Maxi-truffa all’Ospedale Dulbecco di Catanzaro: arrestati 11 tra Medici e Infermieri per prestazioni private e pagamenti in nero.
Un’indagine congiunta della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del NAS ha scosso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro, portando all’arresto di 11 persone, di cui 5 dirigenti medici, nell’ambito di un’operazione che ha svelato un sofisticato sistema di prestazioni private erogate durante l’orario di servizio e pagamenti in nero. Le accuse vanno dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato e riciclaggio, con un sequestro preventivo di circa un milione di euro.
Le indagini hanno rivelato che 8 dirigenti medici dell’AOU “Renato Dulbecco”, in complicità con l’ufficio ALPI (Attività Libero Professionale Intramuraria), avrebbero sistematicamente svolto attività intramoenia “allargata”. Questo significa che le visite venivano effettuate in studi privati, al di fuori dei locali ospedalieri e spesso durante l’ordinario orario di servizio.
Questo modus operandi ha avuto un impatto diretto sulle lunghe liste d’attesa ospedaliere, contribuendo a non smaltirle. I pazienti pagavano le prestazioni rigorosamente in contanti, ma solo una minima parte dei compensi veniva regolarizzata e versata nelle casse dell’ospedale, dissimulando l’illiceità delle condotte.
Il sistema fraudolento è stato reso possibile grazie al “sistematico e organizzato” apporto di due funzionarie e un ex dirigente dell’ufficio ALPI, che fornivano aiuto concreto ai medici. Tra le loro azioni:
- Accesso abusivo al sistema informatico: Registravano ex post, con date fittizie, le prenotazioni delle poche visite regolarizzate.
- Indirizzamento diretto dei pazienti: I pazienti che richiedevano prestazioni intramoenia venivano indirizzati direttamente ai medici coinvolti nel giro illecito.
Inoltre, due dei medici si avvalevano sistematicamente di infermieri dipendenti dell’Azienda ospedaliera, anch’essi pienamente coinvolti nell’attività illecita. Questi infermieri facilitavano la truffa con specifiche condotte autonome, come la riscossione in contanti dei pagamenti dai pazienti.
Gli investigatori hanno riscontrato che uno dei medici coinvolti avrebbe svolto anche interventi di cataratta abusivi presso una clinica privata e nel suo studio personale. Quando i pazienti richiedevano fattura, questa veniva emessa dai complici dell’ufficio ALPI, ma rendicontando una prestazione diversa, poiché gli interventi chirurgici non avrebbero potuto essere eseguiti in regime intramurario.
Questo stesso dirigente medico, già attinto da un’ordinanza cautelare a gennaio 2024, insieme a due infermieri e un imprenditore cosentino, avrebbe impiegato parte del denaro illecito nella sua attività professionale tramite un sofisticato sistema di fatture per operazioni inesistenti. Due società di capitali coinvolte sono ora indagate per responsabilità amministrativa.
Il provvedimento, emesso dal GIP di Catanzaro su richiesta della Procura locale, ha portato a 13 misure cautelari personali e 9 reali. Nel dettaglio:
- Arresti domiciliari (11 persone):
- Dirigenti medici: Mafalda Condigliota, Giampiero Maglia, Marco Scicchitano, Anna Rita Procopio, Riccardo Sperlì.
- Infermieri: Roberto Iuliano, Rossella Viscomi, Luigi Mancuso.
- Dipendenti Ufficio ALPI: Maria Teresa Debora Lanatà, Maurizio Gigliotti.
- Imprenditore: Antonio Attisani.
- Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (1 persona): Giuseppe Perri (ex dirigente medico).
- Divieto di dimora nel comune di Catanzaro (1 persona): Giuseppe Mauro (dirigente medico).
Con lo stesso provvedimento, il GIP ha disposto il sequestro di circa un milione di euro complessivi a carico di 8 dirigenti medici e un imprenditore, ritenuto profitto dei reati contestati.
Le indagini hanno anche rivelato che uno dei dirigenti medici, già direttore dell’ufficio ALPI e attivo come Doping Control Officer per la Federazione Medico Sportiva Italiana, avrebbe prodotto documentazione fittizia (fatture per pasti, alberghi e viaggi) per ottenere indebiti rimborsi dalla Federazione in 46 occasioni. In numerosi altri casi, avrebbe falsamente attestato la propria presenza in servizio, procurandosi un ingiusto profitto.
Le complesse indagini, che hanno incluso intercettazioni e perquisizioni, hanno evidenziato un vincolo associativo tra 6 dei dirigenti medici coinvolti, i componenti dell’ufficio ALPI e gli infermieri utilizzati per le attività professionali illecite. La Procura di Catanzaro continua le indagini per fare piena luce sull’intera rete criminale.
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