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Il mese di novembre 2025 ha portato una sgradita sorpresa per migliaia di infermieri dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): una busta paga “più leggera” a causa di trattenute fiscali inattese. La vicenda, che ha generato il recupero di centinaia di euro dalle tasche dei lavoratori, ruota attorno a un conflitto di interpretazioni tra le Aziende Sanitarie Locali (ASL), l’Agenzia delle Entrate e il Governo in merito alla detassazione degli straordinari.
Il cuore del problema risiede nell’applicazione della flat tax del 5% sugli straordinari degli infermieri, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (comma 354). Questa misura mirava a rendere più attrattiva la professione, colpita da una grave carenza di personale.
La confusione è nata dall’istanza di interpello di una singola ASL, che ha chiesto all’Agenzia delle Entrate se tale detassazione dovesse applicarsi anche alle ore di pronta disponibilità (disciplinate dall’Articolo 44 del CCNL Sanità), oltre che allo straordinario ordinario (Articolo 47).
L’Agenzia delle Entrate ha fornito un’interpretazione restrittiva della norma, stabilendo che la detassazione al 5% si applicasse solo allo straordinario regolato dall’Articolo 47, escludendo la pronta disponibilità.
Nonostante le ore di pronta disponibilità siano a tutti gli effetti ore di lavoro straordinario – una reperibilità oltre l’orario contrattuale che impone il rientro immediato in servizio – le aziende sanitarie hanno colto l’interpretazione del Fisco per agire rapidamente.
Secondo i sindacati, circa l’80% delle ASL si è attivata per recuperare le somme detassate nei mesi precedenti, applicando un conguaglio IRPEF nelle buste paga di novembre. Questo recupero è stato definito dai sindacati come indebito, poiché si basa su un’interpretazione della norma che non riconosce la natura di straordinario alla pronta disponibilità, nonostante questa venga retribuita come tale.
La tesi delle ASL e l’interpretazione restrittiva dell’Agenzia delle Entrate sono state nettamente smentite da un parere ufficiale del Governo.
L’Ufficio legislativo del Ministro per la Pubblica Amministrazione ha inviato al Fisco un documento chiarificatore: la detassazione deve applicarsi anche al lavoro straordinario derivante dalla pronta disponibilità. La motivazione è chiara: ogni ora effettivamente lavorata oltre l’orario contrattuale è qualificata e retribuita come lavoro straordinario, indipendentemente dalla causale specifica (Articolo 44 o 47).
Inoltre, il documento governativo ha sottolineato che le coperture economiche previste nella Legge di Bilancio 2025 includevano già il costo dell’intero straordinario infermieristico, senza operare distinzioni tra le due tipologie. Di conseguenza, le aziende hanno effettuato le trattenute senza alcuna base normativa giustificabile.
Il sindacato di categoria Nursind, che ha sollevato il caso, ha espresso forte amarezza e ha già inviato una diffida formale a tutte le ASL, alle Regioni e all’Agenzia delle Entrate.
La priorità ora è duplice:
- Azione del Fisco: Ci si aspetta che l’Agenzia delle Entrate faccia un passo indietro ufficiale, ritirando la propria interpretazione errata.
- Recupero delle Somme: Gli infermieri attendono indicazioni chiare su come recuperare le somme indebitamente trattenute.
La vicenda è particolarmente grave perché avviene in un momento di forte crisi e carenza di personale nel settore infermieristico. L’azione delle ASL, volta a smantellare una delle poche misure economiche di valorizzazione introdotte dal Governo, è stata criticata come un “accanimento” su una categoria professionale essenziale per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
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