Lettera Aperta al Direttore di AssoCareNews.it
Egregio Direttore,
sono una studentessa del Corso di Laurea in Infermieristica, iscritta al secondo anno fuori corso, e scrivo a lei perché non so più a chi rivolgermi.
Da mesi vivo una situazione che sta mettendo a dura prova la mia vita personale, il mio percorso universitario e il mio sogno di diventare infermiera. Non riesco a superare un esame parziale di una materia fondamentale: l’ho sostenuto undici volte, ma ogni tentativo si conclude sempre nello stesso modo.
Ho la sensazione di essere stata presa di mira dal docente e di non avere più la possibilità di dimostrare realmente le mie conoscenze. Ogni volta che mi presento all’esame mi viene posta una domanda, spesso vengo interrotta durante la risposta e mi viene comunicato di ripresentarmi alla sessione successiva. Questa situazione mi ha portata a dubitare di me stessa, nonostante abbia studiato e conosca ormai molto bene la materia, in particolare l’assistenza infermieristica in ambito chirurgico.
Tutto è iniziato, secondo la mia percezione, dopo un episodio avvenuto la scorsa estate, quando mi sono presentata a un esame indossando una minigonna, in una giornata di caldo estremo. Non avevo alcuna intenzione di mancare di rispetto al contesto universitario: probabilmente avrei potuto scegliere un abbigliamento più formale, ma non pensavo che questo potesse influenzare il giudizio sulle mie competenze e sulla mia preparazione.
Da quel momento ho avuto la sensazione che il mio aspetto fisico o quella scelta di abbigliamento abbiano condizionato il rapporto con il docente e il modo in cui vengo valutata. Non so se sia realmente così, ma questa percezione mi sta distruggendo.
La conseguenza è che oggi mi sento bloccata: non posso concludere il tirocinio del terzo anno, non posso iniziare il percorso verso la tesi, né affrontare l’esame di tirocinio finale e l’Esame di Stato. Ho investito oltre 20.000 euro in questi anni tra tasse universitarie, affitto, libri e spese quotidiane. Ho sacrificato tanto per raggiungere un obiettivo: indossare la divisa da infermiera e prendermi cura delle persone fragili.
Non riesco più a spiegare ai miei genitori perché il mio percorso sia fermo. Mi sono persino chiesta se fosse necessario cambiare Università e ricominciare altrove, con tutto ciò che questo comporterebbe.
Mi domando: è possibile che il futuro professionale di uno studente possa dipendere esclusivamente dal giudizio di una sola persona? È possibile che un percorso universitario così importante possa interrompersi senza che lo studente abbia strumenti adeguati per chiedere un confronto, una verifica o un supporto?
Non scrivo questa lettera solo per me. So che esistono altri studenti e studentesse che vivono situazioni simili, con la paura di non essere ascoltati e con il timore di subire conseguenze se decidono di segnalare un problema.
Vorrei ricordare che chi insegna in ambito sanitario ha anche una grande responsabilità educativa: formare futuri professionisti significa trasmettere conoscenze, ma anche rispetto, equilibrio, capacità di ascolto e attenzione alla persona.
Negli ultimi mesi sono arrivata a vivere momenti di profonda disperazione, arrivando anche a pensare di non farcela più e ad avere pensieri molto negativi sulla mia stessa vita. Per questo oggi chiedo aiuto e attenzione.
Vorrei soltanto avere la possibilità di essere valutata per quello che so, per quello che ho studiato e per le competenze che ho acquisito, non per il mio aspetto, per un episodio o per un pregiudizio.
Chiedo a lei, Direttore, e a chi leggerà questa lettera: esistono strumenti per tutelare uno studente in una situazione simile? A chi ci si può rivolgere quando si percepisce di non avere più un giudizio imparziale?
Io voglio ancora diventare infermiera. Voglio lavorare, assistere i pazienti e mettere la mia professionalità al servizio degli altri. Chiedo solo di poter completare il mio percorso con dignità e serenità.
Grazie per l’attenzione e per l’eventuale risposta.
Clara, una studentessa di Infermieristica
* * *
Cara Clara (nome di fantasia),
ho letto con grande attenzione e partecipazione la tua lettera. Prima di tutto voglio dirti una cosa importante: il fatto che tu abbia trovato la forza di scrivere e raccontare quello che stai vivendo è già un segnale di coraggio.
Il percorso universitario, soprattutto quello in Infermieristica, non è soltanto una strada fatta di esami, voti e scadenze. È un cammino umano e professionale che richiede sacrifici enormi, passione, resilienza e una grande motivazione. Dietro ogni studente c’è una persona, con le proprie fragilità, le proprie paure e i propri sogni.
Undici tentativi per superare un esame rappresentano certamente una situazione che merita attenzione e un confronto. Non possiamo sapere, senza elementi concreti e senza ascoltare tutte le parti coinvolte, se vi sia stato un comportamento scorretto o se le valutazioni siano state esclusivamente legate alla preparazione. È giusto garantire a ogni docente il diritto di valutare secondo criteri professionali, ma è altrettanto giusto garantire a ogni studente il diritto a una valutazione trasparente, serena e imparziale.
L’Università non può essere un luogo dove lo studente vive nella paura. Il rapporto tra docente e discente deve essere basato sul rispetto reciproco. Chi insegna una professione sanitaria ha una responsabilità ancora più grande: forma coloro che domani entreranno negli ospedali, nelle comunità, nelle case dei pazienti. Trasmettere conoscenze significa anche educare all’ascolto, all’empatia e alla valorizzazione della persona.
Vorrei però soffermarmi su un passaggio della tua lettera che mi ha particolarmente colpito: quando racconti di aver pensato anche al suicidio.
Cara studentessa, nessun esame universitario, nessun voto, nessun professore e nessuna difficoltà possono mai valere la tua vita. Un percorso può rallentare, può diventare più difficile, può richiedere una strada diversa, ma non può cancellare il valore della persona che sei e tutto quello che hai costruito fino a oggi.
Se questi pensieri dovessero tornare, ti chiediamo di non affrontarli da sola: parlane subito con una persona di fiducia, con la tua famiglia, con un professionista o rivolgiti ai servizi di aiuto disponibili nella tua zona. Chiedere sostegno non è una sconfitta, ma un atto di responsabilità verso te stessa.
Per quanto riguarda il percorso universitario, esistono strumenti che gli studenti possono utilizzare: il confronto con il coordinatore del Corso di Laurea, il Presidente del Corso, i rappresentanti degli studenti, il Garante degli studenti o gli organismi di tutela presenti nell’Ateneo. Quando una situazione viene percepita come problematica, è importante documentare gli episodi, mantenere un dialogo istituzionale e chiedere che vengano garantite correttezza e trasparenza.
Vorrei anche invitarti a riflettere su un aspetto: il tuo desiderio di diventare infermiera emerge con grande forza dalle tue parole. Non permettere che una difficoltà, per quanto pesante, cancelli anni di studio, sacrifici economici e il motivo per cui hai scelto questa professione.
Essere infermieri significa prendersi cura degli altri, ma prima ancora bisogna imparare a prendersi cura di sé stessi. La tua sensibilità, la tua determinazione e anche questa sofferenza che oggi racconti possono diventare domani strumenti importanti nella relazione con i pazienti.
Come redazione siamo disponibili ad ascoltare la tua storia, nel rispetto della privacy e della necessità di approfondire ogni elemento con equilibrio. La formazione dei futuri professionisti sanitari è un tema troppo importante per essere lasciato al silenzio.
Ti auguriamo di trovare presto una soluzione e, soprattutto, di ritrovare serenità.
Dott. Angelo Riky Del Vecchio, Direttore di AssoCareNews.it
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