Congelati i maxiconcorsi per frenare il disavanzo da 349 milioni. Forte la protesta dei sindacati che denunciano il rischio sui servizi essenziali.
Il sistema sanitario pugliese frena bruscamente di fronte a un pesante disavanzo finanziario. Per evitare un aggravamento immediato della spesa e il rischio di ulteriori manovre fiscali straordinarie, la Regione ha deciso di congelare le oltre 2.000 assunzioni programmate di infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS).
Una manovra di emergenza per frenare il “rosso” nei conti
Come un treno lanciato a forte velocità che richiede chilometri per arrestare la sua corsa, il piano di rientro della sanità pugliese si scontra con la dura realtà dei numeri. Con un disavanzo stimato intorno ai 349 milioni di euro e un «rosso» preventivato per il 2026 paragonabile a quello dell’anno precedente, la giunta regionale ha optato per una misura drastica: il rinvio al 2027 dei maxiconcorsi attualmente attivi a Bari e Foggia.
L’obiettivo dichiarato della misura è duplice: da un lato, posticipare l’impatto economico sul prossimo bilancio regionale; dall’altro, consentire una revisione approfondita dei reali fabbisogni delle Aziende Sanitarie Locali, verificando se la dotazione organica inizialmente ipotizzata risponda effettivamente alle necessità cliniche dei territori o se necessiti di una rimodulazione strategica.
I nodi della distribuzione territoriale e le polemiche
A far discutere non è solo il rinvio temporale, ma anche i criteri di distribuzione dei posti tra le varie province stabiliti nella fase precedente. Si registrano infatti notevoli sproporzioni:
- ASL Bari: A fronte di un bacino d’utenza vastissimo (paragonabile per estensione e popolazione alla somma delle province di Bat, Brindisi, Taranto e Lecce), erano previsti appena 80 infermieri e 100 OSS.
- ASL Foggia: Terza provincia per popolazione e quarta per numero di presidi ospedalieri, si era vista assegnare una quota sproporzionatamente alta, pari a 291 infermieri e 316 OSS (circa un terzo dell’intero contingente regionale).
Sulla posizione di Foggia pesano inoltre ulteriori ombre e verifiche amministrative relative a recenti procedure di stabilizzazione di personale provenienti da partecipate, che rischiano di aprire contenziosi sul fronte della responsabilità erariale.
La protesta dei sindacati: «I servizi essenziali rischiano il collasso»
La reazione delle organizzazioni sindacali non si è fatta attendere. Le sigle di categoria denunciano con forza che il blocco delle assunzioni si ripercuoterà direttamente sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta dei reparti ospedalieri e territoriali. Secondo i sindacati, il ricorso alle prestazioni aggiuntive del personale già in servizio non può rappresentare una soluzione strutturale per colmare le gravi carenze d’organico.
La priorità per i lavoratori e i rappresentanti dei professionisti sanitari resta quella di garantire la sicurezza delle cure e il rispetto dei livelli essenziali di assistenza (LEA), evitando che la coperta corta dei bilanci regionali finisca per penalizzare ulteriormente i cittadini e gli operatori in prima linea.
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