La pre-intesa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto Sanità 2025-2027 è stata finalmente firmata all’ARAN. Un accordo che interessa oltre 590 mila lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale e che prevede un incremento economico medio di 209 euro lordi mensili, con punte di 240 euro lordi per il personale infermieristico.
L’annuncio è stato accolto con soddisfazione dalle organizzazioni sindacali firmatarie, che sottolineano come il contratto consenta di riconoscere gli aumenti prima della fine del triennio contrattuale e introduca anche alcune novità normative.
I 240 euro sono davvero un aumento per tutti?
È questo il punto che sta alimentando il dibattito tra infermieri, OSS, tecnici sanitari, amministrativi e tutto il personale del comparto.
I 240 euro mensili rappresentano infatti il valore massimo previsto per gli infermieri e comprendono tutte le componenti economiche dell’accordo. L’aumento medio per il comparto è di circa 209 euro lordi, mentre per le altre categorie gli incrementi risultano inferiori.
Dal lordo al netto: quanto resterà realmente?
È la domanda che ogni lavoratore si sta ponendo.
Tra contributi previdenziali, tassazione IRPEF e addizionali regionali e comunali, il netto percepito sarà inevitabilmente più basso rispetto agli importi annunciati.
Pur variando in base al reddito individuale, alle detrazioni fiscali e alla situazione familiare, un aumento lordo di circa 240 euro potrebbe tradursi, in molti casi, in un incremento netto indicativo compreso tra 120 e 150 euro mensili, mentre importi lordi inferiori produrranno naturalmente incrementi netti ancora più contenuti.
Anche gli arretrati, annunciati in media in 1.226 euro per il comparto e fino a 2.300 euro per gli infermieri, saranno soggetti alla normale tassazione prevista dalla legge.
Soddisfazione o occasione mancata?
Le reazioni del mondo sindacale restano contrastanti.
Le sigle che hanno sottoscritto la pre-intesa parlano di un contratto che garantisce aumenti economici, nuove tutele e una clausola di salvaguardia legata all’inflazione, oltre ad altri interventi sull’organizzazione del lavoro.
Altri sindacati, invece, continuano a sostenere che le risorse siano insufficienti per rendere realmente attrattive le professioni sanitarie, soprattutto in un momento storico caratterizzato da carenza di personale, fuga degli infermieri verso l’estero e crescente difficoltà nel reclutamento.
I sindacati possono davvero brindare?
È probabilmente questa la domanda più importante.
Da una parte il rinnovo arriva con largo anticipo rispetto al passato e consente ai lavoratori di percepire gli aumenti senza attendere anni.
Dall’altra resta il nodo del potere d’acquisto: il netto in busta paga sarà molto inferiore agli importi annunciati e, secondo molti operatori sanitari, potrebbe non essere sufficiente a compensare inflazione, carichi di lavoro sempre più gravosi e responsabilità professionali crescenti.
Il vero giudizio, come sempre, arriverà quando le nuove buste paga saranno nelle mani di infermieri, OSS, tecnici, ostetriche, amministrativi e di tutto il personale del Servizio Sanitario Nazionale.
E voi cosa ne pensate?
I circa 120-150 euro netti mensili che potrebbero derivare dagli aumenti massimi previsti rappresentano un risultato soddisfacente oppure il rinnovo del contratto avrebbe dovuto garantire una valorizzazione economica molto più consistente delle professioni sanitarie?
Lasciate il vostro commento e partecipate al dibattito.
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