Turni prolungati, organici ridotti, migliaia di interventi e focolai di malattie legati al sovraffollamento. Gli infermieri lanciano l’allarme: «Non ci sono mezzi sufficienti per affrontare la crisi».
È emergenza sanitaria a Ceuta, enclave spagnola nel Nord Africa, dove il Collegio degli Infermieri ha chiesto la dichiarazione dello stato di allerta di fronte a quello che definisce un «collasso sanitario senza precedenti».
La richiesta arriva dopo l’analisi dell’ultimo bilancio dell’attività assistenziale, che descrive una situazione definita «estrema». Secondo il Collegio, gli infermieri sono arrivati a gestire circa 200 consultazioni al giorno, con picchi che superano i 1.600 interventi. Ogni professionista si trova a seguire tra 14 e 16 pazienti per turno, mentre le giornate lavorative possono prolungarsi anche di quattro ore oltre l’orario previsto.
A lanciare l’allarme è Rosa Fuentes, presidente del Collegio degli Infermieri di Ceuta, che denuncia un livello di stanchezza fisica e psicologica ormai difficile da sostenere.
«Le infermiere ci troviamo esauste sia fisicamente che psicologicamente», afferma Fuentes, sottolineando come i professionisti rappresentino il principale punto di riferimento per persone che si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità.
Di fronte alla gravità della situazione, il Collegio chiede quindi un intervento straordinario delle autorità e la dichiarazione dello stato di allerta sull’intero territorio.
Il sostegno del Consiglio Generale degli Infermieri.
Alla denuncia dei professionisti di Ceuta si è aggiunto il Consiglio Generale degli Infermieri (CGE), che ha espresso pieno sostegno alla categoria e sollecitato il Governo spagnolo a intervenire immediatamente con risorse e personale aggiuntivo.
Il presidente del CGE, Florentino Pérez Raya, chiede inoltre l’istituzione di un comando unico a Ceuta, in grado di coordinare le operazioni e garantire le risorse necessarie per affrontare l’emergenza.
L’obiettivo, secondo il rappresentante nazionale degli infermieri spagnoli, è evitare che la situazione venga affrontata attraverso interventi frammentari e senza una strategia complessiva.
Focolai e rischio sanitario.
A preoccupare non è soltanto la pressione sugli operatori sanitari. Gli infermieri segnalano infatti la comparsa di focolai di patologie associate al sovraffollamento e alle precarie condizioni igienico-sanitarie.
Il bilancio indicato dal Collegio comprende circa 200 episodi di gastroenterite acuta, 20 diagnosi di scabbia, un focolaio di 30 casi tra i militari, 21 casi di impetigine e 4 casi di tubercolosi.
Numeri ai quali, secondo i professionisti, potrebbero aggiungersi ulteriori casi presenti negli insediamenti informali e nelle aree dove il monitoraggio sanitario risulta più difficile, come El Trampolín e i capannoni del Tarajal.
Il sovraffollamento, l’assenza di servizi igienici adeguati e la difficoltà nel garantire un controllo sanitario continuo rappresentano dunque un ulteriore elemento di rischio.
Infermieri al limite: «La sicurezza dei pazienti è in pericolo».
Uno degli aspetti più delicati riguarda le conseguenze che la carenza di personale e l’eccessivo carico di lavoro possono avere sulla sicurezza delle cure.
Secondo il Collegio degli Infermieri di Ceuta, lavorare per periodi prolungati con organici ridotti e livelli di stress elevatissimi aumenta il rischio di errore, compresi possibili errori nella somministrazione dei farmaci o durante i passaggi di consegne tra un turno e l’altro.
«La fatica estrema e lo stress prolungato moltiplicano gli errori umani», denuncia Fuentes, evidenziando come nei momenti di maggiore pressione possa diventare più difficile garantire la trasmissione completa delle informazioni cliniche e assistenziali.
È un problema che va oltre la condizione lavorativa degli infermieri: quando un sistema sanitario raggiunge il limite della propria capacità organizzativa, a essere esposti sono anche i pazienti.
L’appello alle istituzioni.
Il Collegio chiede ora alle amministrazioni di intervenire rapidamente per riportare la situazione alla normalità, aumentando il personale, rafforzando le strutture sanitarie e garantendo condizioni adeguate sia agli operatori sia alle persone assistite.
La crisi migratoria ha infatti prodotto una pressione straordinaria su una città caratterizzata da risorse e spazi limitati. Gli infermieri denunciano di sentirsi lasciati soli ad affrontare un’emergenza che richiede invece una risposta coordinata e straordinaria.
La vicenda di Ceuta ripropone così, ancora una volta, un tema che riguarda molti sistemi sanitari: senza personale sanitario sufficiente, non è possibile garantire né la qualità dell’assistenza né la sicurezza dei pazienti.
E quando gli operatori arrivano a lavorare oltre i propri limiti fisici e psicologici, l’emergenza non riguarda più soltanto chi è chiamato a prestare assistenza, ma l’intero sistema sanitario.
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