Il procedimento giudiziario sul presunto caso di maltrattamenti ai danni di un anziano ospite di una RSA di Correggio entra in una nuova fase. Dopo l’assoluzione di tutte e sei le Operatrici Socio-Sanitarie (OSS) pronunciata in primo grado nel febbraio 2024, la vicenda è ora all’esame della Corte d’Appello, chiamata a valutare il ricorso presentato dalla Procura.
Il caso dell’anziano ospite della RSA.
Al centro del processo vi è la vicenda di Arduino Gigante, nato nel 1936 e deceduto nel 2021, che era ospite di una casa di riposo situata in via Mandriolo, a Correggio. Le sei OSS erano state imputate, a vario titolo, dei reati di maltrattamenti e violenza privata per fatti che sarebbero avvenuti tra l’ottobre 2016 e il marzo 2018.
Secondo l’accusa, formulata dal pubblico ministero Maria Rita Pantani, l’anziano sarebbe stato vittima di ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica, tra cui schiaffi, colpi al braccio e allo stomaco, mancata assistenza alle richieste di aiuto e lunghi periodi trascorsi senza essere cambiato dopo essersi bagnato. Contestato anche il presunto spostamento del letto lontano dal campanello di chiamata, che avrebbe impedito all’uomo di chiedere assistenza.
Le accuse si fondavano anche su intercettazioni ambientali effettuate nella stanza dell’ospite.
L’assoluzione in primo grado.
Nel febbraio dello scorso anno il giudice Francesca Piergallini aveva assolto tutte le imputate, ritenendo non dimostrata l’esistenza di un sistema organizzato di maltrattamenti all’interno della struttura.
Nelle motivazioni della sentenza, il Tribunale aveva escluso quello che durante il processo era stato definito un presunto “sistema Mandriolo”. Per quanto riguarda il letto spostato, il giudice aveva ritenuto plausibile la spiegazione fornita dalle difese, secondo cui la misura era stata adottata per evitare che l’anziano si ferisse battendo le mani contro il comodino o disturbasse gli altri ospiti della struttura.
Anche gli episodi di esasperazione contestati dall’accusa sono stati interpretati come eventuali manifestazioni di stanchezza o frustrazione, giudicate comunque non abituali e non sufficienti a integrare il reato di maltrattamenti.
Le difese: “Carenza di personale e carichi di lavoro pesanti”.
Nel corso del processo, gli avvocati delle OSS hanno sostenuto che le registrazioni ambientali non avrebbero documentato comportamenti vessatori.
La difesa ha inoltre evidenziato le difficili condizioni lavorative presenti nella struttura, spiegando che durante i turni notturni erano presenti soltanto due OSS per assistere 47 ospiti. Secondo questa ricostruzione, eventuali ritardi nell’assistenza sarebbero stati determinati dall’elevato carico di lavoro e non dalla volontà di trascurare il paziente.
Il ricorso della Procura.
Non condividendo l’esito del primo grado, il pubblico ministero Maria Rita Pantani ha presentato appello chiedendo una nuova valutazione della vicenda.
Nel corso della prima udienza davanti alla Corte d’Appello, la Procura aveva richiesto di ascoltare nuovamente alcuni testimoni, tra cui la figlia dell’anziano, mentre il sostituto procuratore generale aveva domandato di risentire anche il figlio e altri soggetti coinvolti nel procedimento.
La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Paola Losavio, ha però rigettato tali richieste istruttorie, disponendo il rinvio dell’udienza al mese di dicembre, quando è prevista la discussione finale.
Le parti civili.
Nel procedimento si sono costituiti parte civile i due figli di Arduino Gigante, che fin dall’inizio hanno sostenuto la tesi dell’esistenza di un clima di omertà all’interno della struttura.
Risultano inoltre parti civili l’Azienda USL, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Correggio e l’Unione dei Comuni Pianura Reggiana, che tuttavia non avevano impugnato la sentenza assolutoria di primo grado.
Coinvolta nel procedimento anche la cooperativa che gestiva il servizio, presente con una duplice posizione processuale, sia come parte civile sia come responsabile civile.
Un caso che riaccende il dibattito sull’assistenza nelle RSA.
La vicenda continua ad alimentare il confronto sul delicato equilibrio tra tutela degli anziani fragili, responsabilità degli operatori e condizioni di lavoro nelle residenze sanitarie assistenziali.
È importante sottolineare che, allo stato attuale, le sei OSS restano assolte in primo grado e che il giudizio d’Appello servirà a verificare se vi siano elementi idonei a modificare quel verdetto. Il processo è ancora in corso e non è stata assunta alcuna decisione definitiva sulla responsabilità delle imputate.
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