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Nel mirino Bologna e Parma, dove il sistema delle pre-liste rischierebbe di alterare i dati ufficiali sulle attese, lasciando fuori migliaia di cittadini dal monitoraggio.
Il caso delle liste chiuse in Emilia-Romagna diventa un fronte di scontro politico e sindacale. Sepe (Fials) attacca il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi, parlando di “numeri alterati” e di cittadini trasformati in “pazienti fantasma”.
Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, a Bologna per una valutazione audiologica 107 cittadini sarebbero stati inseriti in pre-lista, ma solo uno sarebbe stato effettivamente preso in carico. Per esami oculistici, su 1.550 richieste appena cinque avrebbero trovato spazio. Ancora: 549 domande per elettromiografia e solo quattro prese in carico. Numeri che, se confermati, evidenziano percentuali minime rispetto alla domanda reale.
Situazione delicata anche a Parma, dove dopo un esposto ai Nas presentato da 23 cittadini le agende sarebbero state riaperte.
“Liste chiuse e dati che non raccontano la verità”.
Per Sepe (Fials) il nodo centrale è il meccanismo delle pre-liste. “Se il cittadino non viene inserito ufficialmente in agenda perché le liste sono chiuse – afferma – non compare nel monitoraggio. Così le statistiche risultano migliori di quanto siano nella realtà”.
Il sindacato parla di un sistema che rischia di falsare la percezione dell’efficienza sanitaria. “Non si può sostenere che l’80% delle prestazioni sia nei tempi se una parte consistente della popolazione resta fuori dal conteggio”, attacca Sepe (Fials), riferendosi ai dati regionali citati dall’assessore Massimo Fabi.
L’attacco a de Pascale e Fabi: “Servono trasparenza e soluzioni”
Nel mirino finiscono il presidente Michele de Pascale e l’assessore Fabi. Per Sepe (Fials), le liste chiuse non sono solo un problema organizzativo ma una questione di diritti: “Quando un cittadino riceve come risposta che non può prenotare nemmeno tra uno o due anni, significa che il sistema non sta funzionando”.
Il rischio, sottolinea il sindacato, è quello di compromettere la prevenzione e costringere i pazienti a rivolgersi al privato. “Le liste chiuse devono essere riaperte con criteri chiari e tracciabili – conclude Sepe (Fials) – perché dietro ogni numero c’è una persona che aspetta cure”.

