A pochissimi giorni dalla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali, esplode la polemica sulla gestione della sicurezza sanitaria a Verona. L’Ospedale di Borgo Trento, designato ufficialmente come “Ospedale Olimpico”, si trova al centro di una dura denuncia da parte della UIL FPL Verona.
Il sindacato punta il dito contro una programmazione ritenuta tardiva e superficiale, che metterebbe a rischio la tenuta del sistema d’emergenza proprio nel momento di massima esposizione internazionale della città.
Formazione “Last Minute”: l’accusa di Marco Bognin.
Secondo quanto riferito dal Segretario Generale UIL FPL Verona, Marco Bognin, il personale sanitario sarebbe stato informato tramite un semplice messaggio di una sessione formativa di appena un’ora, prevista per il 18 febbraio.
«A soli quattro giorni dalla cerimonia di chiusura, un’ora di informazione è decisamente troppo poco e troppo tardi, vista la portata dell’evento», dichiara Bognin. «Viviamo nella speranza che non succeda nulla, ma tutti sanno che la prevenzione e la sicurezza sono obbligatorie in eventi di questa portata».
Un personale esausto e “dimenticato”.
L’attacco del sindacato non risparmia i vertici direttivi, accusati di aver dato priorità alla “passerella olimpica” a discapito della pianificazione operativa. Il quadro descritto è quello di un reparto già sotto pressione per il carico di lavoro quotidiano:
- Attese estenuanti: i cittadini veronesi segnalano quotidianamente tempi di attesa lunghissimi.
- Mancata lezione della pandemia: il sindacato sottolinea come l’esperienza dell’emergenza COVID non sembri aver insegnato nulla in termini di pianificazione.
- Crisi delle vocazioni: ai concorsi per l’emergenza partecipano sempre meno professionisti, rendendo vitale la tutela di chi è già in servizio.
La richiesta di intervento urgente.
La UIL FPL ha inviato una lettera formale al Direttore Generale per sollecitare misure immediate. L’obiettivo è duplice: garantire la sicurezza degli atleti e dei turisti per le Olimpiadi e, soprattutto, proteggere il personale sanitario da un ulteriore burnout.
«Chi lavora in Pronto Soccorso è l’esempio massimo di professionalità», conclude Bognin. «Non possiamo permetterci di perdere questi professionisti che continuano a combattere ogni giorno per il bene dei cittadini».
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