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7 Mar 2026, Sab

Chi era Alex Jeffrey Pretti, l’infermiere ucciso dagli agenti ICE a Minneapolis.

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Cittadino americano, 37 anni, professionista sanitario e senza alcun precedente penale. La morte di Alex Pretti è il terzo episodio di violenza federale in un mese nel Minnesota, riaccendendo le tensioni sociali negli Stati Uniti.

​Il tragico evento a Minneapolis.

​La città di Minneapolis torna a essere l’epicentro di scontri e polemiche dopo l’uccisione di Alex Jeffrey Pretti, un infermiere di 37 anni colpito a morte dagli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement). Secondo le prime ricostruzioni fornite dal Minnesota Star Tribune, Pretti è deceduto a causa di colpi d’arma da fuoco al petto, esplosi a bruciapelo durante un intervento degli agenti federali.

​L’episodio non è isolato: si tratta della seconda vittima in breve tempo dopo la morte della manifestante Renee Good, avvenuta in circostanze analoghe, e segue il ferimento di un altro civile solo pochi giorni prima.

​Profilo della vittima: chi era Alex Pretti.

​Alex Pretti non era un obiettivo tipico delle operazioni di immigrazione. Ecco i punti chiave che emergono dal suo profilo:

  • Status: cittadino americano.
  • Professione: Infermiere, ex studente della University of Minnesota.
  • Precedenti: nessuna fedina penale sporca.
  • Legalità: era in possesso di un regolare porto d’armi.

​La dinamica e il video sui social.

​Sebbene il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) abbia invocato la legittima difesa, la dinamica resta avvolta nel mistero e nel dissenso. Sui social media circolano video, ripresi anche dalle principali emittenti USA, che mostrano agenti in assetto tattico lottare con un uomo in strada.

​Nella clip si distinguono chiaramente almeno cinque spari dopo che l’uomo è già caduto a terra. Queste immagini hanno alimentato l’indignazione pubblica, portando migliaia di persone a manifestare non solo a Minneapolis, ma anche a New York, Boston e Baltimora.

​Un clima di tensione crescente.

​L’uccisione di Pretti si inserisce in un contesto politico e sociale infuocato. Mentre le autorità federali difendono l’operato degli agenti ICE, il sindaco di Minneapolis e il governatore del Minnesota si trovano a gestire una piazza che chiede giustizia e una revisione dei protocolli d’intervento federale nelle città.

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