Ormai è retorica e consuetudine, ogni anno, che nella celebrazione della professione, da tutte le parti sociali e politiche, si innalzino fiumi di elogi verso la professione infermieristica, che, nonostante tutto, continua a portare avanti l’intera macchina sanitaria del nostro paese. Gente altruista, dedita al dovere e al senso di solidarietà umana, che contraddistingue ogni giorno tanti colleghi che operano nelle difficoltà e nel disagio, pur di regalare un sorriso al sofferente e al malato.
Dinanzi a questa triste realtà che sta scorrendo, da una parte le case della comunità in dirittura d’arrivo, almeno gran parte di loro manca poco alla consegna; dall’altra parte abbiamo la disputa dei medici di MMG, i quali rivendicano il loro ruolo. E poi ci sono le altre strutture e servizi previsti dal DM 77/2022. Come sia possibile far partire un nuovo modello sanitario di prossimità senza la mancanza di personale? Quello attuale si sta affievolendo tra la tanta disorganizzazione che ancora prevale ed impera ovunque, in particolare al sud.
Quale personale andiamo a mettere in queste nuove strutture, se la formazione sta diventando poco attrattiva ? Dapprima gli infermieri e adesso anche la categoria medica ha i suoi problemi con i test di ingresso, che sono diventati più un business che un vero e proprio filtro. Giovani preparati e motivati che, per piccolissimi decimali di punteggio, non riescono ad entrare e devono optare per altre facoltà collaterali: pazzesco. Oppure vedere tanti giovani frequentare altre sedi universitarie degli stati a noi vicini, Albania, Romania, Spagna oppure università private. Con tanti sacrifici, non solo per i giovani, ma anche per le loro famiglie.
È possibile che, ancora oggi, non si riesca a intervenire su questa politica sanitaria fondamentale per ogni nazione, ovvero la formazione del personale?
Sulla professione infermieristica, è stato scritto di tutto e di più; solo chi non vuole sentire fa finta di nulla. Altrimenti, credo che sia il momento di abbassare i ruoli, i toni, i modi e vedere, ascoltare anche solo per un giorno, la tanta sofferenza che traspare dai volti di tanti colleghi che, pur di regalare un sorriso, trattengono le loro lacrime per poi riversarle durante il ritorno a casa, tra amarezze, disagi e difficoltà quotidiane di ogni genere.
Perciò siamo più umani, diamo il giusto valore, il giusto contratto e il giusto compenso a una professione quale quella infermieristica che per sua stessa natura rappresenta il motore della storia della sanità non solo in Italia, ma nel mondo. Altrimenti queste nuove strutture rimarranno veramente vuote senza quello spirito che ha animato quegli ospedali da campo e quelle piazzole adibite a strutture sanitarie durante il Covid. Lasciamo stare quelle figure intermedie quale l’assistente infermiere che non ha motivo di essere presente, proprio perché con la legge 502/92 è stata sepolta quella vecchia figura di infermiere generico, ma valorizziamo gli OSS che sono le braccia e le ali del servizio sanitario nazionale.
Evitiamo gli elogi alla professione; i veri elogi per noi infermieri sono quelli che provengono dai nostri pazienti ogni giorno, quando ci accostiamo dinanzi a loro anche solo per un saluto, oppure quando ci sentiamo chiamare per una parola di conforto o altra motivazione. A buon intenditore, poche parole.
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