più soltanto il professionista chiamato a gestire apparecchiature e dispositivi, ma una figura strategica capace di mettere in relazione bisogni clinici, organizzazione, tecnologie e sicurezza.
Una comunità professionale pronta ad assumersi nuove responsabilità per contribuire alla costruzione del Servizio sanitario nazionale del futuro: più innovativo, più sicuro e più vicino ai bisogni delle persone.
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