Dovevano rappresentare il ponte tra OSS e infermiere, valorizzare le competenze degli operatori socio-sanitari e contribuire ad affrontare la drammatica carenza di personale infermieristico. Ma, a distanza di mesi dall’istituzione ufficiale del profilo, i corsi di formazione procedono a rilento e in molte Regioni l’Assistente Infermiere è ancora una figura sulla carta.
Che fine hanno fatto gli Assistenti Infermieri?
È una domanda che si stanno ponendo migliaia di Operatori Socio-Sanitari, ma anche molti professionisti sanitari e, soprattutto, le Aziende sanitarie alle prese quotidianamente con la carenza di personale.
La nuova figura professionale era stata presentata come una delle possibili risposte alla trasformazione dell’assistenza sanitaria italiana: un operatore intermedio tra OSS e infermiere, con competenze aggiuntive rispetto all’Operatore Socio-Sanitario e con la possibilità di collaborare con l’infermiere nelle attività assistenziali di carattere sanitario.
Eppure, a oltre un anno dalla pubblicazione del provvedimento che ha recepito l’accordo Stato-Regioni, la partenza dei percorsi formativi non è stata accompagnata da quella diffusione nazionale che molti si aspettavano.
Una figura nata per colmare un vuoto.
L’Assistente Infermiere nasce ufficialmente dall’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, successivamente modificato dall’Accordo del 18 dicembre 2024.
Il passaggio decisivo è arrivato con il DPCM 28 febbraio 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21 giugno 2025, con il quale è stato recepito l’accordo che istituisce il nuovo profilo professionale.
Non si tratta, però, di un “infermiere di serie B”.
L’Assistente Infermiere è definito come operatore di interesse sanitario e deve necessariamente possedere una precedente qualifica di OSS, oltre a una formazione aggiuntiva.
Il suo ruolo è quello di collaborare con l’infermiere, all’interno dei contesti organizzativi nei quali venga previsto il suo inserimento nel team assistenziale, svolgendo attività sanitarie aggiuntive rispetto a quelle proprie dell’OSS.
L’Assistente Infermiere può quindi essere considerato una figura intermedia, con un perimetro professionale definito e distinto sia dall’OSS sia dall’infermiere.
Dall’OSS all’Assistente Infermiere: come si accede.
Il percorso non è aperto a chiunque.
Per diventare Assistente Infermiere occorre essere già in possesso della qualifica di Operatore Socio-Sanitario.
La disciplina prevede, in via ordinaria, il possesso del diploma di scuola secondaria superiore quinquennale e almeno 24 mesi di esperienza professionale come OSS.
È stata prevista anche una deroga importante: gli OSS privi del diploma quinquennale possono accedere se hanno maturato almeno cinque anni di esperienza lavorativa nella qualifica di OSS negli ultimi otto anni, attraverso un modulo teorico propedeutico aggiuntivo di almeno 100 ore.
Il percorso specifico per Assistente Infermiere è di 500 ore.
Una formazione che dovrebbe quindi trasformare l’esperienza dell’OSS attraverso l’acquisizione di ulteriori competenze sanitarie, senza trasformarlo in infermiere.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
I corsi dovevano partire. Ma dove?
La formazione dell’Assistente Infermiere è infatti affidata alle Regioni e alle Province autonome.
Il profilo esiste a livello nazionale, ma l’organizzazione concreta dei percorsi formativi passa attraverso i sistemi regionali.
Ed è questa una delle ragioni per cui l’introduzione della nuova figura sta procedendo a velocità differenti.
Nel novembre 2025 la Conferenza delle Regioni aveva approvato un Piano strategico con linee guida e cronoprogrammi per accompagnare l’attuazione del nuovo profilo, intervenendo sia sulla formazione sia sull’inserimento organizzativo degli Assistenti Infermieri.
Ma tra l’istituzione normativa di una figura e la sua effettiva presenza nei reparti c’è una distanza enorme.
E oggi quella distanza appare ancora evidente.
Il paradosso: abbiamo istituito la figura, ma non abbiamo ancora costruito una rete formativa realmente operativa.
È forse questo il punto più controverso dell’intera vicenda.
L’Italia ha una grave carenza di infermieri.
Gli OSS chiedono da anni maggiore valorizzazione professionale.
Le strutture sanitarie e sociosanitarie hanno bisogno di personale adeguatamente formato.
E proprio quando viene individuata una figura intermedia capace, almeno nelle intenzioni, di contribuire alla riorganizzazione dell’assistenza, l’attuazione procede lentamente.
Il rischio è quello di avere creato una nuova figura professionale senza aver ancora creato un sistema formativo capillare e uniforme in grado di renderla concretamente disponibile.
Cosa diceva il CCNL Sanità 2022-2024?
Qui occorre fare una precisazione importante.
Il CCNL del Comparto Sanità relativo al triennio 2022-2024 è stato sottoscritto definitivamente il 27 ottobre 2025.
Ed è proprio questo contratto ad aver inserito formalmente il nuovo profilo dell’Assistente Infermiere nell’ordinamento contrattuale del Comparto Sanità.
L’articolo 17 stabilisce che nell’Allegato A è previsto il profilo dell’Assistente Infermiere, collocato nell’Area degli Assistenti, ruolo sociosanitario.
Ma il contratto è molto chiaro su un punto: l’effettiva entrata in vigore del profilo è collegata al recepimento degli accordi Stato-Regioni attraverso lo specifico DPCM.
In altre parole, il CCNL non ha “inventato” l’Assistente Infermiere: ha recepito e contrattualizzato una figura già istituita attraverso l’Accordo Stato-Regioni.
Che cosa dovrà fare l’Assistente Infermiere?
La declaratoria contrattuale stabilisce che l’Assistente Infermiere:
- è un operatore di interesse sanitario;
- possiede la qualifica di OSS e una formazione aggiuntiva;
- collabora con gli infermieri;
- svolge, oltre alle attività proprie dell’OSS, attività sanitarie previste dal nuovo profilo;
- può occuparsi di interventi assistenziali di carattere sanitario e di primo soccorso;
- opera secondo le indicazioni dell’infermiere e in integrazione con gli altri professionisti.
Il CCNL lo colloca quindi esattamente nel punto intermedio che era stato immaginato: più competenze dell’OSS, ma senza diventare infermiere.
E il nuovo CCNL 2025-2027?
Qui bisogna evitare un errore che rischia di generare ulteriore confusione.
Al 12 agosto 2026 non siamo ancora davanti al CCNL definitivo del Comparto Sanità 2025-2027.
È in corso la trattativa e risulta disponibile l’ipotesi di CCNL 2025-2027. L’ARAN indica infatti l’ipotesi del Comparto Sanità tra gli sviluppi della tornata contrattuale in corso.
Pertanto non è corretto parlare oggi di “nuovo CCNL Sanità 2025-2027 già firmato” come se fosse definitivo.
La questione dell’Assistente Infermiere, tuttavia, è già entrata nel confronto contrattuale e si inserisce in una discussione molto più ampia: come utilizzare le nuove figure professionali senza trasformarle in un semplice strumento per coprire i buchi degli organici.
Ed è proprio questo il vero nodo.
Assistente Infermiere per valorizzare l’OSS o per sostituire l’infermiere?
La domanda è inevitabile.
Perché se l’Assistente Infermiere nasce come figura intermedia e complementare, può rappresentare una grande opportunità.
Se invece viene utilizzato per rispondere alla carenza di infermieri attraverso una semplice sostituzione di personale, il rischio è completamente diverso.
L’Assistente Infermiere non può diventare la risposta alla domanda:
“Non abbiamo abbastanza infermieri: chi possiamo mettere al loro posto?”
La domanda corretta dovrebbe essere:
“Quali attività possono essere affidate a una figura adeguatamente formata per consentire all’infermiere di dedicarsi alle attività proprie della sua responsabilità professionale?”
È una differenza enorme.
La vera sfida è l’organizzazione.
Il successo della nuova figura non dipenderà soltanto dal numero di corsi attivati.
Dipenderà soprattutto da come le Aziende sanitarie decideranno di utilizzarla.
Un Assistente Infermiere adeguatamente formato può contribuire a liberare l’infermiere da alcune attività assistenziali compatibili con il nuovo profilo.
Ma se l’organizzazione non cambia, si rischia semplicemente di aggiungere un nuovo professionista all’interno di strutture già in difficoltà, senza modificare realmente i processi assistenziali.
E soprattutto bisogna evitare che l’Assistente Infermiere diventi una sorta di “OSS evoluto” soltanto sulla carta, oppure, al contrario, un sostituto dell’infermiere nei contesti dove quest’ultimo continua a essere indispensabile.
E gli OSS?
C’è poi un’altra questione che non può essere ignorata.
L’Assistente Infermiere nasce dall’OSS.
Quindi, per molti operatori socio-sanitari, rappresenta una possibile progressione formativa e professionale.
Ma perché questa opportunità sia reale servono corsi accessibili, costi sostenibili, criteri omogenei, tempi certi, strutture per il tirocinio e soprattutto un numero adeguato di posti.
Altrimenti il rischio è di avere creato una nuova qualifica che sulla carta offre una prospettiva di crescita, mentre nella realtà resta difficile da conseguire.
E in Puglia?
Anche la Puglia è chiamata a fare la propria parte.
Non basta discutere della carenza di infermieri, dei concorsi e delle difficoltà delle Aziende sanitarie.
Se l’Assistente Infermiere è considerato uno degli strumenti della riorganizzazione dell’assistenza, bisogna capire quando partiranno concretamente i percorsi formativi regionali, quanti posti saranno disponibili, quali enti potranno organizzarli e come verrà programmato il successivo inserimento nelle strutture sanitarie e sociosanitarie.
È una domanda che riguarda direttamente migliaia di OSS pugliesi.
Una promessa che non può rimanere sulla carta.
L’Assistente Infermiere non deve essere venduto come la soluzione alla carenza infermieristica.
Gli infermieri continueranno ad essere indispensabili e nessuna figura intermedia può sostituire la loro formazione universitaria, autonomia e responsabilità professionale.
Ma proprio per questo l’Assistente Infermiere potrebbe avere un ruolo importante: ridisegnare le équipe, distribuire meglio le competenze e permettere a ciascun professionista di lavorare al massimo delle proprie possibilità.
Per farlo, però, occorre passare dalle norme ai fatti.
Il percorso normativo è stato completato: accordo Stato-Regioni, DPCM, inserimento nel CCNL 2022-2024 e programmazione delle linee guida regionali.
Adesso manca la parte più importante:
far partire davvero la formazione e rendere operativo il nuovo profilo.
Perché dopo aver annunciato per mesi la nascita dell’Assistente Infermiere, la domanda degli OSS è sempre la stessa: quando cominciano i corsi?
E quella degli infermieri è ancora più importante:
come verrà utilizzata questa nuova figura senza trasformarla nell’ennesimo tentativo di risolvere la carenza di personale con una sostituzione al ribasso?
Il futuro dell’Assistente Infermiere dipenderà proprio dalle risposte che Governo, Regioni, Aziende sanitarie e parti sociali sapranno dare a queste due domande.
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