Dom. Lug 14th, 2024

La scienza del buonumore: quando il naso rosso non è dovuto al raffreddore. Medici e Infermieri in corsia vestiti da Clown.

Ridere è una cosa molto seria, lo sanno bene i Dottor Clown che tutti i giorni indossano un camice fieramente accessoriato di macchie e toppe colorate (perché quello “total white” gli va un po’ stretto), controllano che il loro naso sia sufficientemente rosso e percorrono i corridoi dell’ospedale Infermi di Rimini con un’andatura tutta particolare.

La storia delle varie associazioni che si occupano di clown-terapia nasce più di un ventennio fa, quando alcuni medici e infermieri realizzano di voler dare qualcosa di più ai bambini ricoverati in ospedale. Vivere i luoghi di cura che, prima ancora, sono luoghi di sofferenza, ha consentito loro di intuire al volo quanto bisogno ci fosse (e ci sia ancora) di salvaguardare la capacità di sorridere, soprattutto nei bambini e soprattutto per il potere terapeutico che il sorriso possiede.

Imparare ad indossare il buonumore non è stato facile nei primi tempi; contrariamente a quanto si poterebbe pensare, non ci si improvvisa Clown-terapisti, ma ci vogliono impegno, studio e sacrifici. Non si tratta solo di camminare in modo goffo, fare capriole o trasformare un palloncino in un fiore; si tratta soprattutto di sapere esattamente quel che si fa, di saper riconoscere e rispettare i silenzi dei bambini e dei loro genitori, di sapere cosa dire o, non meno importante, cosa non dire in determinati momenti.

Affrontare le situazioni drammatiche attraverso la ricerca del sorriso non significa affatto banalizzare il dolore, bensì accettare la sfida di percorrere un sentiero meno battuto, forse, ma non per questo privo di efficacia.

Si sente parlare sempre più spesso di clown terapia, di terapia del sorriso o di comicoterapia; sono tutti termini dal significato facilmente intuibile, ma che si portano dietro anche un bagaglio di sfumature diverse. A fare da sfondo a tutti questi concetti, nati con intenti più che nobili, è però la gelotologia (dal greco “ghelos”, “riso” e “logos”, scienza), termine ancora non esattamente di dominio pubblico.

La gelotologia è la disciplina che studia e applica le potenzialità del ridere e delle emozioni positive in funzione di terapia, prevenzione, riabilitazione e formazione. Quando siamo di fronte ad un Clown in ospedale, dunque, siamo di fronte ad una disciplina che gode di un vero e proprio rigore scientifico derivante dalla ricerca, dalla contaminazione con altre discipline quali psicologia, sociologia, antropologia, la neonata Psico Neuro Endocrino Immunologia (PNEI) e dall’approccio passivo e attivo nei confronti della persona.

In particolare:

  • con gelotologia passiva si intende la presenza di un operatore che suscita il sorriso attraverso la sua azione comica;
  • con gelotologia attiva si intende l’azione dell’operatore volta a far esprimere in prima persona la comicità e l’umorismo dell’assistito.

Il naso rosso che indossano i Dottor Clown riminesi, così come quello che indossano tutti gli altri volontari che con loro condividono il progetto della terapia del sorriso, rappresenta la parte artistica, poetica e affabulatoria della gelotologia che si posiziona così sul confine tra Scienza e Arte, potenziando largamente l’instaurarsi di una relazione empatica tra chi esercita la relazione d’aiuto e chi ne è il destinatario.

La gelotologia viene impiegata e implementata con l’obiettivo di:

  • abbattere i muri della paura;
  • incrementare la riumanizzazione delle cure;
  • attivare le energie vitali e di reazione al problema;
  • creare un clima di integrazione.

Ridere stimola la produzione di adrenalina e dopamina che, a loro volta, aprono la strada alle nostre morfine naturali, le quali giocano un ruolo fondamentale per il nostro benessere:

  • le endorfine attenuano gli stati dolorosi e di tensione, contribuendo a raggiungere condizioni di tranquillità e relax;
  • le encefaline agiscono direttamente sul sistema immunitario coadiuvandolo nella lotta alla malattia.

Non solo. A godere di una risata è l’intero corpo umano: muscoli, polmoni, fegato, intestino, cuore, circolazione sanguigna, naso, occhi e perfino il sistema uditivo ricevono enormi benefici. Per non parlare poi del potere antidepressivo associato a zero effetti collaterali.

I clown in corsia sono “figure al limite”, tra salute e malattia, tra scienza e arte, tra razionale e irrazionale, che testimoniano la preziosa idea di portare una “medicina” di cui siamo naturalmente dotati in un contesto in cui è sempre terribilmente difficile trovarne una scorta esauriente.

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