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Il recente Caso San Raffaele si è imposto come la dimostrazione definitiva, per la dirigenza sanitaria e per l’intero sistema nazionale, che il personale infermieristico è un asset fondamentale e insostituibile. Ritenere gli infermieri pedine a basso costo e preparazione non è solo un errore gestionale, ma un rischio per la vita dei pazienti.
La crisi nata dal contenimento dei costi.
La vicenda ha avuto luogo in un reparto di Cure Avanzate di uno dei più grandi ospedali privati d’Italia. La miccia è stata innescata dalle dimissioni in massa degli infermieri, i quali avevano sollecitato, senza successo, l’accoglimento di richieste sindacali relative, in particolare, al mancato riconoscimento degli aumenti salariali concordati per il settore pubblico.
Secondo le fonti, la rigida linea dell’amministrazione sul contenimento dei costi, nonostante l’elevata profittabilità del Gruppo San Donato (a capo dell’ospedale), ha portato decine di infermieri esperti (17 solo nel reparto interessato) a rassegnare le dimissioni.
Il fallimento dell’esternalizzazione.
Supponendo che la professionalità infermieristica fosse facilmente replicabile, la direzione ha deciso di affidare l’assistenza a una cooperativa esterna.
L’esperimento è culminato la notte tra il 6 e il 7 dicembre in un fallimento assistenziale catastrofico. La situazione è stata denunciata in una nota dal medico di guardia del turno notturno.
La Denuncia del Medico: Imperizia e Negligenza
La segnalazione del medico ha portato alla luce criticità estreme:
- Errore Farmacologico Fatale: Un’infermiera del servizio esterno, con evidenti difficoltà linguistiche, ha scambiato l’Amiodarone (un antiaritmico vitale) con il Modarone, infondendolo a una velocità dieci volte superiore a quella raccomandata.
- Abbandono del Reparto: Alle prime difficoltà, l’infermiera ha abbandonato il reparto alle 5 del mattino senza avvisare il personale rimasto.
- Caos Organizzativo: La nota denunciava l’incapacità degli altri infermieri di contattare il medico, la mancata localizzazione dei farmaci, la scarsa conoscenza dei protocolli fondamentali (come il ritiro di emoderivati) e l’assenza totale di formazione e di accessi accreditati ai software aziendali.
La crisi è sfociata nell’ammissione di criticità da parte della direzione e nella necessità di riorganizzare i flussi e trasferire i pazienti più gravi in altre strutture per recuperare la sicurezza minima assistenziale. Anche l’amministratore unico ha rassegnato le dimissioni.
Un bene che non può essere svilito.
Il caso ha riacceso i riflettori sull’utilizzo sempre più frequente di personale sanitario esterno, favorito anche da normative come la proroga della Legge 187/2024 (Decreto Flussi), che consente l’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie sulla base di qualifiche estere.
Questa politica dimostra ancora una volta che l’assistenza infermieristica non è un bene da svilire al ribasso, ma richiede capacità fondamentali ad alto valore scientifico, che devono trovare un necessario riconoscimento economico e sociale.
Le aziende sanitarie e le compagnie multinazionali, mettendo a rischio la sicurezza dei pazienti per dimostrare profittabilità, stanno assumendo un rischio assurdo.
”Se prima potevamo pensare di essere di fronte a manifesta ignoranza, dopo questo episodio non possiamo più che pensare a un’evidente malafede.”
L’affermazione di verità è chiara: gli infermieri sono infungibili. Punto.

