Il 21 giugno 2025, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 142 di un DPCM, il Governo ha ufficializzato l’istituzione della nuova figura dell’Assistente Infermiere (AI). Questo, in attuazione di un accordo siglato con le Regioni il 3 ottobre 2024 e inserito nel Contratto 2022-2024 per gli 850.000 lavoratori del comparto, viene presentato come una riforma necessaria. Tuttavia, dietro le quinte di questa novità, si celano profonde preoccupazioni e un acceso dibattito tra gli addetti ai lavori.
La creazione dell’Assistente Infermiere, secondo molti, è avvenuta senza una cornice normativa chiara e priva di una solida copertura assicurativa ed economica. L’accordo con le Regioni, legalizzato dal contratto di lavoro e dal DPCM, rischia di mettere a repentaglio non solo il futuro dell’AI stessa, ma anche la stabilità e l’esistenza degli Operatori Socio Sanitari (OSS). Il risultato è un vuoto regolamentare che lascia entrambe le figure esposte a gravi responsabilità, in un contesto sempre più disomogeneo a livello normativo e amministrativo.
Questa nuova figura, che per alcuni “rimoderna” il vecchio ruolo dell’infermiere generico, sembra nascere in un modello confuso. Viene percepita come una risposta frettolosa alla carenza cronica di personale infermieristico, ma si presenta fin da subito priva di una chiara definizione di ruoli, competenze e tutele, trascinandosi dietro gran parte delle funzionalità già svolte dagli OSS.
Un’altra grave preoccupazione riguarda l’autonomia concessa a Regioni e Aziende nella gestione dei percorsi formativi. Questo porterà inevitabilmente a una disomogeneità formativa su scala nazionale, creando un sistema frammentato che acuirà le disuguaglianze, anche economiche, tra i professionisti. La possibile privatizzazione della formazione rischia di aggravare ulteriormente un sistema già fragile e disorganico, mettendo in discussione la qualità e l’uniformità delle competenze.
Si teme che molte aziende useranno questa riforma per legalizzare prassi già in atto, come l’istituzione dell’OSS strumentista in sala operatoria o altre specialità, senza adeguate assicurazioni o compensi. Anche in contesti come RSA, cooperative e servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), dove gli OSS già svolgono mansioni non di loro pertinenza per sopperire alla carenza infermieristica, l’introduzione dell’AI potrebbe essere usata per ratificare una realtà distorta. L’obiettivo implicito sembrerebbe essere la riduzione dei costi, anteponendola alla qualità dell’assistenza e risolvendo, di fatto, la mancata assunzione di infermieri.
La prospettiva è amara: gli OSS potrebbero essere ridotti a un mero strumento di risparmio economico, privati di tutele e prospettive future. L’AI, a sua volta, rischierebbe di subire carichi di lavoro sempre più pesanti, senza alcuna garanzia di copertura economica e giuridica.
Nonostante le speranze di un’evoluzione professionale, molti temono che il nuovo contratto non garantisca né progressione economica né sviluppo di carriera per gli OSS, spingendoli verso un pericoloso svuotamento professionale. Ancora più grave, l’Assistente Infermiere non è riconosciuta come categoria a sé stante; viene collocata allo stesso livello dell’OSS, come “operatore di interesse sanitario” riconducibile ai profili professionali socio-sanitari (legge 43/2006 art. 1 comma 2). Questo significa che l’AI rimane, di fatto, un OSS incaricato di attività aggiuntive, conservando la sua natura di operatore tecnico. Questa mancanza di riconoscimento ufficiale è destinata a creare seri problemi nel sistema assistenziale.
Non solo manca un piano di integrazione strutturato, ma il contratto, il DPCM e l’accordo Stato-Regioni non definiscono lo stipendio di base né stanziano fondi specifici per la formazione e l’integrazione dell’AI. Non si intravede un vero riconoscimento economico o professionale.
Un’altra lacuna evidente è l’assenza di una revisione delle piante organiche e di una chiara quantificazione del fabbisogno di personale. Senza sapere quanti OSS, quanti infermieri e, ora, quanti AI sono realmente necessari, si rischiano difficoltà enormi nell’accettare aumenti di organico e nel reperire le risorse. L’ipotesi più concreta è che si tenderà a ridistribuire l’organico esistente in proporzione ai carichi di lavoro, puntando a garantire il medesimo rapporto tra carico e personale, ma a costo zero.
Se la formazione per l’AI dovesse partire, la sfida sarà enorme: come tutelare questa figura? È imperativo garantire una programmazione uniforme su scala nazionale, chiarezza sulle competenze e sui limiti operativi, una qualità elevata dell’offerta formativa, una solida tutela contrattuale e un dialogo congiunto con le parti sociali e professionali. Senza il rispetto dei vincoli normativi europei e nazionali (come la Direttiva 2013/55/UE), l’Assistente Infermiere rischia di rimanere una figura instabile, marginale, sovraccaricata di lavoro e responsabilità senza diritti proporzionali.
Il dibattito tra i lavoratori è acceso: c’è chi spera in un’evoluzione professionale e in un riconoscimento retributivo, e chi vede solo un aumento di responsabilità senza contropartite. Molti si chiedono quale sarà il destino dell’OSS con la “terza S” (quella di “specializzato” o “strumentista”), paventando una triste prospettiva di assorbimento graduale da parte dell’AI, fino alla possibile cancellazione della figura dell’OSS. La storia dell’OTA (Operatore Tecnico Addetto all’Assistenza) ci insegna che la scomparsa di una figura professionale può avvenire nel silenzio generale.
Oggi, gli OSS si trovano di fronte a un bivio: accettare passivamente un contratto e un DPCM che non garantisce tutele o futuro, oppure mobilitarsi per difendere la professione e migliorarne le condizioni. La realtà è che sia l’OSS che l’AI sono stati “mercificati”, ridotti a un mero metro di misura per il risparmio economico.
Se si vogliono creare varianti di OSS o nuove figure come l’AI, è fondamentale costruire un sistema di carriera più chiaro ed equo, con riconoscimenti adeguati alle competenze e alle responsabilità. Solo così si potrà valorizzare il contributo di questi professionisti e garantire loro un futuro più sicuro e dignitoso, definendo con chiarezza compiti e responsabilità per evitare sovramansionamento e sfruttamento.
L’Assistente Infermiere risolverà davvero la carenza di infermieri, o sarà l’ennesimo cerotto su una ferita che avrebbe bisogno di cure profonde e strutturali? L’AI rischia di rimanere un ibrido professionale senza identità, tutele o rappresentanza reale.
Noi non ci arrendiamo. Continueremo a lottare per i diritti degli OSS e degli AI, a rappresentarli e tutelarli, a denunciare le incongruenze e le difficoltà di questa riforma. Continueremo a chiedere risposte chiare e oneste ai politici e ai decisori, affinché smettano di trattare gli OSS come una professione di serie B. È tempo di riconoscere il loro valore e il loro contributo fondamentale al sistema sanitario italiano. Il Governo e le parti sociali devono prendere atto della situazione e agire diversamente per garantire agli OSS un futuro più sicuro e più dignitoso.
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