Come sancito dalla nostra Costituzione il nostro sistema sanitario è pubblico e tale deve restare. In più occasioni, come UIL, abbiamo dovuto gridare per veder affermato il diritto alla salute per tutti. Purtroppo negli ultimi anni il sistema pubblico è stato messo a dura prova: le scelte politiche poste in essere e la sempre maggiore carenza di risorse fanno sì che il nostro sistema, invidiato da tutti, sia sempre più in crisi.
Il periodo Covid purtroppo, oggi lo possiamo dire con certezza, non ha insegnato nulla! Se non ci fossero stati gli operatori sanitari, se non ci fosse stato il loro sacrificio, oltre che professionale anche umano – molti colleghi sono morti – il ns sistema paese sarebbe crollato e forse oggi si parlerebbe di altro.

Malgrado ciò, a voce riconosciuto da tutti, ricordiamo bene le solenni promesse delle Istituzioni e delle forze politiche alla vista delle centinaia di camion dell’esercito che sfilavano a Bergamo con il carico di dolore per migliaia di famiglie che non avevano neanche potuto dare l’ultimo saluto ai propri cari oggi il personale continua a non essere valorizzato, a fare doppi turni, accumulare ferie non godute e ore di straordinario per fare fronte a dotazioni organiche inadeguate.
Tutto ciò causa una disaffezione verso il mondo delle professioni sanitarie, a partire dagli infermieri.
Occorrono risorse adeguate per PERSONALE, SICUREZZA, INVESTIMENTI.
Il blocco del turn over, perché di quello si tratta, anche se non formalizzato è di fatto applicato.
La carenza di personale, soprattutto infermieristico, non può garantire una risposta adeguata alla domanda di assistenza. In Italia mancano 65.000 infermieri, in Emilia Romagna ne mancano 4500 e il dato non fa che allargarsi di anno in anno.
Se solo nelle tre Aziende sanitarie di Bologna il personale a fine 2023 aveva maturato 531.842 giornate di ferie non godute (88.000 in più rispetto all’anno precedente) e accumulato 759.442 ore di straordinario quale atro dato deve essere valutato per fare comprendere a chi oggi lesina assunzioni che il personale non è sufficiente?
La verità che è inconfutabile dai dati delle dimissioni e dalle iscrizioni ai corsi universitari non ammette scuse. Le scelte adottate negli ultimi anni hanno fatto sì che le professioni sanitarie non siano più appetibili.
E’ ormai consuetudine assistere a scarse partecipazioni alle selezioni pubbliche per infermieri, soprattutto in Regioni come l’Emilia Romagna che negli anni passati è stata sempre una sede preferita. Ad esempio ogni anno perdiamo circa il 30% degli studenti e a nulla è servito raddoppiare i posti. Ciò che bisogna fare è lavorare sulla qualità dei numeri e non la quantità.
Diverse sono le cause, le principali sono queste: stipendi bassi, costi della vita elevati, margini di crescita professionale scarsi, incompatibilità tra tempi di lavoro e di vita.
Oggi lo stipendio di un infermiere prima assunzione è di circa 1500-1600 euro al mese netti, contro i 1500 euro a settimana di un collega inglese. Il gap contrattuale anche con i Paesi a noi confinanti non è colmabile con le proposte attuali sui rinnovi contrattuali. Mancano politiche attrattive. Ad esempio pensiamo al costo di un alloggio in questa città, la nostra città! Come può un infermiere sostenere il costo di un alloggio, o meglio di un posto letto, che varia dai 600 ai 700 al mese più spese? Chiediamo che si adottino quanto prima politiche di sostegno al lavoro. I nostri Ospedali si stanno svuotando, molti colleghi non riescono più a sostenere questi costi. Tanti anni fa esistevano le foresterie, allora, e colgo l’occasione della presenza dell’assessore, perché non pensare all’adozione di politiche abitative che consentano almeno per i primi 6 mesi di sostenere costi dei lavoratori?Il personale attualmente in carico alle aziende è nettamente inferiore alle reali esigenze. Si ricorre sempre di più allo strumento dello straordinario o dell’orario aggiuntivo, che da misure eccezionali diventano ordinarie. Il doppio turno, utilizzato per coprire assenze non previste, è utilizzato molte volte per coprire la carenza di organico. Nei punti di prima accoglienza come il pronto soccorso lavorare in regime di sicurezza è realmente difficile, la situazione diventa spesso insostenibile con il rischio di essere in pericolo sia per il professionista infermiere sia per il paziente. Il pericolo di aggressioni verbali e fisiche è sempre presente e anche gli ultimi dati elaborati dalla stessa Regione evidenziano l’aumento delle aggressioni.
Anche nell’Azienda in cui lavoro sono aumentate le aggressioni a danno dei lavoratori, che in molti casi hanno dovuto far ricorso a cure e a periodi anche lunghi di degenza. Tali eventi sono altamente traumatizzanti non solo a livello fisico che a volte possono esitare in veri disturbi post traumatici e nel migliore dei casi a cambiare sede di lavoro. Ad esempio la variazione sede verso il ps al Sant’orsola è pari a zero. Più volte abbiamo sollecitato interventi finalizzati ad attuare misure a tutela dei lavoratori, ma ad oggi nulla di concreto è stato fatto: è da settembre 2024 che come organizzazione sindacale abbiamo segnalato le aggressioni ai danni dei lavoratori ;ma, siamo ancora in attesa di essere convocati per un confronto circa l’attuazione di misure finalizzate alla prevenzione delle aggressioni sul lavoro; perché crediamo che la soluzione del problema non può derivare da un’unica tipologia di intervento ma deve essere frutto di una ragionata e collegiale soluzione che coinvolga tutti gli attori facenti parte del sistema e quindi anche il sindacato.
Occorre investire, in persone e strutture.
Occorrono risorse, non mancette, occorrono soldi veri che siano investiti in formazione.
Ogni anno si perde circa il 30% degli studenti in infermieristica occorrono perciò politiche di sostegno allo studio con borse di studio e costruzioni di studentati.
Per i lavoratori invece occorre individuare misure ad hoc che spingono gli stessi ad accrescere la loro formazione, ad esempio creando convenzioni con le università per la partecipazione alle lauree specialistiche o a master rendendo cosi le spese meno gravose; accrescere i fondi per le 150 ore concesse per gli studi, quelle attualmente in essere sono insufficienti.
Un infermiere, o qualsiasi operatore sanitario, formato e specializzato è un vantaggio per le aziende e una garanzia per i cittadini che si rivolgono al servizio sanitario regionale.
Ritengo che il nostro sistema sanitario sia uno dei migliori; il concetto di universalità delle cure, declinato nelle sue forme di diritto garantito a tutti e per tutto, principio su cui si fonda il nostro sistema sanitario, deve essere mantenuto e tutelato, occorre perciò che resti prevalentemente pubblico, come sancito nella nostra costituzione.
Però perché il sistema funzioni occorre garantire il riconoscimento professionale ed economico ai lavoratori in sanità….solo così si ritornerà a rendere queste professioni appetibili alle nuove generazioni e potranno scoprire che darsi agli altri, offrire il proprio sapere e le proprie competenze per migliorare la vita altrui, è il lavoro più bello del mondo.
Filomena Ciociola, Infermiera e sindacalista UIL FPL
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