L'AADI non aderisce allo sciopero degli Infermieri: ecco perché!

Sciopero Nazionale Infermieri: per l'AADI è inutile!

Non intendo scrivere questo mio contributo sulla carta intestata dell’Associazione Avvocatura di Diritto Infermieristico, perché ogni socio A.A.D.I. è libero di aderire o meno allo sciopero, però mi sono chiesto il perché si sciopera.

Gli infermieri sono stanchi di percepire le briciole che cadono dal tavolo del Governo e sono stanchi di vedere sempre e solo la classe medica privilegiata e coccolata dai politici e dal ministero della salute; ad esempio, l’ultima trovata inserita nel bilancio dello Stato 2018 che ha elargito oltre 400 milioni di euro esclusivamente ai medici, dimenticandosi di chi la notte resta sveglio, mentre il medico dorme sotto le coperte della sua stanza isolata dal resto della realtà ospedaliera.

Spinti da questo impeto carico di delusione e rabbia, è facile proclamare: “facciamo sciopero”.

Devo e voglio capire il senso di questo sciopero perché non voglio essere strumentalizzato dai sindacati che lo hanno indetto e non voglio riversare inutilment la mia rabbia sulle strade.

Lo sciopero sarà utile a farci ottenere più soldi?

No! Ed il perché è molto semplice.

Il nostro sistema retributivo, così come è strutturato nel nostro contratto, si basa su una piramide gerarchica ascendente dove alla base è collocata la categoria meno pagata (diciamo la B, dato che la categoria A è stata eliminata di fatto) fino ad arrivare all’apice, cioè alla categoria Ds.

Nel mezzo ci siamo noi, la categoria D, subito dopo la C (perlopiù costituta dal personale tecnico-ausiliario).

Se si decide di stanziare un aumento di 100 euro alla categoria D, automaticamente, secondo il sistema proporzionale che non è assolutamente possibile derogare, si dovranno elargire 120 euro alla categoria Ds, 80 euro alla categoria C, 60 euro alla categoria Bs ed infine, 40 euro alla B.

Non ci sono argomentazioni contrarie che tengano, è così!

Se avete qualche dubbio, vi consiglio di leggere l’allegato 1, che segue l’art. 52 del C.C.N.L. Comparto Sanità 20 settembre 2001, denominato “Declaratorie delle categorie profili”, ovvero la vecchia declaratoria delle qualifiche funzionali.

Ebbene, le tabelle retributive seguono questo ordine tassativo.

Quindi lo sciopero, se porterà frutto (eventualità su cui nutro seri dubbi, spiegandovi il perché), aumenterà l’offerta retributiva non agli infermieri direttamente, ma indirettamente, ovvero aumenterà il valore retributivo di tutta la categoria D: fisioterapisti, ortottisti, tecnici di laboratorio e di radiologia e di neurofisiopatologia e ortopedici e perfusionisti cardiovascolari, dietiste, assistenti sanitari, podologi, igienisti dentali, odontotecnici, ottici, tecnici audiometristi, tecnici audioprotesisti, logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, tecnici dell’educazione e riabilitazione psichiatrica e psicosociale, terapisti occupazionali, massaggiatori non vedenti, educatori professionali, personale di vigilanza ed ispezione e tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

Sono stati invitati a partecipare allo sciopero, visto che anche loro beneficerebbero dello stesso aumento che, si spera, diano agli infermieri?

Inoltre, automaticamente, se daranno qualcosa in più alla categoria D, ce ne sarà anche per la categoria C e cioè per tutto il personale tecnico, per gli assistenti tecnici e tecnico-scientifico, per i programmatori, per gli assistenti amministrativi.

E quindi anche un po’ di soldi per la categoria Bs ovvero per le puericultrici, per gli operatori tecnici specializzati, per gli operatori socio-sanitari, per i coadiutori amministrativi esperti, per i conduttori di caldaie a vapore, per i cuochi, per gli elettricisti e gli idraulici impiantisti manutentori e per l’autista di ambulanza.

Anche la categoria B dovrà parimenti prendere qualcosa: gli ausiliari specializzati, i commessi, i centralinisti, i custodi, i portieri, i messi (distribuzione della corrispondenza, riproduzione e trasporto di fascicoli, documenti, materiale e oggetti vari di ufficio), gli operatori tecnici addetti all’assistenza e i coadiutori amministrativi.

Lo sciopero degli infermieri, se avrà successo, porterà soldi e benefici a tutti questi mestieri e professioni: ci avete pensato?

La riflessione su questa eventualità mi porta a chiedere: non sarebbe stato più proficuo indire uno sciopero e organizzare un gran casino per chiedere l’uscita delle professioni sanitarie da questo contratto, che relega anche le professioni laureate in un calderone di mestieranti?

Che cosa ha in comune, una qualifica iscritta ad un ordine professionale con i cuochi?

Vi rendete conto che siamo trattati da operai perché stiamo con gli operai?

Non ci daranno mai una retribuzione adeguata alla nostra importanza, ai nostri sacrifici, mai!

Il motivo è semplice: l’infermiere quanto merita?

Duemila euro al mese? Duemilacinquecento?

Ed allora il cuoco ne avrà duemila e così anche il custode e il portinaio, nonostante questi non rischino la reclusione come noi infermieri.

E siccome un portinaio non verrà mai pagato con duemila euro al mese, è logico e naturale che all’infermiere, in caso di aumento salariale, andranno pochi spicci, quel poco che possa giustificare l’aumento di stipendio del portinaio.

I medici, che sono più furbi di noi, l’hanno capito e hanno ottenuto un contratto a parte, che non è legato ad altri mestieri.

Quindi, riformulo la domanda: ma questo sciopero, per cosa si fa?

Mauro Di Fresco, presidente AADI - Associazione Avvocatura Diritto Infermieristico

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