contatore visite gratuito
Ultime notizie!
8 Mar 2026, Dom

Buoni Pasto Infermieri: vittoria storica a Brindisi. Cade il muro della Legge Regionale 1/2008.

Condividi contenuto

Ascolta l'articolo

​Una sentenza destinata a fare scuola quella ottenuta da due infermieri del Presidio Ospedaliero di Francavilla Fontana (ASL Brindisi). Grazie all’azione legale promossa dalla FP CGIL di Brindisi, i professionisti hanno ottenuto il riconoscimento economico dei buoni pasto, negati per anni sulla base di un’interpretazione restrittiva della normativa regionale pugliese.

​La vittoria non è solo simbolica: i lavoratori riceveranno gli arretrati dal 2015 a oggi, vedendosi riconosciuto un diritto che era stato sistematicamente calpestato.

​Il braccio di ferro legale: dal 2015 al trionfo in tribunale.

​Il successo porta la firma delle avvocatesse Tonia D’Oronzo e Alessandra Portaluri, supportate dal Segretario nazionale Luciano Quarta. La vicenda mette in luce una discrepanza macroscopica tra la prassi amministrativa e il diritto del lavoro:

  • Il blocco normativo: Per anni, la Legge Regionale n. 1/2008 è stata utilizzata come scudo dalle amministrazioni per negare il beneficio.
  • La svolta della Cassazione: La difesa ha puntato con forza sull’ordinanza della Cassazione (come la n. 25525/2025), che ha ribadito la natura assistenziale del buono pasto.
  • Il confronto sindacale: Un dettaglio non trascurabile emerge dalla cronaca sindacale: pochi giorni prima della sentenza, pretese analoghe avanzate da altre sigle (CISL e FIALS) erano state rigettate, confermando la solidità della strategia legale adottata dalla FP CGIL.

​Perché è una sentenza “apripista”?

​Il caso dell’ASL Brindisi solleva il velo su una criticità sistemica del CCNL Sanità. Negli ospedali, la continuità assistenziale (turni h24 in reparti critici come Terapie Intensive o Pronto Soccorso) rende spesso impossibile l’abbandono del reparto per la pausa mensa.

​Fino ad oggi, molte amministrazioni sostenevano che se l’infermiere non poteva “fisicamente” fare la pausa, perdeva il diritto al pasto. La giurisprudenza recente ribalta questo paradigma: se l’azienda non garantisce il servizio mensa o la possibilità di fruirne, l’indennità sostitutiva (buono pasto) è dovuta.

​I punti chiave del diritto alla pausa:

  1. D.Lgs 66/2003: Il lavoratore ha diritto a una pausa se l’orario eccede le 6 ore consecutive.
  2. Recupero psicofisico: La pausa non è un “premio”, ma una misura di sicurezza per prevenire il rischio clinico e infortunistico.
  3. Prescrizione decennale: La vittoria a Brindisi conferma che è possibile recuperare gli arretrati fino a 10 anni (dal 2015), un impatto economico rilevante per le aziende sanitarie.

​”Questa sentenza trasforma la vertenzialità in un obbligo di negoziazione per le ASL: il diritto al ristoro non è negoziabile.”

​Verso un nuovo modello organizzativo.

​La gestione dei buoni pasto non può più essere un terreno di scontro burocratico. Questa vittoria impone alle Aziende Ospedaliere un passaggio ineludibile: passare dalla resistenza giudiziaria alla negoziazione transattiva. Per i 30.000 infermieri della regione e per i colleghi di tutta Italia, il messaggio è chiaro: il tempo di lavoro e il diritto alla salute del lavoratore sono facce della stessa medaglia che garantisce la sicurezza delle cure.

Autore