Alfredo Sepe FIALS
Sepe: «Carradori chiarisca quali controlli siano stati effettuati. De Pascale e Fabi spieghino perché un modello al centro di contestazioni così gravi sia stato indicato come esempio da estendere a tutta l’Emilia-Romagna»
Le circostanze riportate dalla stampa sulla vicenda delle certificazioni sanitarie per l’accesso ai CPR presso l’ospedale di Ravenna impongono, secondo la FIALS Emilia-Romagna, un cambio radicale di atteggiamento da parte della Regione e dell’AUSL Romagna.
«Qui non siamo più davanti soltanto a una vicenda che riguarda eventuali responsabilità penali individuali, sulle quali sarà esclusivamente la Magistratura a pronunciarsi. Qui esiste un enorme problema di governo, controllo, organizzazione e credibilità del Servizio sanitario pubblico», dichiara Alfredo Sepe, Segretario Regionale FIALS Emilia-Romagna.
La FIALS ribadisce il pieno rispetto della presunzione di innocenza. Ma proprio per questo occorre distinguere il piano penale da quello amministrativo e manageriale.
«Un’azienda sanitaria non può aspettare una sentenza definitiva per chiedersi se le proprie procedure abbiano funzionato. Se vi erano fortissime divergenze tra professionisti, contestazioni sui criteri utilizzati, valutazioni cliniche contrapposte e il sospetto che convinzioni ideologiche potessero interferire con atti sanitari aventi rilevanza pubblica, dov’era la Direzione aziendale? Chi controllava? Chi verificava l’omogeneità delle certificazioni? Chi aveva il dovere di accorgersi che qualcosa non stava funzionando?».
Il problema diventa ancora più serio considerando che la Regione Emilia-Romagna aveva pubblicamente espresso fiducia nei professionisti e indicato il protocollo ravennate come un’esperienza positiva da estendere sul territorio regionale.
«Oggi chiediamo al presidente Michele de Pascale e all’assessore Massimo Fabi una risposta molto semplice: alla luce di quanto emerso, ritengono ancora quel modello una buona pratica da esportare? Prima di estenderlo in tutta l’Emilia-Romagna non sarebbe stato doveroso sottoporlo a una verifica indipendente e approfondita?».
La FIALS chiede quindi al direttore generale dell’AUSL Romagna Tiziano Carradori di rendere pubblico un audit organizzativo completo sulla vicenda, distinto dall’indagine penale, specificando quali controlli erano previsti, chi aveva responsabilità di vigilanza, quante certificazioni erano state rilasciate, quali anomalie erano state eventualmente segnalate e quali interventi correttivi siano stati successivamente adottati.
«Non accetteremo che tutto venga liquidato con la frase “c’è un’indagine in corso”. L’indagine stabilirà le eventuali responsabilità penali. Carradori deve rispondere dell’organizzazione dell’Azienda e la Regione deve rispondere delle proprie scelte di governo e vigilanza».
Se dalle verifiche dovesse emergere che i vertici aziendali erano a conoscenza di criticità significative e non sono intervenuti, oppure che il sistema dei controlli era insufficiente, secondo FIALS dovranno essere valutate fino in fondo anche le responsabilità manageriali.
«E in quel caso non basteranno comunicati stampa o giustificazioni: chi aveva il compito di governare e non ha governato dovrà trarne le conseguenze».
FIALS respinge allo stesso tempo qualsiasi tentativo di trasformare la sanità pubblica in uno scontro politico sull’immigrazione.
«Un medico deve poter decidere liberamente secondo scienza, coscienza, evidenze cliniche e codice deontologico. Proprio per questo la medicina non può essere piegata né all’ideologia pro-CPR né all’ideologia anti-CPR. Una certificazione sanitaria è un atto sanitario, non un voto politico, non una manifestazione e non uno strumento di lotta politica».
«La Regione smetta quindi di difendere aprioristicamente il sistema e cominci a verificare ciò che è accaduto. Trasparenza sugli atti, audit indipendente e responsabilità chiare. La credibilità della sanità pubblica viene prima delle appartenenze politiche e delle convenienze di parte».
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