Un gesto quotidiano di ordine e igiene scatena la furia di un medico contro Maddalena Perri, OSS di 62 anni. La denuncia ai Carabinieri riaccende i riflettori sulla violenza interna ai luoghi di cura e sulla solitudine degli operatori aggrediti.
IVREA – Non sono stati i parenti di un paziente o un utente in attesa, questa volta, a scatenare la violenza. A Ivrea, l’aggressione è avvenuta tra colleghi: un medico è accusato di aver afferrato, strattonato e trascinato con forza un’operatrice socio-sanitaria (OSS) lungo i corridoi del reparto di Urologia.
La dinamica: una divisa “fuori posto” all’origine della furia.
Secondo la denuncia presentata da Maddalena Perri, in servizio all’ospedale dal 1999, tutto sarebbe nato da un compito di routine. Mentre cercava una penna smarrita, l’operatrice nota una divisa medica lasciata su una sedia, che sfiorava il pavimento. Seguendo le prassi igieniche del suo profilo professionale, raccoglie il camice per destinarlo al lavaggio.
In quel momento, il medico proprietario della divisa sarebbe sopraggiunto urlando e, nonostante i tentativi della donna di allontanarsi, l’avrebbe afferrata con forza per il braccio destro, trascinandola per diversi metri verso l’uscita tra le urla di dolore della donna.
Il trauma fisico e l’abbandono istituzionale.
L’episodio ha lasciato segni profondi, non solo sul braccio (diagnosticato un trauma al Pronto Soccorso), ma soprattutto a livello psicologico. La denuncia della Perri è amara:
- Mancanza di soccorso immediato: L’operatrice riferisce di essere stata trattata con freddezza al Pronto Soccorso (DEA) dello stesso ospedale, dove inizialmente sarebbe stata dimessa nonostante una crisi di panico.
- Silenzio della Direzione: “La direzione sanitaria ha fatto finto di nulla”, dichiara la donna, che sostiene di doversi curare a proprie spese per affrontare il percorso ortopedico e psicologico necessario dopo lo shock.
“Stavolta non c’è perdono”.
Particolarmente significativo è il momento in cui il medico, dopo l’intervento dei Carabinieri, ha cercato di scusarsi. La risposta della Perri, “Stavolta non c’è perdono”, fa riferimento a precedenti tensioni verbali e sottolinea un punto fondamentale: la violenza non può essere derubricata a “momento di stress”. Anche un infermiere del triage è intervenuto per allontanare il medico, visibilmente scosso dalla situazione.
Una riflessione sul clima lavorativo in Sanità.
Questo caso si inserisce in un dibattito più ampio sulla sicurezza sul lavoro. Come abbiamo visto negli articoli precedenti sulla responsabilità dell’OSS e del medico:
- Le gerarchie non giustificano l’abuso: nessun ruolo clinico o anzianità professionale conferisce il diritto di superare il limite del rispetto fisico e verbale.
- L’isolamento dell’operatore: il racconto di Maddalena Perri mette in luce il rischio di “omertà” o indifferenza interna, dove la vittima si sente abbandonata proprio dalla struttura per cui lavora da oltre vent’anni.
- Il danno professionale: un’aggressione di questo tipo destabilizza l’intera équipe, come dimostrato dalla reazione dell’infermiere di triage, rendendo l’ambiente di cura insicuro per gli operatori e, di riflesso, per i pazienti.
Mentre i Carabinieri di Ivrea procedono con gli accertamenti, resta il grido di una lavoratrice che chiede non solo giustizia legale, ma il riconoscimento della propria dignità professionale all’interno delle mura ospedaliere.
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