Infermieri attenti ai gruppi WhatsApp di reparto!

Coordinatori Infermieri chiudono gruppi WhatsApp di reparto perché illegali!

Ormai WhatsApp è entrato nel nostro quotidiano e questo è inconfutabile, ma che addirittura venga usato per impartire un ordine di servizio agli infermieri ci lascia perplessi. La cosa ci è sembrata illegale, tant'è che molti Coordinatori Infermieristici hanno deciso di chiudere i gruppi di reparto.

Il fatto contestato è accaduto in un importante Policlinico Universitario Romano, dove la Coordinatrice ha comunicato in via amichevole all’infermiere, la possibilità che l’indomani avrebbe dovuto cambiare il turno dalla mattina al pomeriggio.

Il collega prontamente, sempre via WhatsApp, ha fatto presente che era impossibilitato ad eventuale cambio orario di servizio a causa di impegni famigliari.

L’indomani, l’interessato si è presentato in servizio con il turno di mattina, apprendendo che, comunque, il turno pomeridiano era stato assegnato ad un altro collega del pool di sostituzione.

Dopo un mese, da quanto accaduto, il mal capitato infermiere riceve una contestazione disciplinare. Quest’ultima mette a nota un comportamento negligente del nostro collega per non aver ottemperato ad un ordine di servizio, estromettendo dalla stessa la modalità con cui era stato posto la richiesta di variazione del turno.

Va da se che non viene citato che l’ordine di servizio è avvenuto non con mezzi di comunicazione ufficiali, come la mail aziendale o un ordine di servizio scritto, ma con un amichevole “messaggino” WhatsApp.

Il nostro collega alquanto sbalordito, si è difeso affermando di non aver ricevuto nessun ordine di servizio nei modi idonei e ufficiali, ma solamente un amichevole messaggio di WhatsApp, oltre tutto la modifica del turno non rispetta la normativa contrattuale.

Trascorso un altro mese l’infermiere riceve una raccomandata dall’UPD, la quale lo mette a conoscenza che il Datore di Lavoro gli ha inflitto una sanzione disciplinare.

Il fatto è avvenuto a Dicembre 2017 ed è contestuale al momento in cui il Parlamento emanava il Decreto per la nascita dell’Ordine degli Infermieri, riconoscendoci come Professione intellettuale al pari di quella del Medico.

Siamo quindi dei professionisti della salute quanto la più storica professione in ambito sanitario come quella medica.

Riflettendo ad alta voce ci viene spontaneo dire, un ente alle soglie dell’eccellenza in ambito della cura della salute, deve stabilire quali sono i mezzi di comunicazione da/per il suo personale, al fine di evitare fraintendimenti. La comunicazione ha degli assiomi ben definiti, i quali assumono una valenza notevole in ambiti complessi, come quello lavorativo.

Il Coina ormai da anni denuncia questo trattamento umiliante verso gli infermieri, dove il Professionista Sanitario, oltre a dover svolgere spesso mansioni inferiori in mancanza di OSS, subisce continui ordini di servizio al limite della decenza e adesso addirittura per mezzo di WhatsApp.

Ci chiedono spesso chiarimenti per quanto riguarda l’utilizzo di gruppi WhatsApp di reparto. I quali sono mezzi utilizzati in modo indiscriminato da tutti, coordinatori inclusi e comunque ci viene comunicato di tutto o imposto di tutto.

La nostra risposta può solo essere alla luce di quanto accade ed è accaduto al collega di cancellarsi da tutti i gruppi WhatsApp di reparto.

Quando la realtà supera l’immaginazione, ci sono stati segnalati anche alcuni casi dove hanno richiamato in servizio degli infermieri con un semplice messaggio WhatsApp, senza avere una risposta di conferma, considerando la doppia spunta verde sulla chat come convalida. In questi casi non è scattata nessuna contestazione disciplinare ma il rischio a nostro avviso è molto alto.

Quindi solo leggerli è indice di presa conoscenza di un ordine di servizio?

Con questa metodica, che sta prendendo sempre più piede nelle nostre realtà, l’infermiere o il professionista in genere, vive in una sorta di grande fratello sempre connesso e sempre a disposizione, impedendo spesso di vivere e pianificare la propria vita privata.

Il lavoratore può e deve scegliere se lasciare, a disposizione dell’amministrazione o caposala, il proprio numero di cellulare e quale utilizzo venga fatto dello stesso per non essere reperibile a vita.

Fonte: CoinaNews.it

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Redazione
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