Schiaffeggiato mentre prestava assistenza a due minorenni feriti. Quindici giorni di prognosi per il sanitario. La Asl Bari: «Violenza inaccettabile, garantiremo tutela legale».
BARI – Ancora un’aggressione ai danni di un professionista sanitario. Questa volta a farne le spese è stato un infermiere del 118 in servizio a Bari, colpito con uno schiaffo in pieno volto dal padre di uno dei ragazzi che stava soccorrendo dopo un incidente stradale. Un episodio che riaccende i riflettori sul fenomeno delle violenze contro il personale sanitario impegnato nell’emergenza-urgenza.
L’aggressione è avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2026 in viale Unità d’Italia. L’infermiere, 43 anni, ha riportato lesioni giudicate guaribili in quindici giorni ed è stato costretto a interrompere il turno di lavoro.
L’intervento del 118 dopo l’incidente stradale.
Erano circa le 00:45 quando la Centrale Operativa del 118 ha inviato un’ambulanza sul luogo di un incidente tra un’automobile e un ciclomotore sul quale viaggiavano due minorenni. L’intervento era stato classificato inizialmente come codice rosso.
Giunti sul posto, gli operatori sanitari hanno immediatamente avviato la valutazione clinica dei due giovani coinvolti. Dopo il triage e l’accertamento delle condizioni dei feriti, l’infermiere ha fatto salire in ambulanza il ragazzo che appariva maggiormente dolorante per proseguire gli accertamenti e predisporre il successivo trasporto in ospedale.
La situazione, già complessa per la presenza di numerose persone riversate in strada all’uscita dei locali notturni della zona, è improvvisamente degenerata.
L’aggressione all’interno dell’ambulanza.
Secondo il racconto del sanitario, un uomo si sarebbe avvicinato con atteggiamento particolarmente agitato al mezzo di soccorso, salendo all’interno dell’ambulanza durante le operazioni assistenziali.
L’infermiere, non sapendo che si trattasse del padre di uno dei ragazzi coinvolti nell’incidente, avrebbe chiesto all’uomo di allontanarsi per consentire il corretto svolgimento delle cure e garantire la sicurezza del paziente.
Pochi istanti dopo sarebbe arrivata la violenta reazione.
«Si è scaraventato all’interno dell’ambulanza in modo molto concitato. Pensavo volesse fare del male al ragazzo e gli ho chiesto di uscire», ha raccontato il professionista sanitario.
Una volta sceso dal mezzo, l’uomo avrebbe colpito l’infermiere con uno schiaffo al volto, interrompendo di fatto l’attività assistenziale.
Quindici giorni di prognosi e servizio sospeso.
L’aggressione ha avuto conseguenze immediate sull’organizzazione dei soccorsi. Il sanitario è stato costretto a sospendere il proprio servizio e a recarsi in Pronto Soccorso per le cure del caso.
Il referto medico ha stabilito una prognosi di quindici giorni.
Per garantire il trasporto del giovane ferito è stato necessario l’intervento di un secondo equipaggio del 118, con inevitabili ripercussioni sull’efficienza del sistema di emergenza territoriale.
«È la prima volta che mi aggrediscono».
Particolarmente toccanti le parole dell’infermiere, che dopo anni di lavoro nell’emergenza territoriale si è trovato per la prima volta vittima di un’aggressione fisica.
«Sul momento ero sconvolto. Non pensavo che potesse accadere una cosa del genere», ha dichiarato.
Il professionista ha spiegato di non aver reagito all’aggressione se non verbalmente, limitandosi a informare l’aggressore della volontà di procedere per vie legali.
A distanza di ore, tuttavia, oltre alla rabbia resta soprattutto la delusione.
«Noi siamo lì per aiutare le persone, ma spesso veniamo percepiti come un ostacolo anziché come una risorsa. È una sensazione molto amara».
L’appello: «Serve più cultura dell’emergenza».
L’infermiere ha voluto lanciare anche un messaggio rivolto alla cittadinanza, sottolineando l’importanza di una maggiore conoscenza del funzionamento dei servizi di emergenza.
«Occorre educare le persone a comprendere cosa significa lavorare in emergenza-urgenza. Ostacolare il personale del 118 significa danneggiare il soccorso e, in definitiva, i pazienti stessi».
Parole che fotografano una realtà sempre più difficile per chi opera in prima linea, spesso esposto a tensioni, aggressività e comportamenti violenti.
La solidarietà della Asl Bari e dei colleghi.
La Asl Bari ha espresso immediatamente vicinanza al professionista aggredito.
Il direttore generale Luigi Fruscio ha definito l’episodio «un gesto inqualificabile e una violenza del tutto immotivata che non può essere tollerata», assicurando pieno supporto legale all’infermiere.
Numerosi attestati di solidarietà sono arrivati anche dai colleghi e dagli operatori dell’emergenza territoriale, che quotidianamente affrontano situazioni ad alta intensità emotiva e operativa.
Aggressioni ai sanitari: un fenomeno che non si arresta.
L’episodio di Bari si inserisce in un quadro nazionale sempre più preoccupante. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e soccorritori del 118 continuano a essere vittime di minacce, insulti e aggressioni fisiche durante l’esercizio delle proprie funzioni.
Nonostante l’introduzione di nuove norme per la tutela del personale sanitario e le campagne di sensibilizzazione promosse dalle istituzioni, il fenomeno continua a rappresentare una vera emergenza sociale.
Le parole dell’infermiere barese sintetizzano il sentimento di molti professionisti della salute: «Tornerò al lavoro, ma sicuramente demoralizzato. Quando rischi di essere aggredito mentre stai cercando di aiutare qualcuno, inevitabilmente ti chiedi: chi me lo fa fare?».
Una domanda che il sistema sanitario e la società non possono più permettersi di ignorare.
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