Il progetto dei Fatebenefratelli punta a rafforzare il personale sanitario attraverso il reclutamento internazionale. Tra formazione linguistica, integrazione e tutoraggio, i nuovi infermieri saranno destinati alla struttura di San Colombano al Lambro.
VARESE – Dodici giovani infermieri provenienti dal Paraguay sono arrivati nei giorni scorsi in Italia con una missione precisa: contribuire a rafforzare un sistema sanitario che da anni deve fare i conti con una cronica carenza di personale. Il loro percorso professionale inizierà dal Centro Gulliver di Varese, dove affronteranno una fase di formazione e inserimento prima di essere operativi presso il Centro Sacro Cuore di Gesù dei Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro.
L’iniziativa rientra in un più ampio progetto internazionale promosso dalla Provincia Lombardo Veneta dei Fatebenefratelli, con l’obiettivo di rispondere in maniera strutturata alle difficoltà di reclutamento che interessano in particolare la Lombardia, ma che rappresentano ormai una criticità diffusa in tutto il Paese.
Un’emergenza che riguarda tutta l’Italia
La carenza di infermieri continua a essere una delle principali sfide del Servizio sanitario nazionale. Pensionamenti, abbandono della professione, scarsa attrattività economica e crescente complessità assistenziale stanno mettendo sotto pressione ospedali, servizi territoriali e strutture sociosanitarie.
In Lombardia il fenomeno assume dimensioni particolarmente evidenti, con numerose realtà che faticano a reperire personale qualificato.
È in questo contesto che il reclutamento internazionale viene considerato da alcune organizzazioni sanitarie una possibile risposta per garantire la continuità dei servizi e mantenere elevati standard assistenziali.
Secondo i promotori dell’iniziativa, il progetto non rappresenta una soluzione emergenziale, ma un investimento sulla qualità della cura e sulla sostenibilità futura del sistema.
Un percorso di integrazione prima dell’inserimento operativo
I dodici infermieri arrivati dal Paraguay non saranno immediatamente impiegati nei reparti.
La prima fase del loro percorso si svolgerà infatti nel Varesotto e sarà dedicata all’apprendimento del funzionamento del sistema sanitario italiano, al perfezionamento delle competenze linguistiche e alla conoscenza degli aspetti culturali e organizzativi che caratterizzano l’assistenza nel nostro Paese.
L’obiettivo è favorire un inserimento graduale e consapevole, riducendo le difficoltà di adattamento e garantendo una piena integrazione professionale.
Il programma prevede attività di formazione specifica, tutoraggio e accompagnamento costante.
Accoglienza e sostegno nella vita quotidiana
Accanto alla preparazione professionale, particolare attenzione sarà dedicata anche all’aspetto umano dell’accoglienza.
La Provincia Lombardo Veneta dei Fatebenefratelli metterà infatti a disposizione soluzioni abitative appositamente predisposte e servizi di supporto per accompagnare i professionisti stranieri non solo nell’attività lavorativa, ma anche nella gestione della vita quotidiana.
L’intento è favorire un reale radicamento nelle comunità di destinazione, creando le condizioni per un’integrazione stabile e duratura.
«L’iniziativa prende forma attraverso le storie e le competenze degli infermieri accolti, che contribuiranno, nel tempo, a consolidare la loro presenza e il radicamento nelle comunità in cui saranno presenti», spiegano i promotori.
L’accoglienza a Malpensa
L’arrivo dei dodici infermieri all’aeroporto di Malpensa ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso avviato nei mesi scorsi attraverso la cosiddetta “Missione Paraguay”, un progetto concepito come modello di governance del reclutamento internazionale.
Ad accoglierli erano presenti i vertici istituzionali della Provincia Lombardo Veneta dei Fatebenefratelli, insieme ai responsabili coinvolti nello sviluppo del programma.
Tra loro anche Guido Bonoldi, dirigente medico con una significativa esperienza di cooperazione internazionale maturata proprio in Paraguay e componente dell’International Health Office recentemente costituito presso l’assessorato al Welfare di Regione Lombardia.
Una risposta necessaria o un campanello d’allarme?
L’arrivo di infermieri dall’estero riaccende inevitabilmente il dibattito sul futuro della professione infermieristica in Italia.
Da una parte, queste iniziative consentono di garantire continuità assistenziale e di rispondere a esigenze immediate di personale. Dall’altra, pongono interrogativi sulle cause profonde della crisi di attrattività della professione nel nostro Paese.
Molti osservatori sottolineano infatti che il reclutamento internazionale non può sostituire politiche strutturali finalizzate a valorizzare gli infermieri italiani attraverso migliori condizioni di lavoro, stipendi più competitivi, percorsi di carriera chiari e investimenti nella formazione.
La sfida, dunque, non è soltanto trovare nuovi professionisti, ma costruire un sistema capace di trattenere quelli già presenti e di rendere nuovamente attrattiva una professione essenziale per il funzionamento della sanità.
Una sanità sempre più globale
Le storie dei dodici infermieri arrivati dal Paraguay raccontano anche un’altra trasformazione: quella di una sanità che diventa sempre più internazionale, dove competenze, esperienze e professionalità attraversano i confini geografici per rispondere ai bisogni di cura delle persone.
Il successo di questi percorsi dipenderà dalla capacità di coniugare integrazione, qualità assistenziale e valorizzazione del capitale umano.
Perché dietro ogni progetto di reclutamento internazionale non ci sono soltanto numeri e statistiche, ma professionisti che scelgono di costruire il proprio futuro lontano da casa e cittadini che affidano loro uno dei beni più preziosi: la propria salute.
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