Bologna – Le notizie emerse nelle ultime ore sulla situazione economico-finanziaria dell’Azienda USL di Bologna meritano un chiarimento immediato e completo. Su una materia così delicata non servono né propaganda né rassicurazioni generiche: servono numeri, trasparenza e soprattutto garanzie sul futuro dei servizi e del personale.
I dati ufficiali mostrano una situazione che rimane delicata, pur in miglioramento: il bilancio consuntivo 2025 dell’AUSL di Bologna si è chiuso con una perdita di circa 9,5 milioni di euro, dimezzata rispetto ai 18,47 milioni di deficit del 2024. Anche a livello regionale il disavanzo sanitario 2025 è sceso a circa 54 milioni, rispetto ai 194 milioni dell’anno precedente.
Questo miglioramento, tuttavia, non può cancellare le criticità accumulate negli anni. Nel dibattito seguito ai rilievi sui conti dell’AUSL è emerso il tema di circa 54,8 milioni di euro di crediti risalenti al 2020 e agli anni precedenti, una parte consistente dei quali riconducibile alle anticipazioni erogate durante l’emergenza Covid alle strutture private accreditate. È indispensabile sapere quanto di queste somme sia stato effettivamente recuperato, quali piani di rientro siano in corso e con quali tempi.
Allo stesso modo va fatta chiarezza sulla liquidità aziendale e sui rapporti con il sistema bancario. I dati pubblicati da Intercent-ER nel giugno 2026 sull’utilizzo delle anticipazioni di cassa non sembrano coincidere con alcune delle cifre circolate in queste ore sui media. Proprio per questo FIALS chiede che AUSL e Regione rendano pubblici, in maniera semplice e verificabile, l’ammontare delle anticipazioni effettivamente utilizzate, gli eventuali interessi sostenuti e l’andamento dei pagamenti ai fornitori.
Ma per FIALS la questione principale è un’altra: chi pagherà il prezzo del risanamento?
Non accetteremo che il riequilibrio dei bilanci venga ottenuto attraverso il blocco delle assunzioni, la mancata sostituzione del personale, l’aumento dei carichi di lavoro, il ricorso sistematico a straordinari e doppi turni, la riduzione dei posti letto o il ridimensionamento dei servizi.
Anche sull’emergenza-urgenza serve un confronto serio. L’AUSL dichiara per Bologna e provincia una dotazione complessiva di 25 ambulanze e 21 automediche, mentre nel territorio comunale bolognese risultano operative due automediche. Il problema quindi non può essere ridotto a uno slogan: occorre verificare se la distribuzione dei mezzi e, soprattutto, degli equipaggi sanitari sia realmente adeguata alla popolazione, ai volumi di attività e ai tempi di intervento richiesti.
FIALS Emilia-Romagna chiede pertanto all’AUSL di Bologna e alla Regione l’apertura immediata di un tavolo di confronto, nel quale vengano presentati i dati aggiornati sui crediti da recuperare, sui pagamenti ai fornitori, sulla liquidità, sulle spese per il personale e, soprattutto, sull’impatto che il piano di riequilibrio avrà sulle assunzioni e sull’organizzazione dei servizi.
I lavoratori della sanità hanno già pagato negli ultimi anni un prezzo altissimo in termini di carichi di lavoro, ferie accumulate, turni massacranti e difficoltà nel garantire quotidianamente l’assistenza.
Non saranno infermieri, OSS, tecnici, amministrativi e professionisti sanitari a diventare il bancomat con cui ripianare i conti.
Se i conti migliorano, quelle risorse devono tradursi in assunzioni, sicurezza, valorizzazione del personale e servizi migliori per i cittadini.
Su questo FIALS non farà passi indietro.
Alfredo Sepe
Segretario Regionale FIALS Emilia-Romagna
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