FOGGIA – Un intoppo burocratico rallenta l’iter giudiziario per uno dei casi di cronaca più dolorosi degli ultimi anni a Foggia: i presunti maltrattamenti ai danni dei pazienti fragili della struttura “Don Uva” di via Lucera. L’udienza preliminare, che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta lo scorso 15 gennaio, è stata rinviata al prossimo aprile.
Difetti di notifica e tempi lunghi.
Il rinvio è stato reso necessario a causa di alcuni difetti di notifica che hanno interessato diversi dei 27 imputati. Una battuta d’arresto che ha sollevato le critiche dei legali. Tra questi, l’avvocato Michele Sodrio, che assiste un’educatrice coinvolta nell’inchiesta:
“Dopo tre anni dalla misura cautelare e dal licenziamento viene finalmente fissata l’udienza preliminare. È un tempo troppo lungo per avere giustizia e fare chiarezza su una vicenda così delicata”, ha dichiarato Sodrio, ribadendo l’innocenza della sua assistita.
L’inchiesta “New Life”: un quadro dell’orrore.
L’indagine, denominata “New Life” e condotta dai Carabinieri nel gennaio 2023, aveva scosso l’opinione pubblica per la crudezza delle immagini catturate dalle telecamere nascoste. Il bilancio delle accuse è pesantissimo e coinvolge a vario titolo infermieri, operatori socio-sanitari (OSS) ed educatori.
I reati contestati dalla Procura di Foggia includono:
- Maltrattamento pluriaggravato: commesso in gruppo su soggetti non autosufficienti.
- Sequestro di persona: 14 gli episodi contestati, con pazienti legati ai letti con lenzuola o chiusi a chiave nelle stanze.
- Violenza sessuale: due episodi specifici, tra cui palpeggiamenti e l’incitamento ad atti sessuali tra degenti sotto gli occhi degli operatori.
- Percosse e minacce: schiaffi, pugni, trascinamenti lungo i corridoi e insulti umilianti.
Le vittime e il ruolo delle parti civili.
Sono 25 le parti offese individuate nel procedimento. Si tratta di persone estremamente vulnerabili che, nel prossimo appuntamento in aula ad aprile, avranno la possibilità di costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni subiti.
L’inchiesta punta il dito non solo sulle azioni violente, ma anche sulla componente omissiva: secondo l’accusa, il venire meno ai doveri di assistenza verso chi non può difendersi configura, di per sé, il reato di maltrattamento.
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