Il tentativo di distensione del Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, rischia di infrangersi contro un muro di sdegno che attraversa l’intera comunità infermieristica. La lettera di “sincero rammarico” inviata alla Fnopi non sembra bastare a chi vede, nelle recenti dichiarazioni del leader dei medici, un tentativo di scaricare su un’altra categoria le responsabilità di una delle vicende più tragiche della recente cronaca sanitaria: la morte del piccolo Domenico al Monaldi.
Il paradosso del Caso Monaldi: medici indagati, infermieri accusati?
L’inchiesta sulla morte del bambino ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sette medici. Le ricostruzioni giornalistiche e giudiziarie emerse finora dipingono un quadro inquietante di presunte negligenze mediche:
- Mancata formazione: un contenitore hi-tech da 7.000 euro rimasto inutilizzato dai medici.
- Errori tecnici: Ghiaccio secco usato impropriamente al posto dei sistemi corretti (con temperature scese a -70°C).
- Fretta chirurgica: la cardiectomia eseguita prima ancora dell’arrivo e della verifica dell’organo.
- Omissioni e pressioni: Segnalate pressioni della dirigenza medica sul personale di comparto per mantenere il silenzio.
Nonostante questo scenario, la tesi di Anelli — secondo cui la tragedia sarebbe legata anche alle “troppe competenze agli infermieri” — è stata accolta come un insulto alla logica e alla professionalità.
La reazione della base: “siamo scudi umani”.
La testata Dimensione Infermiere e i sindacati (Cgil e Cisl Fp) leggono in questa mossa un preciso disegno politico. Mentre il Governo punta sulla valorizzazione degli infermieri (con le nuove Lauree Magistrali a indirizzo clinico), la Fnomceo sembra arroccarsi in una difesa corporativa che la stampa di settore non esita a definire “anacronistica”.
“Usare la professione infermieristica come scudo per deviare l’onda denigratoria che sta colpendo i medici è un atto divisivo e irrispettoso”, denunciano le testate di categoria.
Sindacati sul piede di guerra: tra etica e contratto.
Mentre Roberto Chierchia (Cisl Fp) ricorda che gli infermieri sono professionisti intellettuali autonomi e non figure “ancillari”, la Fp Cgil ammonisce: davanti a una tragedia simile bisognerebbe tacere e attendere la magistratura.
Il clima è avvelenato anche dalla vicinanza del rinnovo contrattuale 2025-2027. La contrapposizione non è più solo una questione di “galateo istituzionale”, ma una battaglia per l’identità: da una parte una classe medica che sembra temere la perdita della propria centralità millenaria, dall’altra una professione infermieristica che non accetta più di essere il “capro espiatorio” di inefficienze altrui.
Conclusione: Un sistema che rischia il collasso collaborativo.
Se la diplomazia di vertice prova a ricucire con lettere di stima, la realtà dei reparti racconta una storia diversa. Se cade la fiducia reciproca nell’équipe, se una professione viene usata per coprire le lacune dell’altra, a fallire non è solo un trapianto, ma l’intero Servizio Sanitario Nazionale. La sfida, ora, è capire se il “rammarico” di Anelli sia l’inizio di un vero dialogo o solo una mossa formale per spegnere un incendio che, nei fatti, continua a divampare.
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