L’inchiesta conoscitiva della Procura di Milano sui disservizi registrati all’ospedale San Raffaele tra il 5 e il 7 dicembre si allarga. Al centro degli accertamenti del pm Paolo Filippini non c’è più soltanto la regolarità dell’appalto che ha esternalizzato il servizio alla cooperativa Auxilium Care Scarl, ma un tema ben più critico: l’effettiva preparazione del personale sanitario mandato in corsia.
Infermieri al primo turno e senza affiancamento.
Le denunce depositate descrivono scenari preoccupanti all’interno della palazzina “Iceberg”, che ospita il reparto di medicina ad alta complessità e il pronto soccorso. Secondo quanto emerso dalle relazioni di Nas, Polizia e Ispettorato del Lavoro, alcuni infermieri sarebbero stati gettati nella mischia senza alcun training sul campo.
Un operatore, assegnato a un gruppo di pazienti, ha riferito di essere al suo primo turno in assoluto nella struttura e di non aver mai ricevuto affiancamento. Le carenze evidenziate toccano aspetti vitali dell’assistenza:
- Difficoltà operative: incapacità di reperire i farmaci e carrelli infermieristici disordinati.
- Lacune tecnologiche: impossibilità di utilizzare il software gestionale SAP per caricare gli esami ematici.
- Rischi clinici: mancanza di competenze nella gestione di terapie salvavita come l’insulina in continuo o la ventilazione meccanica non invasiva (NIV).
Il contesto: tra carenza di personale e deroghe.
Il caso milanese scoppia in un momento di estrema tensione per la sanità italiana. Mentre il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, invoca la fine del “Far West” nelle assunzioni extra-UE, i fatti del San Raffaele accendono i riflettori sui rischi delle esternalizzazioni a cooperative private per tappare i buchi d’organico.
In Italia mancano circa 70.000 infermieri e le deroghe nate con l’emergenza Covid — che permettono l’ingaggio di personale straniero senza il preventivo vaglio degli Ordini professionali — rimarranno in vigore fino al 2027. Questo scenario, secondo la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi), ha creato una zona grigia di circa 15.000 operatori “non certificati” che operano nelle nostre corsie.
Le indagini della Procura di Milano.
Al momento l’inchiesta rimane senza indagati né titoli di reato, ma l’obiettivo dei magistrati è chiaro: capire se il personale della cooperativa fosse stato istruito dai colleghi più esperti o se i pazienti siano stati affidati a mani inesperte senza alcuna tutela.
La vicenda riapre il dibattito sulla sicurezza dei pazienti e sulla necessità di standard formativi e linguistici rigorosi, superando la logica dell’emergenza continua che sta trasformando alcuni reparti d’eccellenza in “mine vaganti” per la salute pubblica.
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