La Festa della Repubblica non è solo una celebrazione di parate e bandiere, ma il compleanno dei diritti civili e sociali del nostro Paese. Per gli infermieri italiani, il 2 giugno riveste un significato storico e valoriale profondo: la nascita della Repubblica nel 1946 ha gettato le basi per la trasformazione di una professione che, da vocazionale e assistenziale, è diventata un pilastro insostituibile della salute pubblica e della democrazia.
Il legame tra la professione infermieristica e la Repubblica si fonda su tre tappe storiche e costituzionali fondamentali.
1. L’Articolo 32 della Costituzione: il mandato della professione.
La nascita della Repubblica ha portato alla redazione della Carta Costituzionale. L’Articolo 32 recita:
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”
Questo articolo rappresenta il vero “mandato sociale” dell’infermiere moderno. Con il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, la salute smette di essere un lusso o un atto di beneficenza e diventa un diritto universale. Gli infermieri, da quel momento, non sono più semplici esecutori di pratiche caritatevoli, ma i garanti quotidiani di quel diritto costituzionale, ovunque ci sia bisogno di cura.
2. Il suffragio universale e l’emancipazione femminile.
Il 2 giugno 1946 è la data del primo voto politico delle donne in Italia. Storicamente, la professione infermieristica nel nostro Paese ha avuto (e ha tuttora) una fortissima componente femminile.
L’emancipazione civile legata alla nascita della Repubblica ha camminato di pari passo con l’emancipazione professionale delle infermiere. La conquista del diritto di voto ha segnato l’inizio di un lungo percorso di riconoscimento giuridico, economico e culturale per migliaia di donne che, negli ospedali e sul territorio, stavano costruendo il moderno sistema assistenziale italiano.
3. Dalle “madrine” al Servizio Sanitario Nazionale.
Il percorso repubblicano ha trovato la sua massima espressione sanitaria nel 1978, con la Legge 833 e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Se la Repubblica ha scelto di essere universalistica, equa e solidale, lo ha fatto appoggiandosi sulle gambe degli infermieri. Nel corso dei decenni repubblicani, la professione ha vissuto una vera rivoluzione:
- L’abolizione del mansionario.
- L’ingresso a pieno titolo nell’università (con i percorsi di Laurea, Master e Laurea Magistrale).
- Il riconoscimento dell’autonomia professionale.
Ogni traguardo normativo della professione ha rispecchiato la crescita democratica e civile della Repubblica stessa.
Gli infermieri sul Quirinale: il simbolo del 2020.
Se c’è un’immagine contemporanea che sigilla questo legame storico, è quella del 2 giugno 2020. In piena emergenza della prima ondata di Covid-19, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella scelse di celebrare la Festa della Repubblica a Codogno, e una delegazione di infermieri e medici fu invitata al Quirinale.
In quell’occasione, la Repubblica non ha solo ringraziato una categoria, ma ha riconosciuto gli infermieri come “eroi del quotidiano e custodi della coesione sociale”, ricordando al Paese che senza il lavoro quotidiano di chi assiste, i diritti scritti nella Costituzione rimarrebbero soltanto splendide parole sulla carta.
Buona Festa della Repubblica a tutti i cittadini, e in particolare a chi, anche questo 2 giugno, sarà in turno per garantire il diritto alla salute.
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