Giovane infermiera dice basta!

Giovane infermiera delusa: lascio l'Italia e cambio lavoro!

Raccogliamo le parole di una giovane infermiera romana che dopo due anni passati tra RSA e libera professione ha deciso di mollare la professione e di emigrare oltre i confini in cerca di fortuna.

Elena è soltanto un nome ed un volto che ci racconta di una storia purtroppo molto diffusa. Ha abbracciato l'infermieristica dopo un anno di fisioterapia dove "le mancava qualcosa" ed ha passato tre anni di corso di laurea innamorandosi sempre più della professione.

Laureatasi ad aprile 2016 è iniziato però il momento di entrare nel mondo del lavoro e qui qualcosa forse si è rotto.

Elena come è iniziata la tua avventura come infermiera abilitata, laureata e iscritta all'albo?

Come tutti quelli che conosco: portando curriculum ovunque. Sono esperienze belle dove veramente senti di vivere qualcosa che prima e dopo di noi non saranno vissute. Roma e dintorni offrono una quantità mostruosa di strutture di varia natura, penso di aver portato ed inviato più di 300 CV, e mi sono limitata escludendo alcune aree!

Fino a quando non sei stata chiamata per un colloquio. Eri emozionata? Come è stato?

Dopo poche settimane fortunatamente sono stata chiamata. Ho avuto fortuna ma laureandomi ad Aprile sono riuscita a rientrare nelle assunzioni per la sostituzione ferie di una RSA, ricordo fino al 15 settembre. Al colloquio ero piuttosto nervosa ma credevo in me e nella mia assunzione, non so perchè!

In questi due anni quanto e dove hai lavorato?

Ho avuto diverse esperienze. Oltre a quella RSA, in cui non mi hanno rinnovata, ho passato altri 9 mesi (6 e 3 mesi) in altre due strutture simili. Poi ho deciso per la libera professione ma a Roma è un mondo talmente saturo e tendente alla bassa qualità che scoraggerebbe chiunque. Da tutte queste esperienze ne sono uscita complessivamente molto delusa.

Delusa da cosa nello specifico?

Delusa dalla scarsa attenzione alle persone, dalla grande potenzialità sprecata che ogni infermiere avrebbe. Uso il condizionale perchè passiamo il tempo a distribuire pasticche, aiutare Oss e mettere su medicazioni e cateteri. Non è questa la professione che mi aspettavo e che mi avevano insegnato all'Università. Non voglio passare la mia vita a eseguire cose da fare, troppo presa per ragionare su cosa sto facendo. E quando ne abbiamo il tempo, la maggior parte dei colleghi che ho potuto conoscere non lo facevano ugualmente!

Come hai maturato la decisione di smettere di fare l'infermiera? 

Detta così sembra esagerata ma davvero l'ho maturata guardando negli occhi una signora anziana da cui sono andata a domicilio. In realtà ho fatto la somma di molti pensieri ed emozioni che ho avuto nel tempo. Ma lì ho capito che non era più per me questo lavoro e che la mia passione era per la vera infermieristica, non per quello che stavo facendo.

E' stato doloroso?

Strano, non proprio doloroso. Mi sono sentita come devono essersi sentiti i soldati quando hanno appreso che la guerra era finita. Tutto quello in cui si erano impegnati erano finiti e volevano solo tornare a casa, passando accanto ai nemici ma non riconoscendoli come tali. Anche io voglio tornare a casa, nella mia casa interiore.

Una bellissima immagine. Dove pensi possa essere la tua casa?

Parto il 15 giugno per l'Australia, dove mio cugino ha preso in gestione un ristorante. Lui è lì da cinque anni spero mi possa aiutare. Lo so che è dura, ma in questo paese tutto sa di muffa e quel che è pulito e nuovo rimane comunque intrappolato dalla lentezza di questa terra. Che amo, solo che a volte non ama me.

Complimenti ad Elena per il coraggio e per le commoventi parole, a tratti poetiche.

In bocca al lupo per la tua esperienza dall'altra parte del mondo.

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Dott. Marco Tapinassi
Author: Dott. Marco TapinassiWebsite: http://www.assocarenews.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Vice-Direttore. Infermiere, webwriter, attentatore di biscotti. Esperto nella gestione di pazienti con Alzheimer e Demenze. Immagina l'informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.
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