Questa mattina al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’ospedale Sant’Andrea di Roma si è verificata una grave aggressione ai danni del personale in turno. Secondo la denuncia del sindacato Confintesa Sanità, un paziente già noto per precedenti episodi violenti ha colpito più membri dell’équipe: la responsabile del reparto è stata schiaffeggiata, un medico ha riportato la frattura del labbro e due infermieri sono stati presi a pugni. Sul posto sono intervenuti gli agenti dei commissariati Ponte Milvio e Flaminio.
Il paziente, recentemente dimesso e trasferito in una clinica da cui era stato riallontanato dopo aver aggredito un operatore, è stato ricondotto al Sant’Andrea. Il sindacato parla di «disastro annunciato», contestando la presenza in reparto di persone con storie di violenza senza adeguati percorsi protetti e collocazioni a lungo termine.
Dispositivi di allarme non funzionanti
Confintesa Sanità denuncia inoltre il malfunzionamento dei dispositivi di sicurezza in dotazione al personale: gli orologi con pulsante anti-aggressione non avrebbero funzionato. La giustificazione aziendale, secondo cui l’ubicazione del reparto al terzo piano seminterrato provocherebbe problemi di copertura delle reti, è stata definita inaccettabile dal sindacato, che parla di una scarsa tutela della sicurezza dei lavoratori.
Il quadro descritto mette in luce due problemi collegati: criticità tecniche legate ai sistemi di comunicazione e organizzazione, e lacune nella rete territoriale per la salute mentale che costringono gli Spdc a gestire pazienti cronici e potenzialmente pericolosi per periodi prolungati.
La responsabilità della rete territoriale
Confintesa richiama l’attenzione sul sovraccarico delle strutture d’emergenza psichiatrica, nate per gestire acuzie ma entrate sempre più nel ruolo di «parcheggio» per persone che necessitano di trattamenti di lungo termine o strutture protette. Questo sovraccarico, sostiene il sindacato, rende gli ambienti di cura più rischiosi per il personale e meno adeguati ai bisogni dei pazienti.
Le rappresentanze sindacali hanno già contattato la direzione generale dell’azienda, chiedendo il «ricollocamento immediato del paziente in una struttura idonea» e il «ripristino istantaneo di sistemi di allarme funzionanti al 100%». È stata inoltre preannunciata la possibilità di uno stato di agitazione se non arriveranno risposte concrete e tempestive.
Cosa serve subito: misure pratiche
Per ridurre il rischio di nuovi episodi e tutelare personale e pazienti, oltre alle verifiche tecniche immediate sui sistemi di allarme, è opportuno mettere in campo misure concrete e coordinate:
- verifica e ripristino immediato dei dispositivi di allarme e delle infrastrutture di rete; testing periodico obbligatorio.
- valutazione dei percorsi di accesso e uscita, e implementazione di procedure di evacuazione e intervento rapido con polizia e sicurezza interna.
- revisione delle cartelle cliniche e del piano terapeutico del paziente, con valutazione multidisciplinare per la ricollocazione in struttura idonea.
- potenziamento della collaborazione con i servizi territoriali di salute mentale per creare percorsi alternativi alla degenza ripetuta in SPDC.
- formazione specifica per il personale su de-escalation, gestione delle crisi e uso corretto dei dispositivi salvavita.
- audit esterno indipendente per valutare la sicurezza del reparto e le responsabilità organizzative.
Perché questo episodio non è solo cronaca
L’aggressione al Sant’Andrea evidenzia una questione più ampia: la tenuta dei servizi di salute mentale sul territorio e la capacità delle strutture ospedaliere di proteggere chi lavora al loro interno. Proteggere medici e infermieri non è solo una questione di tecnologia ma di programmare risposte integrate, investire nelle reti territoriali e adottare protocolli chiari che evitino il ripetersi di situazioni a rischio.
La direzione aziendale è stata contattata dal sindacato; resta ora da capire quali azioni concrete saranno messe in campo. Intanto il personale ferito è stato soccorso e la vicenda resta al centro della mobilitazione sindacali.
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