Un esponente di Nursing Up spiega il perché della modifica unilaterale del Contratto Sanità da parte di Aran.

Contratto Infermieri: perché l'Aran lo ha modificato a suo piacimento?

Per non correre il rischio di perdersi all’interno delle numerose notizie che si sono susseguite in questi ultimi giorni, forse è il caso di fare un breve punto della situazione. Dopo nove anni trascorsi nell’attesa di un rinnovo contrattuale che non si è voluto politicamente concretizzare, anche noi infermieri, caduti nostro malgrado nel calderone del comparto della pubblica amministrazione, sembrava fossimo giunti al termine di un lungo e faticoso percorso. Sicuramente dopo tanti anni, c’era stato il tempo per pensare ad un testo ed ad un contenuto all’altezza dei tempi e delle aspettative. 
Purtroppo non è stato così. Seguendo un iter “fluido e diversificato” (chi mi conosce sa perché utilizzo questi due termini, come un mantra) ci siamo ritrovati a confrontarci con un testo ambiguo e stracolmo di elementi negativi per la nostra professione. I sindacati che posseggono la rappresentanza dei lavoratori in via maggioritaria, stabilirono tout court che quel testo andava bene, andava accettato e firmarono la pre-intesa nonostante i sindacati di categoria, facessero emergere non semplici refusi o inesattezze, ma problematiche sostanziali di merito.
 
La pre-intesa firmata, abbiamo saputo pochi giorni fa, non è uscita dalla stesse stanze nelle quali è stata firmata, ferma a decantare come se fosse un prezioso distillato. Qualcosa in questi giorni deve essere accaduto, qualcosa di strano. Qualcuno si è preso la briga di andare a rivedere quel testo, qualcuno che lo aveva firmato ovviamente, perché dopo oltre un mese improvvisamente ha notato qualcosa che non lo convinceva sino in fondo. Appare strano come comportamento, perché chi ha esperienza contrattuale da oltre mezzo secolo, un testo è capace di ascoltarlo e interpretarlo immediatamente, non ha bisogno di mediatori o di riflessioni. Fatto ancora più sorprendente la Corte dei Conti ha bocciato il testo che precede il nostro, non nel merito della parte economica, ma nel merito dei contenuti.
In poche parole è come se la Corte dei Conti avesse detto all’ARAN “non sei capace di scrivere i contratti, qua si capisce poco o niente e te lo respingo”.
Converrete che stanno accadendo cose strane nel nostro Paese. Ecco allora che qualcuno corre a modificare il testo del nostro contratto in ben 34 punti, senza avere la buona creanza di avvisare tutte le parti in campo, così solitamente agisce il potere poco illuminato nel momento in cui si trasforma in sostanziale protervia. Vorrebbero trasformare in loro merito ciò che è stata apparente miopia, ma altro non è stato, se non lucida determinazione nel pensare che sarebbero stati capaci di farci digerire tutto, tanto siamo sostanzialmente teste vuote facili da riempire con qualsiasi proclama.
 
Ma proprio così questa volta non è stato, hanno commesso un errore di arrogante presunzione.  Il connubio o se preferite la connivenza fra potere politico e potere sindacale non si è potuto suggellare fra le acclamazioni della folla, la folla si è fatta sentire per dar loro vergogna, ma dato che non siamo di fronte a degli sprovveduti, deve essere successo anche qualcosa d’altro. Non sono soggetti che si spaventano davanti a qualche bandiera sventolante, che non sia dei colori per loro riconoscibili, ci deve essere un altro elemento in grado di scuoterli da dentro, per farli agire nell’oscurità, perché trattasi di qualcosa che non può essere agito alla luce del sole. Se è lecito portare a livello nazionale ciò che sta avvenendo a livello locale, in tanti, dei loro iscritti e nostri colleghi, stanno inviando la revoca dell’addebito in busta paga del loro compenso, stanno perdendo soldi, per loro molto più importanti del consenso, motivo per il quale è lecito agire nel modo col quale stanno agendo, subdoli, opachi, senza la genuina dignità di chi possiede un ruolo di rappresentanza e di tutela.
 
Ma chi ancora può credere alla buona fede di chi agisce in questo modo pur di non confrontarsi faccia a faccia, apertamente, con chi confuta le loro posizioni? Come si può pensare di continuare ad avere fiducia in persone che preferiscono comportamenti di questo tipo piuttosto che il confronto aperto sulle idee e sulle proprie posizioni? Probabilmente idee e posizioni non esistono più, esistono gli accordi sottobanco, quel parlottarsi all’orecchio quando è palese il voler nascondere qualcosa che altri non devono sapere. 
 
Quanto dovevamo sapere lo abbiamo saputo, per fortuna, da quelle organizzazioni che hanno deciso di rappresentare un’unica categoria professionale, la nostra, dicendoci a cosa stiamo andando incontro con l’eventuale firma ed accettazione di questo scellerato contratto. Sappiamo che state tentando di metterci una pezza, supponete ancora una volta di riuscire a farlo facendolo passare come un vostro merito e conseguente demerito delle parti che non volete riconoscere come soggetti contrattuali.
 
Non so per quanto gli infermieri italiani siano ancora disposti a farsi prendere per il naso, ma mi auguro che in tanti alle prossime elezioni RSU  sappiano comunicare democraticamente il loro BASTA COSI’!
 
Dario Porcaro, Infermiere e Candidato Nursing UP Rimini
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Redazione
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