Genova – Le nuove Case di Comunità, pilastro della riforma sanitaria territoriale, finiscono al centro di una dura polemica politica. Al centro della disputa c’è il timore che queste strutture restino “gusci vuoti”, dove il contatto umano tra medico e paziente venga sostituito da uno schermo.
La denuncia del Pd: “solo teleconsulti, mancano i professionisti”.
Il Partito Democratico ha sollevato un grido d’allarme basato su diverse segnalazioni riguardanti le strutture di recente apertura. Secondo gli esponenti dell’opposizione, molte Case di Comunità sarebbero attualmente prive del personale essenziale: medici di medicina generale e infermieri di famiglia.
La critica principale riguarda la qualità dell’assistenza:
- Sostituzione delle visite: Il timore è che si privilegi il teleconsulto a distanza invece delle visite cliniche in presenza.
- Accessibilità: Senza organico strutturato, il rischio è che il cittadino trovi uffici aperti ma nessuna risposta ai bisogni di salute complessi.
“Non possiamo accettare una sanità fatta di soli monitor. Le Case di Comunità devono essere luoghi di cura reale, non semplici terminali tecnologici”, denunciano i dem.
La replica dell’Assessore Nicolò: “siamo in fase di reclutamento”.
Non si è fatta attendere la risposta dell’assessore regionale alla Sanità, Angelo Gratarola Nicolò, che in questi giorni sta effettuando sopralluoghi costanti nei presidi del territorio. L’assessore getta acqua sul fuoco, parlando di una fase di transizione fisiologica.
Secondo Nicolò, il cronoprogramma è chiaro:
- Fase di avvio: Le strutture sono state aperte per rispettare le scadenze tecniche, ma l’allestimento dei servizi è progressivo.
- Reclutamento: Sono in corso le procedure per l’assunzione e l’assegnazione del personale infermieristico e amministrativo.
- Obiettivo Aprile: La data indicata per il pieno funzionamento delle Case di Comunità è aprile 2026, mese in cui le strutture dovrebbero andare “a regime” con organici completi.
Cosa sono le Case di Comunità?
Per i cittadini che ancora non hanno familiarità con il nuovo modello, ecco cosa dovrebbero offrire queste strutture una volta operative:
- Punto Unico di Accesso (PUA): Per accoglienza e orientamento.
- Assistenza h12 o h24: A seconda che si tratti di Case “Hub” (più grandi) o “Spoke”.
- Servizi diagnostici di base: (Ecografie, elettrocardiogrammi, prelievi).
- Integrazione socio-sanitaria: Presenza di assistenti sociali per una presa in carico globale.
Verso il traguardo di primavera.
La sfida della Regione sarà dimostrare, entro aprile, che le Case di Comunità non sono solo un investimento edilizio legato ai fondi PNRR, ma un reale potenziamento della medicina di prossimità. Il confronto resta aperto: da un lato la politica che vigila sui ritardi, dall’altro l’amministrazione che rassicura sui tempi tecnici di attivazione.
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