Il 12 maggio prossimo inizierà il processo che vede coinvolti 54 infermieri e tecnici veterinari residenti nella città di Bari e provincia, accusati di esercizio abusivo della professione.
Il procedimento nasce dall’accusa di non essersi iscritti all’albo professionale, un obbligo introdotto solo nel 2018.
Questi professionisti, sebbene regolarmente abilitati all’esercizio delle proprie mansioni, non avrebbero provveduto all’iscrizione nei rispettivi registri, ascritto come requisito fondamentale dalla normativa vigente dal 2018 per poter svolgere legalmente la professione.
Il Pubblico Ministero Baldo Pisani ha disposto il decreto di citazione diretta a giudizio, in seguito alla decisione del Giudice per le Indagini Preliminari Antonella Cafagna, che ha rifiutato la richiesta di archiviazione inizialmente avanzata dalla procura.
Il gip ha motivato la propria scelta ritenendo che gli infermieri e i tecnici veterinari dovessero essere consapevoli dell’obbligo legislativo di iscrizione all’albo e delle conseguenze derivanti dalla sua mancata osservanza.
L’episodio fa emergere la delicatezza delle regole che disciplinano le professioni sanitarie e il loro ruolo fondamentale nella tutela della salute pubblica.
Questo caso evidenzia quanto sia importante per le professioni sanitarie mantenere un controllo rigoroso sul rispetto delle normative legali e amministrative, nonché l’attenzione costante degli enti di vigilanza per preservare la qualità e la sicurezza delle prestazioni.
La vicenda di Bari sarà seguita con interesse da tutto il settore sanitario, in attesa dell’esito del processo, che potrà rappresentare un precedente significativo per l’applicazione delle norme sull’albo professionale.
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