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Rinviati a giudizio dieci infermieri del Policlinico di Bari. L’accusa è di aver sottratto siringhe e farmaci ospedalieri per effettuare visite domiciliari private. Ecco i dettagli dell’inchiesta.
Si chiude la fase preliminare e si apre quella dibattimentale per lo scandalo che ha coinvolto il Centro Emofilia e Trombosi del Policlinico di Bari. Dieci infermieri dovranno presentarsi davanti alla prima sezione del Tribunale il prossimo 5 febbraio, rinviati a giudizio dal GUP Alfredo Ferraro con l’accusa di peculato aggravato in concorso.
Secondo l’accusa, il personale sanitario avrebbe messo in piedi un sistema parallelo di assistenza domiciliare, utilizzando però le risorse dell’ospedale pubblico.
Il “sistema”: prelievi a domicilio con materiale rubato
Il meccanismo ricostruito dagli inquirenti appare sistematico. Gli infermieri sono accusati di essersi appropriati indebitamente di materiale sanitario di proprietà dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, sottraendolo dai magazzini del reparto. Nelle borse degli operatori finivano siringhe, cateteri, garze e flaconi per i prelievi.
Questo materiale, destinato esclusivamente all’uso interno ospedaliero, veniva invece utilizzato per effettuare prestazioni a domicilio ai pazienti in cura presso lo stesso Centro. Un servizio “in nero”, svolto al di fuori dei canali ufficiali.
Il tariffario: dai 10 ai 15 euro a “regalo”.
Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dal PM Marco D’Agostino, hanno portato alla luce decine di episodi avvenuti tra il 2016 e il marzo 2017. Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, è emerso che per ogni prestazione veniva richiesto un compenso variabile tra i 10 e i 15 euro.
Spesso il pagamento veniva mascherato verbalmente come un “regalo” o “un caffè”. In alcune circostanze, il compenso in denaro veniva sostituito da beni in natura, come bottiglie di vino o altri doni offerti dai pazienti.
La situazione processuale: prescrizione e peculato
È importante notare una distinzione legale fondamentale in questo processo:
- Il Peculato: la Procura ha contestato il reato di peculato per l’appropriazione indebita del materiale sanitario (beni pubblici). È su questo che si baserà il processo.
- I guadagni in nero: l’aspetto relativo ai compensi illeciti ricevuti dai pazienti non è confluito nelle imputazioni attuali, poiché i relativi reati risultano ormai prescritti.
L’Azienda Ospedaliera del Policlinico figura nel processo come parte offesa. Tra gli imputati rinviati a giudizio figurano i nomi di Sofia Marcella, Diana Vittoria, Pertoldi Michele, Morisco Emilia, Dario Giuseppe, Modarelli Concetta, Capalbo Angela, Battista Carmela e Marasa Francesco Paolo.
L’udienza del 5 febbraio servirà a fare chiarezza definitiva sulle responsabilità dei singoli in una vicenda che ha colpito la gestione della sanità pubblica barese.

