Giovani infermieri sempre più sfruttati!

Infermieri e lavoro interinale: l'incubo dei giovani colleghi.

Esperienze da incubo.

Il ricorso agli infermieri interinali da parte del settore pubblico è una di quelle poche realtà che unisce il nostro Servizio Sanitario Nazionale da Nord a Sud, con poche Aziende Sanitarie escluse. Questa tipologia di assunzione coinvolge tipicamente giovani infermieri e permette l’accesso a patrimoni esperienziali anche molto specialistici, difficilmente accessibili se impiegati in servizi sanitari privati. Purtroppo però non sempre questa esperienza riesce ad esprimersi nei suoi aspetti migliori ed il passo con il diventare una realtà traumatica per il collega coinvolto è veramente breve.

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Questa è l’esperienza di Andrea, collega neolaureato mandato allo sbaraglio in un importante servizio ospedaliero italiano.

Dalla tesi al primo contratto: come hai vissuto l’opportunità di lavorare in ospedale anche se assunto interinale?

Ho vissuto la mia esperienza con un misto di sensazioni ed emozioni molto contrastanti fra di loro: ero terrorizzato e fiero… Molto ingenuamente, ero contento di essere stato assunto proprio lì, avevo la possibilità di poter girare e vedere varie realtà, ma al tempo stesso la notte non dormivo. Nel complesso l’ho vissuto come un momento chiave della mia carriera.

Hai percepito criteri di assegnazione a reparti in base all’esperienza del neoassunto e quanto affiancamento hai ricevuto?

Assolutamente no, purtroppo per quanto riguarda la mia esperienza, sono stato assegnato immediatamente ad un reparto di terapia intensiva/sub-intensiva con possibilità di sostituire colleghi mancanti. Affiancamento quasi nullo, con a volte colleghi che avevano pietà di me e mi davano dei suggerimenti. Come potete immaginare con la mia preparazione da neolaureato, non era assolutamente sufficiente, quindi rincorrevo i miei colleghi presenti per il reparto durante il turno in cerca di risposte alle mie tante, tantissime domande.

Il tuo reparto di assegnazione era fisso o ti è successo di essere spostato anche solo per un turno?

No, non era fisso, ero una specie di Jolly, servivo lì in area critica ma spesso venivo chiamato altrove, mi è capitato di dover andare spesso per un turno solo (per una notte ad esempio o un pomeriggio-mattina) in un reparto nuovo, mai visto in precedenza, per sostituire un collega mancante e lavorare a pieno regime molto spesso senza affiancamento.

I reparti a cui venivi assegnato erano almeno afferenti allo stesso dipartimento?

Non proprio, passavo spesso e volentieri da reparti di sub-intensiva a reparti di chirurgia a medicine- lungo degenze, per poi tornare magari in un reparto intensivo.

A tuo parere, vi erano gli estremi per valutare un rischio clinico alto?

No. Solamente i colleghi del turno di reparto mi rendevano conto della gravità della situazione, spesso mettendomi molta ansia durante il turno. I miei superiori come i dirigenti o i coordinatori infermieristici, erano spesso assenti e quando certe volte ho espresso le mie perplessità, hanno più volte sminuito le mie paure, dicendomi non è mai accaduto nulla a nessuno dei miei colleghi interinali e che ero uno dei pochi che si lamentava.

Come vivevi emotivamente queste criticità?

Cercavo di non mostrare le mie emozioni e affrontavo le situazioni con estrema razionalità, dovevo stare molto attento e concentrato a non commettere errori che potessero creare situazioni di pericolo per il paziente. Molte volte avevo l’ansia di essere chiamato in un reparto nuovo mentre ascoltavo le consegne del mio reparto o mentre ero in turno: dovevo abbandonare tutto quello che stavo facendo e andarmene. Ero molto spesso ansioso, soprattutto quando ho avuto la mia prima vera emergenza nel cuore della notte: il medico mi dava indicazioni su come preparare i farmaci e il defibrillatore. Non avendolo mai fatto prima, sbagliai varie volte le soluzioni, le dosi e le modalità. Non ero abbastanza rapido. Un collega della stanza accanto prese il mio posto velocemente ed io, con molta frustrazione, dopo il cessato pericolo, corsi in una parte nascosta del reparto e mi resi conto che stavo tremando di paura misto e provavo nausea. I colleghi intorno, cercarono di consolarmi per aver dato il possibile, nonostante la mia preparazione insufficiente. Non avrei mai pensato di dover affrontare tutto questo. E’ stato uno dei momenti più frustranti che ricordo, un senso di impotenza terribile, il peggiore della mia esperienza. 

Al termine del periodo di assunzione non hai rinnovato il contratto. A posteriori come valuti la tua esperienza?

Vi confesso che nonostante la pericolosità della mia prima esperienza lavorativa avrei voluto essere riassunto, conoscendo per sentito dire, di molte altre realtà precarie dei miei colleghi. Lavorare in un ospedale pubblico è un’isola felice in confronto al resto. Ma non ho riavuto l’opportunità, perché avendo a volte mostrato la mia umiltà e riferito la mia impreparazione in certi contesti, è bastato per far sì, che non venissi più chiamato probabilmente. Quindi avere una coscienza e seguire il proprio codice deontologico è motivo di non essere chiamati a lavoro? Si, crei molto fastidio ai tuoi superiori. Soprattutto se hanno bisogno molto velocemente che una persona senza fare troppe domande, sostituisca un collega assente (molto più esperto di te) per tappare le lacune del personale. Quindi tutto sommato, forse va bene così, meglio rientrarci attraverso un concorso pubblico, dove forse avrò più diritto di essere formato e più voce in capitolo. Tuttavia è stata un’esperienza molto formante e mi ha reso una persona più consapevole e preparata a situazioni critiche e difficili.

Ringraziamo Andrea per la testimonianza concessa.

 

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Redazione
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