Dall’OPI Pescara un appello alla politica: servono riforme strutturali e coraggio
La carenza infermieristica in Italia non è più un’emergenza temporanea, ma una crisi strutturale. A lanciare l’allarme è Irene Rosini, che in una lettera denuncia l’inefficacia delle soluzioni adottate finora e chiede un cambio di passo deciso da parte della politica.
Un intervento che riaccende il dibattito su uno dei nodi più critici del Servizio Sanitario Nazionale.
“Non si risolve una carenza creando altro carico”
Nel mirino della presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Pescara c’è, in particolare, il reclutamento di infermieri extracomunitari senza un’adeguata conoscenza della lingua italiana.
Una scelta che, secondo Rosini, rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato.
Gli infermieri già in servizio, infatti, sono costretti a:
- affiancare i nuovi arrivati
- dedicare tempo alla formazione linguistica e operativa
- sottrarre energie all’assistenza diretta
“Non si risolve una carenza creando ulteriore carico su chi è già allo stremo”, è il messaggio chiaro.
Il nodo centrale: riconoscimento professionale
Alla base della crisi, secondo Rosini, c’è un problema più profondo: la mancata valorizzazione della professione infermieristica.
Un dato emblematico arriva dallo studio AIDOMUS della FNOPI:
- oltre 10.972 tipologie di prestazioni infermieristiche rilevate
- circa 27.400 prestazioni dichiarate
- molte delle quali non riconosciute nei nomenclatori ufficiali
Un paradosso che evidenzia come una parte significativa dell’attività assistenziale venga ignorata o sottostimata.
Le proposte: branca assistenziale e più autonomia
Secondo la presidente OPI Pescara, le soluzioni esistono già e sono contenute nel disegno di legge sulle professioni sanitarie.
Due gli interventi ritenuti fondamentali:
1. Branca assistenziale infermieristica
L’introduzione di una branca specifica permetterebbe di:
- riconoscere formalmente le prestazioni infermieristiche
- valorizzare il ruolo della professione
- rendere più equo il sistema sanitario
2. Superamento del vincolo sul cumulo degli impieghi
Attualmente, gli infermieri pubblici possono svolgere attività libero-professionale solo entro limiti stringenti e previa autorizzazione.
Una norma ritenuta anacronistica, legata a riferimenti come:
- il Testo Unico n. 3 del 1957
- l’articolo 53 del D.Lgs 165/2001
Superare questi vincoli significherebbe:
- aumentare l’offerta assistenziale
- restituire autonomia professionale
- consentire integrazione del reddito
“Senza infermieri valorizzati, la sanità non regge”
Il messaggio finale è netto: senza una reale valorizzazione degli infermieri, nessuna riforma sanitaria potrà essere efficace.
Continuare a intervenire con soluzioni temporanee significa, secondo Rosini, condannare il sistema a un lento declino.
Una scelta politica non più rinviabile
La questione, dunque, non è più tecnica ma politica.
Da un lato, il rischio di continuare a tamponare le emergenze; dall’altro, la possibilità di intervenire in modo strutturale, riconoscendo il valore strategico della professione infermieristica.
Una scelta che riguarda non solo gli operatori sanitari, ma milioni di cittadini che ogni giorno si affidano al sistema pubblico.
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