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Mentre l’Italia celebrava l’Epifania, per migliaia di infermieri e professionisti sanitari la “festa” era solo l’ennesimo turno di un’emergenza che non conosce sosta. Dietro i simboli della tradizione si nasconde una realtà drammatica fatta di stipendi inadeguati, turni massacranti e una sicurezza sempre più precaria.
Il segretario nazionale del COINA, Marco Ceccarelli, lancia un monito chiaro: la sanità pubblica italiana è sull’orlo del collasso e non bastano più i ringraziamenti simbolici.
Cosa sognano davvero i professionisti della salute?
Il comunicato del COINA parla chiaro: i desideri di chi lavora negli ospedali non sono regali, ma diritti minimi negati. Ecco i punti cardine della protesta:
1. Stipendi fermi al palo.
Nonostante le responsabilità crescenti, i salari dei professionisti sanitari italiani restano tra i più bassi d’Europa.
“Non possiamo parlare di eroi e poi pagarli come se fossero sostituibili” — afferma Ceccarelli.
L’obiettivo è un adeguamento strutturale per fermare la fuga di cervelli verso l’estero o il settore privato.
2. Fine del turnover “improvvisato”.
La carenza di organico (come dimostra il caso limite dell’ASP di Vibo con contratti di soli sei mesi) viene tamponata con straordinari obbligatori e rientri continui. Il COINA chiede una programmazione pluriennale e stabilizzazioni certe per garantire la qualità delle cure.
3. Stop al demansionamento.
Molti professionisti laureati e specializzati si ritrovano a svolgere mansioni che non corrispondono al loro profilo. È necessaria una valorizzazione professionale che preveda percorsi di carriera chiari e un riconoscimento economico legato alle effettive competenze.
4. Sicurezza e carichi di lavoro.
Lavorare con la paura di aggressioni o commettere errori per la troppa stanchezza non è più accettabile. La sicurezza sul lavoro e la gestione del rischio clinico passano necessariamente per ambienti vigilati e carichi sostenibili.
La proposta: un Contratto dedicato.
Il nodo centrale per uscire dall’impasse è l’istituzione di un contratto specifico per le professioni sanitarie dell’area non medica.
Uscire dalla logica della “categoria residuale” permetterebbe di definire meglio indennità, tutele e responsabilità, trasformando quelle che oggi sembrano “richieste alla Befana” in pilastri di un sistema sanitario moderno.
Il “carbone” della politica.
L’ironia amara di questa Epifania è che il vero carbone non è per i lavoratori, ma per la politica che continua a rinviare le scelte necessarie. Senza investimenti concreti sul capitale umano, le corsie degli ospedali italiani rischiano di svuotarsi definitivamente.

