Lavorare ad ogni costo: senza diritti, senza un'equa retribuzione, senza assicurazione. L'inchiesta di assocarenews.it nel mondo del lavoro sommerso

Infermieri e lavoro nero: storie di retribuzione a qualunque costo

Infermieri e lavoro nero

Qualsiasi crisi del mercato del lavoro genera un aumento del "lavoro a nero". Questo fenomeno si manifesta per ovvi motivi: la minor disponibilità di possibilità lavorative induce i lavoratori disoccupati ad accettare incarichi a nero pur di guadagnare.

Senza un contratto, senza un'assicurazione, senza possibilità di rivendicare diritti e senza contributi.

Tutto per arrivare alla fine del mese.

L'ambito sanitario non è indenne da tutto questo. Secondo le stime Istat infatti, nell'ambito dell'assistenza alla persona sono stimabili 300mila lavoratori a nero.

Partendo da questa fotografia sociale ci siamo impegnati a condurre un'inchiesta giornalistica sul mondo del lavoro sommerso ed iniziamo da tre storie, diverse fra loro ma unite da un comune denominatore: la necessità di una retribuzione, a qualunque costo.

Claudio, assistenza domiciliare senza fattura

Sono infermiere da 4 anni senza che sia ancora riuscito ad entrare in qualche concorso. Provo tutti quelli che posso. Entrare in ospedale rappresenta l'unica opportunità decente: nella mia zona le strutture sono poche e già prenotate per generazioni dai soliti amici di amici.

Purtroppo quando stavo per laurearmi nel 2013 mio padre è rimasto senza lavoro. Ho una sorella all'università e un fratello alle superiori, mia madre tiene la casa e cerco di aiutare come posso. Nella mia zona sono l'unico infermiere che ti viene a casa a qualunque ora anche sabato e domenica e si sono affezionati. Metto flebo, faccio punture, qualche medicazione a qualche contadino che si fa male. Pochi euro ogni giorno, dai 30 agli 80 quando va bene, di benzina faccio il pieno ogni due/tre giorni. I materiali li mettono loro a meno che non siano troppo anziani allora gli porto lo scontrino della farmacia. Il futuro? Per ora penso al presente. C'è chi ha la fortuna di scegliere ma io devo pensare a casa. Tutti hanno trovato dei lavoretti, tiriamo avanti mese dopo mese. Il futuro può aspettare.

 

Luca, infermiere di chirurgia che arrotonda per i figli

Mi chiamo Luca, sono dipendente pubblico da più di quindici anni. Due anni fa ho divorziato, dovendo lasciare casa di cui pago il mutuo a metà. Ho un bambino di 6 anni e una bambina di 8, rimasti a casa con la madre. Li vedo ogni due settimane. Oltre al mezzo mutuo e gli alimenti devo pagare anche il mio affitto. Vivo in una camera, in un appartamento carino ma a metà con un ragazzo che studia legge. Poi ci metti le bollette, la macchina, la benzina. Una pizza in compagnia ogni tanto. Sembra anche a me assurdo ma 1700 euro al mese non mi bastano ed è facile da capire perchè.

Da infermiere lavoro in chirurgia ortopedica, in mezzo alle decine di fratture degli anziani e qualche incidente in motorino. Sono per natura disponibile e piaccio alle pazienti. Per questo appena mi chiedono informazioni per continuare la medicazione della ferita chirurgica mi offro sempre, di nascosto. Prendo solo 15 euro a medicazione, 20 se devo togliere i punti chirurgici. Mi vergogno a chiedere di più, oltretutto senza ricevuta. Lo devo fare per arrotondare. Non ci sono solo le spese: quando vedo i miei bambini non li posso portare in appartamento da me ed allora li porto a mangiare qualcosa o al cinema o gli invento che devo arrivare a fare qualche compera. Loro sono la mia vita. Poi ci sono i compleanni, Natale, Pasqua, lo zaino ad inizio scuola, l'album dei calciatori.. Per fortuna la madre ha di famiglia una casa al mare e mi permette di raggiungerli lì. La notte non sempre dormo. Mangio a mensa tutti i giorni, anche quando sono di libero, per risparmiare.

Non mi sento in colpa per i lavoretti a nero, lo faccio per i miei figli.

 

Giulia, part time regolare e il resto delle ore a nero!

Ho lavorato per quasi un anno presso una residenza sanitaria tramite una cooperativa che aveva ottenuto l'appalto. Nonostante al colloquio si fosse parlato di 38 ore settimanali, alla firma del contratto erano indicate soltanto 24 ore su turno giornalieri. Chiesi spiegazioni e mi dissero che avrei lavorato 24 ore e se ci fosse stata necessità avrebbero chiesto ore in straordinario.

Lavorando però mi sono resa conto che eravamo tutti part time ma che in realtà facevamo moltissime ore in più. Oltretutto da orario facevamo anche il turno di notte. Chiesi in confidenza alla collega più anziana e mi disse che lo stipendio arrivava regolare ma che non erano pagate straordinario ma sempre la stessa cifra oraria. Mi fidai e al 10 del mese successivo mi erano arrivate soltanto 700 euro. Chiesi appuntamento in direzione e mi dissero che le restanti me le avrebbero date a mano perchè ormai a livello amministrativo era impossibile impostare un nuovo bonifico, che non sarebbero tornate le registrazioni contabili. Titubante ma accettai. Al secondo mese sempre 700 euro. Andai a parlare e mi iniziarono a dire la stessa storia. Stavolta però con toni scocciati e concludendo con un polemico "non puoi venire tutti i mesi però!". Chiesi allora ad un altro collega che mi disse che con lui anche facevano sempre così ogni mese.

Capii che era un sistema studiato e decisi di licenziarmi. Nel frattempo però volevo trovarmi una nuova struttura e ci ho messo molti mesi. Ma appena ho potuto me la sono filata, di corsa!

Non dico che ho fatto bene ma è una situazione in cui mi sono trovata senza volere. Sapevo di rischiare una multa ma era meglio che rimanere senza occupazione.

 

 

Queste tre storie ci raccontano soltanto alcuni degli aspetti del mondo sommerso del lavoro infermieristico. L'inchiesta non termina qui, seguitela su assocarenews.it

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Dott. Marco Tapinassi
Author: Dott. Marco TapinassiWebsite: http://www.assocarenews.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Vice-Direttore. Infermiere, webwriter, attentatore di biscotti. Esperto nella gestione di pazienti con Alzheimer e Demenze. Immagina l'informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.
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