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L’arrivo della nuova figura viene venduto come la svolta per la sanità italiana. Ma grattando via la patina istituzionale, emerge un quadro diverso: una sanatoria per le RSA, infermieri che fuggono dall’assistenza per fare i “piccoli medici” e stipendi che restano al palo. A chi serve davvero questa riforma?
Arrivano gli Assistenti Infermieri. I documenti sono firmati, i Piani Strategici approvati. La narrazione ufficiale parla di “evoluzione”, “sicurezza”, “nuovi modelli”. Ma se spegniamo i riflettori della retorica politica e guardiamo alla realtà nuda e cruda delle corsie e delle RSA, la fotografia che ne esce è molto meno rassicurante e molto più cinica.
Siamo di fronte alla nascita ufficiale di due nuove categorie ibride: i Quasi-Infermieri (gli ex OSS potenziati) e i Quasi-Medici (gli Infermieri con laurea magistrale). In mezzo, il vuoto assistenziale e il solito problema: gli stipendi.
La “sanatoria” delle RSA: legalizzare l’abuso.
Diciamocelo chiaramente: nelle Case di Riposo e nelle RSA, l’Assistente Infermiere esiste già da vent’anni, solo che lo chiamiamo OSS e lo facciamo lavorare sul filo dell’illegalità.
Da decenni, per carenza di personale o per risparmiare, agli OSS viene chiesto di somministrare terapie, fare medicazioni semplici e sorvegliare parametri in autonomia. Fino a ieri era “abuso di professione” tollerato per necessità; da domani, con un corso di qualche ora in più, diventerà “legge”.
Questa riforma, per il settore sociosanitario, non è un’innovazione: è una sanatoria. Serve a coprire le spalle alle strutture, legalizzando ciò che già avviene e permettendo di tenere in piedi il sistema senza dover assumere il numero corretto di infermieri (che costano di più e non si trovano).
L’Infermiere e il miraggio dell’evoluzione.
E gli infermieri? Loro dovrebbero esultare: finalmente liberati dal “giro letti” e dall’igiene, potranno dedicarsi all’alta complessità. Ma qui sorge il dubbio più scomodo: siamo sicuri che gli infermieri vogliano davvero evolversi? O meglio, in quale direzione?
L’impressione è che per molti l’evoluzione significhi allontanarsi il più possibile dal paziente. Mentre l’Assistente Infermiere (il Quasi-Infermiere) si prenderà il carico dell’assistenza diretta, l’Infermiere punta alle Lauree Specialistiche e alla prescrizione, nel tentativo, a volte goffo, di scimmiottare i medici.
Si crea così il Quasi-Medico: un professionista iper-specializzato che vorrebbe diagnosticare e curare, ma che si scontrerà sempre con un soffitto di cristallo blindato.
Il muro dei Medici e la trappola degli stipendi.
Perché diciamolo: i medici non faranno mai entrare davvero gli infermieri nel loro recinto sacro. Le competenze “mediche” concesse agli infermieri saranno sempre marginali, burocratiche o di scarso interesse per i dottori.
Il risultato? Avremo infermieri con responsabilità abnormi rispetto al passato – responsabili non solo del proprio operato, ma anche della supervisione legale e pratica degli Assistenti Infermieri – senza però avere lo scettro del comando clinico.
E il portafogli? Qui casca l’asino.
In questo valzer di nuove competenze, di “super-OSS” e “super-Infermieri”, l’unica cosa che resta immobile è la busta paga.
- L’Assistente Infermiere farà il lavoro dell’infermiere base, ma con uno stipendio da tecnico.
- L’Infermiere farà compiti di coordinamento clinico e supervisione avanzata, ma con lo stipendio tabellare di sempre (o con aumenti ridicoli legati a indennità variabili).
Chi ci guadagna davvero?
Alla fine della fiera, il sistema crea una catena di montaggio al ribasso.
Il “Quasi-Infermiere” costa meno dell’Infermiere vero. Il “Quasi-Medico” (l’infermiere specialista) tappa i buchi lasciati dai medici che mancano, costando un terzo di un dottore.
Tutti fanno qualcosa di più, tutti si prendono più rischi, tutti si sentono “evoluti”. Ma a fine mese, il bonifico è lo stesso.
È questa l’evoluzione della professione? O è solo un modo raffinato per gestire la povertà del sistema sanitario sulla pelle dei lavoratori?

