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18 Gen 2026, Dom

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​Mentre l’Italia celebrava l’Epifania, per migliaia di infermieri e professionisti sanitari la “festa” era solo l’ennesimo turno di un’emergenza che non conosce sosta. Dietro i simboli della tradizione si nasconde una realtà drammatica fatta di stipendi inadeguati, turni massacranti e una sicurezza sempre più precaria.

​Il segretario nazionale del COINA, Marco Ceccarelli, lancia un monito chiaro: la sanità pubblica italiana è sull’orlo del collasso e non bastano più i ringraziamenti simbolici.

​Cosa sognano davvero i professionisti della salute?

​Il comunicato del COINA parla chiaro: i desideri di chi lavora negli ospedali non sono regali, ma diritti minimi negati. Ecco i punti cardine della protesta:

​1. Stipendi fermi al palo.

​Nonostante le responsabilità crescenti, i salari dei professionisti sanitari italiani restano tra i più bassi d’Europa.

“Non possiamo parlare di eroi e poi pagarli come se fossero sostituibili” — afferma Ceccarelli.

​L’obiettivo è un adeguamento strutturale per fermare la fuga di cervelli verso l’estero o il settore privato.

​2. Fine del turnover “improvvisato”.

​La carenza di organico (come dimostra il caso limite dell’ASP di Vibo con contratti di soli sei mesi) viene tamponata con straordinari obbligatori e rientri continui. Il COINA chiede una programmazione pluriennale e stabilizzazioni certe per garantire la qualità delle cure.

​3. Stop al demansionamento.

​Molti professionisti laureati e specializzati si ritrovano a svolgere mansioni che non corrispondono al loro profilo. È necessaria una valorizzazione professionale che preveda percorsi di carriera chiari e un riconoscimento economico legato alle effettive competenze.

​4. Sicurezza e carichi di lavoro.

​Lavorare con la paura di aggressioni o commettere errori per la troppa stanchezza non è più accettabile. La sicurezza sul lavoro e la gestione del rischio clinico passano necessariamente per ambienti vigilati e carichi sostenibili.

​La proposta: un Contratto dedicato.

​Il nodo centrale per uscire dall’impasse è l’istituzione di un contratto specifico per le professioni sanitarie dell’area non medica.

Uscire dalla logica della “categoria residuale” permetterebbe di definire meglio indennità, tutele e responsabilità, trasformando quelle che oggi sembrano “richieste alla Befana” in pilastri di un sistema sanitario moderno.

​Il “carbone” della politica.

​L’ironia amara di questa Epifania è che il vero carbone non è per i lavoratori, ma per la politica che continua a rinviare le scelte necessarie. Senza investimenti concreti sul capitale umano, le corsie degli ospedali italiani rischiano di svuotarsi definitivamente.

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