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C’è un fronte compatto che sta alzando la voce contro il progetto dell’autonomia differenziata in Italia, ed è quello dei camici bianchi. Non si tratta di una semplice protesta di settore, ma di un segnale d’allarme che arriva direttamente dai vertici della Fnomceo, la Federazione che riunisce gli ordini dei medici. Ben 106 presidenti provinciali hanno infatti firmato una mozione chiarissima: le professioni sanitarie devono restare sotto il controllo dello Stato.
Il cuore della contesa.
Tutto nasce dalle recenti intese tra il Governo e alcune regioni del Nord — Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. L’idea di fondo è quella di delegare alle singole amministrazioni regionali la gestione delle norme che regolano le professioni. Ma i medici non ci stanno.
Il timore principale non è burocratico, ma di sostanza: se ogni Regione potesse legiferare per conto suo, il rischio sarebbe quello di frammentare una categoria che, per definizione, deve avere standard e regole uguali per tutti.
I tre motivi della discordia.
Perché questa opposizione è così decisa? Ci sono tre punti che ricorrono nel documento firmato dai medici:
- La Costituzione parla chiaro: i medici ricordano che la Corte Costituzionale ha già stabilito più volte che la materia “professioni” spetta allo Stato. Creare piccoli regni legislativi regionali non sarebbe solo complicato, ma probabilmente illegittimo.
- Il valore del titolo di studio: immaginiamo un medico che oggi lavora a Padova e domani vuole spostarsi a Parigi o semplicemente a Roma. Se i criteri per l’abilitazione diventassero regionali, la mobilità dei professionisti diventerebbe un incubo burocratico. L’omogeneità dei titoli è ciò che garantisce che un medico sia “medico” con gli stessi diritti e doveri in ogni angolo d’Europa.
- Il rischio di una sanità a due velocità: questo è forse il punto più delicato. I medici temono che dare più autonomia alle Regioni in termini di tutela della salute non faccia altro che allargare la forbice delle disuguaglianze. In vent’anni di gestione regionale, i divari tra le diverse zone d’Italia non sono stati colmati; il timore è che l’autonomia differenziata sia il colpo di grazia per l’equità delle cure.
Una questione di risorse.
Un ultimo passaggio della mozione riguarda i soldi. La preoccupazione è che le Regioni possano riallocare i risparmi ottenuti nella sanità verso altri settori, come la Protezione Civile, sottraendo preziose risorse a un sistema sanitario nazionale che sta già soffrendo.
In sintesi, per la Fnomceo, la professione medica deve restare un pilastro unitario. Solo uno Stato centrale può garantire che un cittadino riceva lo stesso livello di competenza e professionalità, indipendentemente dalla regione in cui vive.
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