Le strutture stanno nascendo, ma chi si prenderà cura dei cittadini? Mentre si avvicinano le scadenze del PNRR, il vero interrogativo riguarda gli infermieri di famiglia e comunità: pochi, senza un inquadramento dedicato e ancora in attesa di un pieno riconoscimento professionale.
Le Case di Comunità dovrebbero rappresentare il volto nuovo della sanità italiana: luoghi di prossimità in cui il cittadino possa trovare risposte ai propri bisogni assistenziali senza dover ricorrere all’ospedale. Una rivoluzione organizzativa prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), pensata per rafforzare l’assistenza territoriale, favorire la prevenzione e garantire la presa in carico dei pazienti cronici e fragili.
Ma mentre si avvicinano le scadenze fissate per la loro piena attivazione, una domanda si fa sempre più insistente: chi lavorerà concretamente all’interno di queste strutture?
Il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sulla carenza dei medici di medicina generale e sulla riforma della medicina territoriale. Tuttavia, accanto a questo tema, ne emerge un altro altrettanto strategico: quello degli infermieri di famiglia e comunità, indicati dal nuovo modello organizzativo come una delle figure cardine delle cure territoriali.
Case di Comunità: il ruolo centrale degli infermieri
Le Case di Comunità nascono con l’obiettivo di offrire ai cittadini un punto di riferimento unico e facilmente accessibile. Al loro interno dovrebbero operare diverse figure professionali in modo integrato, garantendo continuità assistenziale e multidisciplinarietà.
Tra queste, gli infermieri di famiglia e comunità sono chiamati a svolgere funzioni fondamentali:
- promozione della salute e prevenzione;
- educazione sanitaria;
- monitoraggio dei pazienti cronici;
- assistenza domiciliare;
- presa in carico delle persone fragili;
- supporto alle famiglie;
- coordinamento con i servizi sociali e sanitari del territorio;
- intercettazione precoce dei bisogni assistenziali.
L’obiettivo è passare da una sanità che interviene prevalentemente quando la malattia è già conclamata a un modello capace di accompagnare il cittadino nel tempo, prevenendo aggravamenti e ricoveri evitabili.
Un percorso normativo ancora incompiuto
L’assistenza infermieristica di comunità non nasce oggi. Alcune Regioni, come la Toscana, avevano già sperimentato modelli territoriali avanzati ben prima della pandemia da Covid-19.
L’emergenza sanitaria ha però evidenziato tutti i limiti di un sistema troppo ospedalocentrico e ha accelerato il processo di riforma. Con il Decreto Ministeriale n. 77 del 2022, che ha ridefinito gli standard dell’assistenza territoriale, l’infermiere di famiglia e comunità è stato formalmente individuato come elemento essenziale del nuovo assetto organizzativo.
Sulla carta, dunque, il suo ruolo appare chiaro.
Nella pratica, però, restano ancora molte zone d’ombra.
Il nodo dell’inquadramento professionale
Uno dei principali problemi riguarda la definizione giuridica e contrattuale della figura.
Ad oggi non esiste un profilo professionale autonomo distinto da quello infermieristico tradizionale. L’infermiere di famiglia e comunità è un infermiere laureato che acquisisce competenze specifiche attraverso percorsi formativi post-base, master universitari o esperienze professionali dedicate.
Anche il rinnovo del contratto del comparto sanità non ha introdotto un inquadramento specifico.
Questo significa che le aziende sanitarie continuano ad assumere questi professionisti come “semplici infermieri”, affidando eventuali funzioni aggiuntive mediante incarichi professionali o organizzativi.
Una situazione che alimenta interrogativi tra gli addetti ai lavori:
- quali competenze esclusive possiede questa figura?
- quali percorsi di carriera sono previsti?
- come verranno valorizzate le responsabilità aggiuntive?
- esisterà un riconoscimento economico adeguato?
Domande che, al momento, attendono ancora risposte definitive.
Il problema più grande: la carenza di personale
Al di là degli aspetti normativi, il vero ostacolo resta la disponibilità di professionisti.
L’Italia continua a registrare una significativa carenza infermieristica. Molte aziende sanitarie faticano a coprire i turni ospedalieri ordinari, mentre aumentano pensionamenti, dimissioni volontarie e migrazioni verso il settore privato o verso l’estero.
In questo scenario, reperire migliaia di infermieri da destinare stabilmente al territorio rappresenta una sfida enorme.
Il rischio, denunciato da numerosi osservatori del sistema sanitario, è che le Case di Comunità diventino strutture fisicamente presenti ma prive delle risorse umane necessarie per esprimere il loro reale potenziale.
In altre parole, edifici nuovi ma servizi ridotti.
Una sfida decisiva per il futuro del SSN
La riuscita della riforma territoriale non dipenderà soltanto dal rispetto dei cronoprogrammi del PNRR o dall’inaugurazione delle nuove sedi.
Il successo delle Case di Comunità si misurerà soprattutto sulla capacità di costruire équipe multiprofessionali stabili, motivate e adeguatamente valorizzate.
Servono investimenti nella formazione, assunzioni mirate, percorsi di crescita professionale e un riconoscimento concreto delle competenze avanzate richieste agli infermieri impegnati sul territorio.
Perché la sanità di prossimità non può essere realizzata soltanto con mattoni, tecnologie e nuove targhe affisse agli ingressi.
Ha bisogno di persone.
Le Case di Comunità saranno davvero la rivoluzione promessa?
Le Case di Comunità rappresentano una delle scommesse più ambiziose della sanità italiana degli ultimi decenni. Possono avvicinare i servizi ai cittadini, alleggerire gli ospedali e migliorare la gestione delle cronicità.
Ma senza infermieri sufficienti, adeguatamente formati e riconosciuti, il rischio è che la riforma resti incompleta.
Il vero nodo, oggi, non è soltanto costruire nuove strutture.
È decidere se il Paese intenda investire seriamente nei professionisti chiamati a farle vivere ogni giorno.
Perché una Casa di Comunità senza infermieri non è una nuova sanità territoriale. È soltanto un edificio.
Seguici anche su:
Riforma Sanità
- Gruppo Telegram: Concorsi in Sanità – LINK
- Gruppo Telegram: AssoCareNews.it – LINK
- Gruppo Telegram: Infermieri – LINK
- Gruppo Telegram: Operatori Socio Sanitari (OSS) – LINK
- Gruppo Facebook: Concorsi in Sanittà – LINK
- Pagina Facebook: AssoCareNews.it – LINK
- Gruppo Facebook: AssoCareNews.it – LINK
- Gruppo Facebook: Operatori Socio Sanitari – LINK
- Gruppo Telegram: ECM Sanità – LINK
- Gruppo Facebook: ECM Sanità – LINK
Per contatti:
- E-mail: redazione@assocarenews.it
Partner di AssoCareNews.it:
- Avvisi e Concorsi OSS: LINK
- Canale telegram: LINK
- Ricerca lavoro OSS: LINK
- Coordinamento nazionale Oss: LINK
- OSS News: LINK
- Mobilità e cambi compensativi OSS: LINK
Share this content:
