Nella gestione del paziente oncologico, l’accesso vascolare non è un semplice dettaglio tecnico, ma una vera e propria ancora di salvezza. Eppure, le infezioni catetere-correlate restano una delle insidie più temibili. Secondo Alessio Piredda, coordinatore del team accessi vascolari dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), la soluzione non sta nell’inventare nuove procedure, ma nell’applicare in modo rigoroso e simultaneo un modello integrato.
Il paziente al centro: vulnerabilità e precisione.
Il punto di partenza è la fragilità del paziente oncologico. L’immunodepressione e lo stato protrombotico rendono ogni inserimento un potenziale rischio. Per questo, la scelta del dispositivo non può essere solo tecnica: deve essere una decisione clinica condivisa tra oncologi, infermieri e case manager.
Un pilastro insindacabile del modello è l’uso dell’ecoguida in real-time. Pungere “a vista” non è più accettabile: l’ecografia permette di preservare il patrimonio venoso e ridurre drasticamente le complicanze immediate. “Una vena meno stressata è una vena che si ammala meno”, sintetizza efficacemente Piredda.
La cassetta degli attrezzi: prevenire senza “inventare”.
La prevenzione efficace passa per l’adozione sistematica dei cosiddetti bundle (come quelli suggeriti dal GAVeCeLT). Lo IEO punta su tecnologie che blindano il sistema:
- Needle Free Connector: valvole a pressione neutrale che impediscono il reflusso di sangue, evitando ostruzioni.
- Port Protector: tappini a rilascio di alcool isopropilico al 2% che garantiscono la disinfezione continua dell’hub, eliminando la necessità dello strofinamento manuale prima di ogni accesso.
- Sistemi di fissaggio definitivo: riducono i micro-movimenti del catetere, che sono spesso la porta d’ingresso per i batteri che “si arrampicano” lungo le pareti del dispositivo.
- Medicazioni con clorexidina: barriere attive da monitorare e sostituire regolarmente ogni 7-8 giorni.
Il valore dei dati: il database dedicato.
Non si può migliorare ciò che non si misura. Lo IEO utilizza un database dedicato per tracciare ogni singolo catetere. Questo strumento permette due cose fondamentali:
- Monitoraggio in tempo reale: intercettare l’infezione ai primi segnali.
- Analisi retrospettiva: studiare i dati per capire dove il sistema ha fallito e correggere il tiro.
Igiene e Formazione: i “soliti ignoti” della prevenzione.
In un mondo di alta tecnologia, le mani restano il primo veicolo di infezione. Il modello IEO ribadisce che senza una igiene delle mani impeccabile, ogni dispositivo avanzato perde efficacia. Inoltre, a causa dell’alto turnover del personale, la formazione non può essere un evento isolato: servono retraining periodici per creare una cultura professionale comune. La sicurezza del paziente non ammette “salti” procedurali o scorciatoie.
Un approccio a 360°.
In conclusione, l’esperienza dello IEO insegna che la battaglia contro le infezioni si vince solo se tutti gli elementi — dalla scelta del device al monitoraggio post-impianto — vengono attivati contemporaneamente. Non esistono interventi parziali: o il modello è strutturato, o è insufficiente.
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