Il clima a San Giovanni Rotondo è da tempo incandescente, ma dopo l’ultimo incontro tra i dipendenti e il direttore generale della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, Gino Gumirato, siamo arrivati a un vero e proprio punto di rottura. Quella che doveva essere una riunione tecnica sull’andamento della Fondazione si è trasformata in un palcoscenico di accuse pesanti, in cui il manager ha messo sul tavolo i numeri del risanamento per poi rivolgere parole di fuoco contro chi, a suo dire, sta macchiando la reputazione dell’ospedale.
I conti: una missione di salvataggio?
Gumirato non ha usato giri di parole per descrivere la situazione finanziaria che ha ereditato. Quando è arrivato, alla fine del 2022, la Fondazione pesava su un capitale netto negativo di oltre 100 milioni di euro. Oggi, il manager rivendica una “missione compiuta”: il bilancio si avvia verso il pareggio e il capitale netto è tornato in territorio positivo.
Ma il salvataggio ha avuto un costo. Il Dg ha spiegato che, per onorare gli accordi con i dipendenti e mantenere attivi gli investimenti, la Fondazione ha dovuto rallentare i pagamenti verso i fornitori. E qui è nato il primo scontro: Gumirato sostiene che le polemiche mediatiche e le denunce sindacali abbiano spaventato le banche, bloccando di fatto finanziamenti vitali come quello da 30 milioni di euro richiesto a Unicredit.
Il nuovo corso vaticano.
Dietro la blindatura di Gumirato c’è una novità istituzionale di peso: la riorganizzazione interna voluta dal Vaticano. Il manager ha chiarito che il suo ruolo non è affatto in discussione; al contrario, è pienamente inserito nel nuovo assetto guidato dai vertici economici della Santa Sede. A fine giugno, con il nuovo statuto, è prevista la conferma del suo mandato per un altro quadriennio. “Dovrete sopportarmi ancora”, ha detto in sostanza ai dipendenti, ribadendo la volontà di non lasciare il posto finché l’immagine della Fondazione non sarà pienamente ripristinata.
La tensione sale: lo scontro con i sindacati e la stoccata alla città.
È quando si parla di stipendi e decreti ingiuntivi che il tono di Gumirato diventa durissimo. Il manager ha respinto le critiche sulla gestione salariale, sostenendo che i lavoratori di Casa Sollievo percepiscano cifre superiori rispetto ai colleghi del pubblico grazie agli accordi integrativi.
Ma a scuotere gli animi è stato l’affondo contro la comunità locale. Gumirato si è spinto a dichiarare di “vergognarsi” di essere un sangiovannese, accusando apertamente una parte della cittadinanza e i sindacati – definiti senza mezzi termini i “furbastri del quartierino” – di usare l’ospedale per manovre elettorali e interessi personali, trascinando il nome della Fondazione nel fango.
La replica: “Si vergogni lei”.
Non si è fatta attendere la risposta delle sigle sindacali (Fp Cgil, Fp Cisl e Fials), che hanno bollato le parole del direttore come offensive e inaccettabili. Per i rappresentanti dei lavoratori, i decreti ingiuntivi non sono un attacco all’ospedale, ma un grido di dolore: i dipendenti, spiegano, chiedono solo quanto spetta loro di diritto per far fronte al costo della vita.
Anche la politica locale ha risposto per le rime. Giuseppe Mangiacotti, sindacalista e volto noto della protesta, ha replicato con durezza in un video, ribaltando l’accusa di mancanza di rispetto verso il territorio. La richiesta, ora, è di trasparenza totale: se il manager chiede sacrifici e moralità, la comunità chiede a gran voce di rendere pubblici stipendi, consulenze e costi della dirigenza.
Il 24 e 25 giugno sono date cerchiate in rosso sul calendario: la presentazione del piano strategico 2026-2030 sarà il prossimo terreno di scontro, in una città che si sente umiliata e in un ospedale che, nel nome di San Pio, continua a vivere una delle sue pagine più travagliate e divise di sempre.
Share this content:
